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Il
tema del discernimento è affrontato, insieme all'insegnamento
sul giudizio, dalla parabola della zizzania (cfr. Mt 13,24-30). Comunemente
si concentra l'attenzione sulla convivenza del grano buono e della zizzania
fino al giorno del giudizio. Qui Cristo vuole senza dubbio sottolineare
che la vita terrena non è il luogo della verità né
della giustizia definitive. Occorre attendere il giudizio di Dio per
avere la giusta dimensione degli accadimenti umani. Nessuno può
infatti giudicare con esattezza impeccabile tutto ciò che avviene
sotto il sole. E chiunque volesse cercare una giustizia assoluta sulla
terra, rischierebbe, come i servi della parabola, di danneggiare anche
i giusti, nel tentativo di colpire i malvagi. Il padrone del campo,
sapientemente, suggerisce di attendere la mietitura, invece di intervenire
subito a estirpare la zizzania, rischiando così di sradicare
anche il buon grano. La medesima parabola, tuttavia, ha un altro livello
concomitante da scandagliare: quello appunto del discernimento, ed è
proprio a questo secondo livello che noi ci proponiamo di rileggere
il testo matteano. Il v. 25, pur nella sua brevità, ci si presenta
molto denso nella sua descrizione della strategia del maligno. Si apre
dicendo che il nemico si insinuò nel campo, mentre tutti dormivano.
L'azione del maligno si caratterizza per una grande capacità
di mimetizzazione. Questa apertura del v. 25 fa impressione appunto
per un'azione distruttiva, compiuta in modo assolutamente indisturbato,
facendola in barba a tutti. Il nemico della parabola entra ed esce dal
campo di grano senza che nessuno se ne avveda, senza che nessuno sospetti
niente di lui. Il maligno raggiunge il massimo della sua nefasta efficacia,
infatti, quando "si dorme", quando è creduto assente,
e quando si attribuisce a un'altra causa il male prodotto invece da
lui. Va notato ancora un altro particolare: nella parabola c'è
un solo personaggio che ha le idee chiare su quel che è successo.
Alla notizia della comparsa della zizzania, subito esclama: "Il
nemico ha fatto questo" (v. 28). E questo personaggio, sul piano
dell'allegoria, rappresenta Dio. In altre parole: la presenza e l'opera
del maligno non possono essere individuate dagli strumenti dell'indagine
umana, ma sono conosciute solo per rivelazione. Non si dà infatti
discernimento senza fedeltà alla Parola di Dio. Se i servi si
fideranno della parola del loro padrone, potranno spiegarsi l'origine
di quella zizzania, senza cadere nella trappola del nemico, che è
quella di guastare il campo di grano, in modo che i servi ne attribuiscano
al padrone la responsabilità. L'espressione pronunciata dai servi
al v. 27 non è senza una venatura di rimprovero: "Signore,
non hai forse seminato del buon seme nel tuo campo? Come mai c'è
della zizzania?". Fuori dalla metafora: Satana semina nel mondo
mali e sofferenze di ogni genere, per spingere l'umanità alla
disperazione e alla bestemmia. Un secondo aspetto di questa azione distruttiva
è che il male non è prodotto in forma compiuta, ma solo
embrionale. E' una caratteristica costante dell'azione di Satana ed
è di vitale importanza comprenderne il senso e le conseguenze.
Non a caso il nemico è descritto solo nel deporre i semi del
male, ma non il suo frutto. Il frutto del male è unicamente il
risultato di una lunga incubazione. L'opera di Satana non può
mai giungere alle sue estreme conseguenze, laddove non vi sia un terreno
fertile per il suo sviluppo. Nel cuore umano il diavolo può agire
solo se trova la disponibilità dell'uomo a un certo grado di
alleanza con lui. Ma anche qui, i risultati nefasti del male non si
vedono subito, bensì a distanza di tempo. Per questo, nella parabola
vi è significativamente uno scarto, una dilazione di tempo tra
la semina della zizzania nel campo e la sua manifestazione esteriore.
Un discorso a parte andrebbe fatto sul tema del discernimento dei "segni
dei tempi", alla luce del discorso escatologico di Gesù,
a proposito del suo ritorno glorioso e dei segni che l'accompagneranno.
Abbiamo già affrontato l'argomento sotto il tema della virtù
teologale della speranza e qui non ci sembra opportuno ritornarvi. Nondimeno,
la conoscenza dei segni che indicheranno la prossimità della
parusia di Gesù fa parte integrante della dottrina sul discernimento
evangelico. |