"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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Nel dialogo con gli scribi e i farisei, viene esplicitamente chiestoa Cristo un segno per credere in Lui. Sotto questo aspetto, il discernimento si presenta come la capacità di leggere correttamente il segno dato da Cristo a conferma della sua divinità. Questo segno è di cruciale importanza, dal momento che da esso dipende l'accesso alla sua identità divina. Inoltre, non è un segno dato ai soli credenti, bensì è un segno dal carattere universale, in quanto è dato a una generazione malvagia (cfr. Mt 12,40). A maggior ragione, esso sarà dato anche ai credenti; un segno dato invece ai credenti, non necessariamente viene dato anche ai non credenti. Dobbiamo perciò considerare il "segno di Giona" come un segno universale, quel segno di convalida della missione del Figlio, che Dio non nega a nessuno. In sostanza, il segno di Giona altro non è che la sua risurrezione personale: "come Giona rimase per tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo rimarrà ne cuore della terra per tre giorni e tre notti" (Mt 12,40). A tutta l'umanità sarà dunque dato il segno della tomba vuota, mentre ai credenti, ovviamente, saranno dati molti altri segni della presenza del Risorto in mezzo ai suoi.Quello che qui ci interessa notare è, a proposito del discernimento, ancora una volta, il ruolo centrale della Parola di Dio, e dunque della predicazione apostolica: Giona non è soltanto il profeta che rimane nel ventre del pesce, ma è soprattutto il messaggero di una parola di Dio per i niniviti. Il testo parallelo di Luca, dice che "Giona fu un segno per gli abitanti di Ninive" (Lc 11,29). E' ovvio che lo fu in quanto messaggero e non in quanto rimase nel ventre del pesce. Inoltre, Giona divenne messaggero di Dio dopo essere stato nel ventre del pesce. Le due realtà non possono perciò separarsi: anche Cristo diviene un segno permanente per tutte le generazioni umane, dopo essere stato tre giorni e tre notti nel ventre della terra. Il segno di Giona, a cui Gesù allude, è allora il kerygma apostolico che lo annuncerà al mondo nel corso dei secoli come il Vivente. Per questa ragione, Cristo continua dicendo che i niniviti insorgeranno nel giorno del giudizio per condannare questa generazione (e qualunque altra generazione che assuma il medesimo atteggiamento), poiché "alla predicazione di Giona si convertirono" (Mt 12,41), mentre la predicazione apostolica è molto di più. Essa è dunque il segno permanente e universale del Risorto: chi non lo coglie come tale non ha alcuna altra possibilità di accedere al mistero di Cristo. Analogamente viene citato anche Salomone, il più sapiente dei re di Israele: la regina di Saba, nell'ultimo giorno, non potrà che condannare di sua spontanea volontà chi non ha percepito la verità della parola apostolica, lei, che ha fatto tanti chilometri per ascoltare la sapienza di un semplice uomo.

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