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Dopo il tentativo di ricostruzione del profilo di Maria e del suo discepolato, ci possiamo finalmente chiedere quale posizione spetta alla Vergine nel discepolato del popolo cristiano. A questa domanda ci sembra di poter rispondere mediante una sintesi essenziale dell’insegnamento montfortano. Procederemo estrapolando dai suoi scritti alcune espressioni che ci aiutino a entrare nella esperienza e nel significato dell’affidamento di se stessi alla Vergine Maria, come risposta ai diritti materni di Lei, ottenuti da Cristo sotto la croce nei confronti dell’umanità intera, come sappiamo dal Vangelo di Giovanni. Il testo di riferimento è il Trattato della vera devozione.

Come nella generazione naturale e corporale c’è un padre e una madre, così nella generazione soprannaturale c’è un padre che è Dio e una madre che è Maria. Tutti i veri figli di Dio hanno Maria per madre”.Il Montfort parte da questo principio per affermare che sentire Maria vicino a sé come vera madre è un segno di grande maturità nella fede e di autenticità nella fede.

Una stessa madre non mette alla luce la testa senza le membra, né le membra senza la testa. Così, nell’ordine della grazia, il Corpo Mistico di Cristo non può che essere generato dalla stessa madre che ha dato alla luce il Capo del corpo”.Anche qui la logica è stringente: se Cristo è il Capo del suo Corpo e i cristiani sono il Corpo di Cristo, Capo e Corpo devono avere necessariamente la stessa madre. Da qui i diritti materni di Maria su ogni discepolo.Soltanto Maria ha trovato grazia presso Dio, senza l’aiuto di alcuna creatura”.Questa considerazione è di alto valore teologico e va spiegata in modo particolareggiato. Il Montfort vuole dire che Maria ha trovato grazia presso Dio in forza della sua predestinazione a essere Madre del Figlio. Tutti gli altri uomini e donne, invece, hanno trovato grazia nell’incontro col Figlio dato al mondo da Lei. Lei ha generato la grazia e l’ha data al mondo; ma Lei ha trovato grazia senza che alcuna creatura si fosse interposta. Tra noi e Cristo è materialmente impossibile eliminare la mediazione di Maria, per il semplice fatto che non avremmo Lui se non ci fosse Lei!  Maria è dunque il vero albero della vita, che porta il frutto capace di sanare le nazioni. Questo è l’argomento più importante per affermare che non è affatto esagerato definire Maria “Mediatrice di tutte le grazie”. Infatti tutte le grazie sono racchiuse nell’Umanità di Gesù (cfr. Col 2,9), che non esisterebbe se non l’avesse formato Lei nel suo grembo materno.

In via ordinaria, le nostre migliori azioni sono macchiate e corrotte dalle inclinazioni cattive che sono in noi”.E’ un dato di fede: il peccato originale ha prodotto nella nostra natura una serie di squilibri. Per questo, il Verbo eterno ha voluto nascere da una Donna concepita nella più assoluta immacolatezza, appunto l’Immacolata Concezione, come Lei stessa ha detto, a Lourdes, di chiamarsi. Il battesimo ci restituisce la grazia santificante, ma non ci risana d’un colpo. Occorre un lungo e difficile cammino fino alla morte e alla risurrezione, perché la creatura nuova possa nascere. Ma nel frattempo ogni opera è macchiata dai residui di male non ancora espulsi dalla nostra interiorità. A causa della nostra peccaminosità, abbiamo bisogno di un mediatore presso il Mediatore; in sostanza, Cristo colma la distanza esistente tra noi e Dio, mentre Maria colma la distanza che esiste tra noi e la santità di Gesù. Se per accostarci a Dio, abbiamo bisogno di Cristo, non possiamo presumere di non aver bisogno di nessuno per accostarci a Cristo. Il Montfort si esprime in questi termini per spiegare il concetto di mediatore presso il Mediatore:E’ forse abbastanza grande la nostra purezza, per unirci direttamente a Cristo da noi stessi? Non è forse Dio anch’Egli, in tutto uguale al Padre? […] Maria è la più capace di compiere questo caritatevole ufficio: come Cristo per mezzo di Lei è venuto a noi, così noi dobbiamo andare a Lui per mezzo di Lei”.

 Data la nostra debolezza e fragilità è molto difficile mantenere le grazie e i tesori ricevuti da Dio. Infatti abbiamo questo tesoro in vasi di creta” .Il Montfort dice ancora che il demonio è un ladro di grande abilità, che facilmente ci deruba di ciò che abbiamo ricevuto da Dio. In poco tempo i demoni ci possono svaligiare e non è la maturità di cammino che ci può mettere al sicuro.

