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Una
buona porzione dell'insegnamento evangelico è dedicata al discernimento
degli eventi, intendendo con questo la capacità di leggere i
fatti al di là delle cause umane che li hanno prodotti. Vi sono
infatti degli eventi portatori di un messaggio di Dio, una sorta di
linguaggio non verbale che si esprime nella grammatica dei fatti. I
libri dei profeti dell'AT sono pieni di questo tentativo di lettura
della storia umana come luogo di rivelazione. Il NT invita i cristiani
a esercitare in questo medesimo senso il loro carisma profetico ricevuto
nel battesimo. Ripercorriamo alcuni brani dei racconti evangelici dove
si riscontra questo genere di discernimento.Il viaggio dei Magi verso
la grotta di Betlemme è un testo che si inquadra nel tema del
linguaggio degli eventi.Nel racconto della visita dei Magi ci colpisce
il fatto che questi uomini stranieri, la cui identità non è
ulteriormente precisata, non sono messi in moto dall'avvertimento di
un profeta, o di un uomo in qualsiasi modo ispirato, bensì da
un fenomeno naturale che li porta a interrogarsi su ciò a cui
esso rimanda. Il seguito della storia dimostra che il dinamismo della
loro ricerca, approda all'incontro personale con Cristo. Si direbbe
quasi che proprio tale dinamismo sia la base necessaria perché
l'uomo sia guidato da Dio nel suo pellegrinaggio della verità.
Al tempo stesso, va notato che il punto di partenza non deve essere
necessariamente un "evento" di tipo religioso; la persona
che cerca sinceramente la verità scopre, col senno del poi, che
Dio ha depositato le sue risposte, e le segnalazioni della propria Presenza,
nelle cose e nei luoghi più impensati. I Magi sono la figura
rappresentativa di questa verità: per l'uomo che cerca Dio, può
diventare una guida perfino un fenomeno naturale, come la stella lo
è stata per loro. Una guida sì, ma utile tuttavia solo
fino a un certo punto del cammino. Dire che i fatti umani ordinari e
non religiosi possono contenere un messaggio intelligibile per l'uomo,
che si configura come "ricercatore" di Dio, non significa
affermare che non occorre altro. I Magi, arrivati a Gerusalemme secondo
la direzione indicata dalla stella, la perdono di vista proprio nel
momento in cui sono vicinissimi al luogo della nascita di Gesù.
La rivedranno però successivamente: "Essi, udite le raccomandazioni
del re, si misero in cammino. Ed ecco: la stella che avevano visto in
oriente... Al vedere la stella furono ripieni di straordinaria allegrezza"
(Mt 2,9-10). Questi versetti confermano il fatto che essi l'avevano
perduta di vista. E dopo aver perduto di vista la stella, ciò
che li riorienta in maniera perfetta verso il luogo della nascita è
la profezia di Michea, che essi apprendono alla corte di Erode (cfr.
Mt 2,4-6). Questa narrazione ci sembra di grande significato in ordine
a un discorso sul discernimento della volontà di Dio: i segnali
che Dio offre di Sé mediante gli eventi, o i fenomeni che si
producono nel mondo, non sono capaci di condurci fino all'incontro personale
con Lui. Ci conducono però nei pressi. Per poter percorrere quel
tratto di strada che ancora manca all'incontro con Lui, occorre apprendere
dalle Scritture in quale direzione muoversi. I Magi sono arrivati da
molto lontano, e sono giunti molto vicini al luogo della nascita di
Cristo, ma sarebbe stato impossibile per loro individuare Betlemme senza
l'aiuto del profeta Michea. Ma se anche avessero potuto da soli arrivare
fino alla grotta di Betlemme, non avrebbero creduto che quel Bambino
deposto in un luogo così povero, fosse in realtà il re
di Israele. E ciò si vede chiaramente dal fatto che essi, pensando
di dover rendere omaggio al re di Israele, giunti a Gerusalemme, si
recano subito nella reggia, col risultato di provocare un inaspettato
turbamento nella corte di Erode. Fuori dalla metafora: vi sono molti
uomini, onesti ricercatori della verità, che giungono molto vicini
alla possibilità di un incontro personale con Cristo, incontro
che però non si verifica, a causa dell'ultimo tratto che essi
rifiutano di percorrere sotto la guida delle Scritture. Questa omissione
li porta di nuovo al largo, dopo essere stati sul punto di approdare.
Ci sembra inoltre molto significativo anche il fatto che la stella ricompaia
quando i Magi, imboccata la direzione suggerita dalle Scritture, si
dirigono decisamente verso Betlemme. La ricerca interiore, e il dinamismo
dell'intelligenza umana, non possono né devono arrestarsi davanti
alla divina rivelazione, come se le Scritture semplicemente lette chiarissero
di per se stesse ogni verità su Dio e sull'uomo. Al contrario,
le Scritture svelano le verità rivelate a chi si pone dinanzi
a esse non in atteggiamento di riposo ma nell'atteggiamento di chi scava
instancabilmente come per trovare un tesoro. In sostanza, le Scritture
ci conducono fino alla grotta di Betlemme, favorendo il nostro incontro
con Cristo, ma quest'incontro, lungi dall'essere una tappa di riposo,
assume subito l'aspetto di una nuova partenza. |