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L'episodio
della presentazione di Gesù al Tempio lascia intravedere la dottrina
sul discernimento, personificandola nelle figure di Simeone e Anna.
Il tema di fondo è legato alle forme spesso irriconoscibili e
alle apparenze umili con cui è solito farsi incontrare dall'uomo.
Il discernimento gioca perciò un ruolo di primo piano, in quanto
senza di esso sarebbe impossibile cogliere la gloria di Dio dietro le
sue umili apparenze. Qui possiamo definire il discernimento come la
capacità di leggere il secondo livello della realtà. La
presenza di Dio si colloca sempre al di là del segno visibile,
che perciò deve essere oltrepassato dallo sguardo del discepolo.
Chi invece si ferma al livello del segno e non penetra al di là
del velo del Tempio, non può sperimentare alcun incontro vitale
col Signore. Nella sua personale religiosità egli incontrerà
solo le strutture, i precetti e i riti, ma non il Dio vivente. Le figure
di Simeone e di Anna spiccano per il fatto di essere le uniche, nel
Tempio sicuramente affollato di gente, in grado di riconoscere l'inimmaginabile
presenza personale di Dio dietro le apparenze di un neonato. L'interrogativo
sul discernimento non può perciò essere evitato: perché
solo questi due israeliti riescono a vedere oltre le apparenze? I pochi
accenni alla storia personale di entrambi, forse possono darci le chiavi
per rispondere a un tale interrogativo.La possibilità di ricevere
da Dio la luce del discernimento, e quindi di poter vedere la sua presenza
e la sua opera nel mondo, dipende innanzitutto dalle motivazioni interiori
che spingono la persona a fare quello che fa. Di Simeone l'evangelista
Luca dice che era "un uomo giusto e pio e aspettava la consolazione
di Israele" (Lc 2,25). E poi, poco più avanti, aggiunge:
"mosso dallo Spirito si recò al Tempio" (v. 27). Ci
sembra che queste due definizioni ci mostrino già alcune disposizioni
che, evidentemente, sono necessarie per ricevere da Dio la luce del
discernimento, visto che Luca tace circa la folla che rimane completamente
cieca dinanzi al Bambino. Indirettamente, si intuisce che chi non possiede
queste disposizioni non vede nulla oltre la materia. Non è solo
Simeone, però, ad avere le giuste disposizioni di animo per acquisire
la vista dello Spirito, visto che anche un'altra persona emerge dalla
folla, differenziandosi da essa proprio in virtù del suo sguardo
più penetrante. Di lei Luca dice che "non lasciava mai il
Tempio e serviva Dio giorno e notte" (Lc 2,37). Per di più,
questa donna aveva ottantaquattro anni e aveva vissuto col marito solo
sette anni e poi era rimasta vedova. Perduto il marito in giovane età,
non si era più sposata, dedicandosi a tempo pieno al servizio
di Dio. Dalle loro storie personali si possono dedurre alcuni principi
validi per la dottrina sul discernimento. La luce della vista soprannaturale
è data a chi:
- vive aspettando che Dio realizzi le sue promesse. Simeone è caratterizzato
infatti dalla sua apertura al futuro di Dio. Non è uno di quelli
che dicono tra sé che nella propria vita non ci sarà mai
nessuna novità di bene. Costoro chiudono a priori la porta al Signore,
il quale non potrà davvero fare nulla di nuovo nella loro vita,
per il fatto stesso che essi non ci credono. E quel che è peggio,
quando il Signore verrà loro incontro sotto un aspetto irriconoscibile,
non se ne accorgeranno neppure. Esattamente come la gente che affolla
il Tempio: il Signore è entrato ed essi non se ne sono neppure
accorti.
- vive la sua esperienza religiosa non per abitudine. Di Simeone non si
dice che andò al Tempio perché era un obbligo legale; non
si dice che ci andò per consuetudine inveterata; non si dice che
ci andò per sbrigare un affare privato. Si dice invece che ci andò
"mosso dallo Spirito". Nella sua esperienza religiosa, Simeone
si muove sulla base di spinte e di motivazioni che si radicano nella sua
interiorità, dove lo Spirito Santo è di casa. Il fatto che
egli agisca per convinzione e non per convenzione, lo dispone a ricevere
un sguardo penetrante che gli fa vedere Dio dove tutti gli altri (tranne
Anna) non vedono in apparenza che un comune neonato.
- vive per servire Dio in tutte le proprie azioni. Questa disposizione
interiore è proprio del secondo personaggio che riconosce la
presenza di Dio in una veste irriconoscibile: Anna di Fanuele. Per lei
è come se non esistesse più nulla all'infuori di Dio.
Non si allontana mai dal Tempio, serve Dio giorno e notte. Chi orienta
tutto se stesso e tutte le proprie azioni al servizio di Dio, acquista
uno sguardo penetrante, capace di vedere, oltre le apparenze, la presenza
e l'opera di Dio nel mondo.Il vangelo di Luca riprende il tema dell'incontro
con Dio sotto un aspetto irriconoscibile nell'episodio dei discepoli
di Emmaus. Il Cristo risorto è oramai fuori dalla portata dei
sensi umani dei suoi discepoli, perciò, necessariamente, d'ora
in poi, chi desidera incontrarlo, non potrà vederlo nella veste
gloriosa del suo corpo risorto, ma lo vedrà come lo hanno "visto"
i discepoli di Emmaus, cioè nei segni umili del Pane e della
Parola. La prospettiva giovannea non è dissimile, fin dal primo
miracolo di Gesù, dove essi vedono solo l'acqua trasformata in
vino, ma l'evangelista precisa che essi in quel momento videro "la
sua gloria" (Gv 2,11). Ovviamente, essi videro, dietro il segno
del vino, l'azione salvifica dell'Unigenito. Il contrario accade invece
alla folla dopo la moltiplicazione dei pani: tutti vedono il pane moltiplicato
miracolosamente, ma non lo leggono come un segno da oltrepassare per
giungere alla conoscenza della gloria e dell'amore di Dio. Dimostrano
così di non avere discernimento, come implicitamente Cristo lascia
intendere: "Voi mi cercate non perché avete visto dei segni,
ma perché avete mangiato e vi siete saziati" (Gv 6,26).
Essi si sono fermati quindi alla materia, senza risalire ai significati
depositati da Dio al di là delle cose visibili. |