L’affidamento del proprio cammino di fede a Maria è come un tesoro in una cassaforte: il maligno non inganna colui che vive nell’immacolatezza di Maria; Dio, infatti, ha stabilito, fin dall’inizio della creazione, che il serpente deve stare sotto il piede della discendenza della Donna (cfr. Gen 3,15). Può solo insidiare; nulla più. Il nostro autore si esprime così:E’ difficile perseverare nello stato di grazia, a cagione dell’incredibile corruzione del mondo. […] Solo la Vergine fedelissima, e mai vinta dal demonio, Lei può operare un tale miracolo” e preservare i discepoli che si sono affidati a Lei dalla seduzione del falsario.

Il Montfort definisce in cinque punti i caratteri autentici dell’atteggiamento filiale verso la Vergine: si tratta di un atteggiamento interiore, tenero, santo, perseverante, disinteressato”. Il senso di queste parole si può sintetizzare come segue: è interiore, perché non si appaga di gesti puramente devozionali ed esteriori, come se il gesto di culto o la partecipazione alle funzioni religiose fosse già tutto. E’ insomma nell’intimo del proprio cuore che il discepolo deve stabilire un rapporto vitale con la Madre di Dio. La devozione esteriore è soltanto fumo negli occhi. E’ tenero nel senso che l’atteggiamento del discepolo verso Maria deve essere improntato ai sentimenti dei bambini verso la loro madre: piena fiducia, semplicità, confidenza. Consiste nell’attendere da Lei ogni aiuto nelle necessità spirituali e materiali. E’ santo nel senso che l’affidamento a Maria deve portare il discepolo al distacco radicale dal peccato e a vivere nello stesso stile di Maria, coltivando le virtù principali di Lei: l’umiltà, la fede, l’obbedienza, l’orazione continua, la pazienza, la purezza. E’ perseverante, perché elimina ogni forma di instabilità e di volubilità; la persona cessa di essere malinconica, scrupolosa o timorosa. Quando il rapporto filiale con Maria è autentico, conduce al coraggio apostolico contro tutto ciò che ostacola il compimento della volontà di Dio e della testimonianza di Gesù Cristo. E’ disinteressato, perché dispone il discepolo a non ricercare se stesso nelle cose divine, come ha fatto Maria nella sua vita. E’ infatti Lei stessa che presenta a Dio la nostra vita quotidiana, dopo che noi l’abbiamo consegnata a Lei, e ciò purifica già le nostre azioni dalle ombre delle nostre cattive inclinazioni. Il cammino di santità cristiana ne risulta sostanzialmente potenziato.Il Montfort spiega quest’ultimo aspetto dell’affidamento a Maria, traendo analogia dal battesimo:Ogni cristiano, prima del battesimo era sotto il potere di Satana, ma nel battesimo vi rinuncia e viene liberato. Tale rinuncia, e la conseguente consacrazione a Dio, avviene per bocca del padrino o della madrina. Però, mentre nel battesimo tale offerta di se stessi a Dio avviene per bocca di semplici uomini (padrino e madrina), nel rapporto filiale con Maria l’offerta di se stessi a Dio avviene per bocca di Lei”. Se quindi nel battesimo di un bambino, dei cristiani maturi possono accompagnare nella fede il neobattezzato, a maggior ragione Maria può fare lo stesso con ciascun discepolo affidato a Lei come figlio.Inoltre c’è una profonda ragione cristologica nell’affidamento di se stessi alla maternità della Vergine, e il Montfort lo esprime così:Il Maestro non disdegnò di esserle sottomesso e ubbidiente per trent’anni. Non volle venire al mondo all’età di uomo perfetto, indipendente dagli altri. Glorifica altamente Dio, chi si sottomette a Maria, a imitazione di Gesù”. In sostanza, se essere cristiani significa vivere come Cristo, allora la somiglianza con Lui deve estendersi anche al suo rapporto filiale con la Madre.A questo affidamento alla Madre, fa seguito una particolare esperienza di libertà:

Egli non fa più assegnamento sulle proprie disposizioni, intenzioni, meriti, virtù e buone opere. Ne ha fatto sacrificio completo a Cristo per le mani di Maria”. Chi si affida a Maria, non si preoccupa più di se stesso e del proprio cammino di fede, non si preoccupa più neppure dei suoi peccati e delle sue virtù: è come un bimbo in braccio a sua madre (cfr. Sal 131,1-2). Appartiene tutto a Maria: penserà Lei ad aggiungere ciò che manca e a lavare le eventuali macchie.

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