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All'alba del NT abbiamo un complesso e profondo insegnamento sul discernimento, inteso come ricerca della volontà di Dio, nella vicenda che ha per protagonista Giuseppe, lo sposo di Maria. Ignoriamo le vicende immediatamente precedenti e concomitanti al suo fidanzamento con Maria, visto che il vangelo non le riporta, ma possiamo fare alcune attendibili deduzioni. Dal racconto dell'annunciazione secondo Luca si può leggere, tra le righe, un proposito di perpetua verginità che Maria aveva formulato prima del fidanzamento, e che ha mantenuto anche dopo. Ci sono diversi trattati di mariologia che approfondiscono queste problematiche e non ci sembra perciò opportuno diffonderci in dimostrazioni. Ci limitiamo a questa osservazione: se Maria avesse avuto intenzione di avere dei figli dal proprio matrimonio con Giuseppe, non si sarebbe meravigliata nel momento in cui l'angelo le predice una futura maternità. La meraviglia di Maria non può riguardare la concezione verginale, per il semplice fatto che ciò le viene rivelato in un secondo tempo, al v. 35, mentre la maternità è annunciata ai vv. 31-33. Maria rimane quindi perplessa dinanzi alla prospettiva di avere un figlio, non dinanzi all'idea di poterlo concepire verginalmente per opera dello Spirito. Quest'ultima possibilità, peraltro, era in perfetta armonia con la sua fede nel Dio di Israele. Ma il Dio di Israele, che dall'infanzia le aveva ispirato il desiderio della verginità, poteva chiederle ora di diventare madre? E' a questa domanda del tutto legittima che l'angelo risponde al v. 35, dicendo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te...". Da questo si deduce, verosimilmente, che Giuseppe avesse accettato un progetto di matrimonio con la clausola della verginità. A maggior ragione egli si sente disorientato dalla inattesa e incomprensibile gravidanza di Maria, prima che andassero a vivere insieme. Rimandiamo ai trattati di mariologia l'approfondimento di questi aspetti del fidanzamento di Giuseppe e Maria, e soffermiamoci piuttosto sul modo in cui Giuseppe si mette alla ricerca della volontà di Dio. L'insegnamento sul discernimento lo ricaviamo innanzitutto dalla figura di quest'uomo giusto. Se ci mettiamo nei panni di Giuseppe, tentando di guardare gli eventi relativi al suo findanzamento coi suoi stessi occhi, vediamo che le cose devono esserglisi presentate più o meno così: secondo la consuetudine di Israele il matrimonio viene combinato dai genitori dei futuri sposi; quando però Giuseppe ha modo di parlare seriamente con Maria, e di intendersi con Lei su ciò che il loro matrimonio sarebbe potuto essere, allora scopre che Lei aveva deciso in cuor suo di vivere in una sorta di verginità consacrata, che in Israele non esisteva. Il matrimonio rappresentava, di fatto, l'unica vocazione possibile. Per questa ragione, Maria non avrebbe potuto mai sottrarsi alla prospettiva del matrimonio che le veniva imposto tanto dai genitori quanto dalla società. Giuseppe accoglie la confidenza di Maria e ovviamente la condivide, o quantomeno l'accetta come condizione necessaria e preliminare al loro matrimonio. Diversamente, avrebbe rifiutato perfino l'idea del fidanzamento. Nè possiamo pensare che Maria si fosse fidanzata senza mettere al corrente Giuseppe del suo proposito di verginità. Avendo però trovato un accordo su questo punto della loro vita di coppia, arriva il momento in cui Dio li sorprende entrambi. Con l'annunciazione ha inizio una prova tremenda per lui e per Lei. Quando la gravidanza di Maria diventa visibile, Giuseppe entra in un labirinto, dal quale potrà uscire con successo solo grazie alla sua capacità di disernimento. Non c'è dubbio che sia stato Dio a illuminarlo, mediante il ministero angelico, ma non c'è dubbio neppure che Dio non avrebbe potuto illuminarlo, senza il verificarsi delle condizioni personali che cercheremo adesso di precisare."Giuseppe, che era giusto, e non voleva esporla al pubblico ludibrio, decise di rimandarla in segreto" (Mt 1,19). Le poche battute di questo versetto ci permettono di intuire diverse cose. Dinanzi all'evidente e inspiegabile maternità di Maria, Giuseppe si volge all'autorità delle Scritture per conoscere la volontà di Dio sulla sua situazione specifica. Nel processo di discernimento, necessario alla ricerca della volontà di Dio, Giuseppe compie il primo e insostituibile passo di meditare la Parola di Dio. Non si può parlare di discernimento a nessun livello, se si prescinde dalla conoscenza delle Scritture; nessuno è in grado di discernere, se non colui che ha la mente abitata dalla Parola. La conoscenza delle Scritture è dunque il primo passo del discernimento, ma non l'unico. Sempre dal medesimo versetto possiamo intuire che Giuseppe ha consultato la legge mosaica là dove si parla della possibilità del divorzio, cioè il libro del Deuteronomio: "Se un uomo prende una donna e la sposa, e questa non trova più favore ai suoi occhi, perché egli ha trovato in essa qualcosa di sconveniente, le scriverà un atto di divorzio... e la rinvierà a casa sua" (Dt 24,1). La legge mosaica lo autorizzava perciò a rimandare Maria, ma avrebbe dovuto per questo compiere un atto ufficiale, cioè l'atto del divorzio, che avrebbe esposto la Vergine al giudizio impietoso della gente. Inoltre, se avesse scritto che la motivazione dello scioglimento del matrimonio era l'adulterio, allora la conseguenza sarebbe stata la lapidazione. Le Scritture hanno così fornito a Giuseppe un principio orientativo dell'agire, ma un principio generale. Giuseppe si rende conto che ciò non basta, perché la legge ha bisogno di essere applicata adeguatamente alla situazione particolare. Ed ecco che Giuseppe, a questo punto, passa dal primo al secondo momento del discernimento della volontà di Dio. Questo secondo momento ha come suo luogo di realizzazione la coscienza individuale. Dopo che la coscienza della persona ha acquisito i dati e i principi dell'agire, desumendoli dalla divina rivelazione (prima tappa del discernimento), deve pregare e attendere una illuminazione interiore, nella quale Dio gli mostrerà come quel principio generale dell'agire debba essere applicato in quella situazione particolare e irripetibile (seconda tappa del discernimento). Nel caso di Giuseppe, la luce interiore gli viene data quando lui aveva già preso la risoluzione del ripudio in forma segreta (cfr. Mt 1,19-20). Ciò significa che, talvolta, la luce della conoscenza della volontà di Dio, potrebbe arrivare nel momento più estremo della nostra ricerca. In sostanza, Dio non ama farci conoscere i suoi decreti con eccessivo anticipo; e ciò perché Egli vuole che ci esercitiamo nella fiducia, virtù che gli è infinitamente gradita, fino al momento dello svelamento pieno dei suoi voleri, che potrebbe verificarsi anche nell'ultima ora utile. Come è avvenuto a Giuseppe di Nazaret. Al momento opportuno, Dio ha fatto luce nei suoi pensieri. Giuseppe, a quel punto, ha abbandonato immediatamente i suoi propositi personali, mostrando così una libertà dai propri progetti, e una elasticità mentale, che appartengono solo ai fanciulli, o agli uomini di grande virtù. Lo stesso egli farà per la fuga in Egitto (cfr. Mt 2,13-15) e per il ritorno (cfr. Mt 2,19-23): non opporrà mai alla volontà di Dio, la propria.

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