"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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In questo brano ritorna in primo piano la Parola di Dio come sorgente di discernimento nella citazione di 1 Sam 21,2-7 e di Os 6,6, con cui Gesù giustifica il comportamento dei suoi Apostoli in giorno di sabato. In questo brano evangelico, il discernimento viene trattato alla luce del primato della Parola. I farisei vedono i discepoli di Gesù compiere un gesto che non sarebbe lecito in giorno di Sabato, per via del riposo. Dal punto di vista dei farisei, strappare le spighe e mangiarne qualcuna era un lavoro. Per questo si scandalizzano. La risposta di Gesù si inquadra nell'insegnamento sul discernimento degli eventi. Infatti, non sempre noi riusciamo a vedere nella luce giusta le cose che accadono intorno a noi. Chi non ha discernimento si presenta sempre molto sicuro della propria interpretazione dei fatti e delle circostanze della vita quotidiana. I farisei in questo breve dialogo incarnano di fatto tutta quella categoria di persone che non dubitano mai e che non pensano minimamente alla possibilità di una svista da parte loro, o di una interpretazione parziale delle cose. I farisei si rivolgono a Gesù con una condanna diretta, senza neppure chiedere il motivo di tale comportamento: "Ecco, i tuoi discepoli fanno quello che non è lecito fare in giorno di Sabato" (Mt 12,2). E' proprio questo l'atteggiamento di chi non è abituato a discernere. La mente della persona illuminata dalla luce soprannaturale del discernimento, lascia sempre un margine di errore ai propri giudizi, e non si espone mai senza prima avere indagato accuratamente.La risposta di Cristo sembra scaturire dallo stupore che per essi non sia altrettanto evidente ciò che è evidente per Lui: "Non avete mai letto ciò che fece Davide...?" (v. 3). E poi più avanti: "Se aveste capito cosa significa: Misericordia io voglio, non sacrificio..." (v. 7). L'idea di fondo è molto chiara: i farisei non sono riusciti a cogliere il vero significato del gesto dei discepoli perché non hanno meditato sufficientemente le Scritture. Non è un caso che il Maestro citi per ben due volte, nel giro di poche battute, l'AT a sostegno della correttezza dell'azione compiuta dai Dodici in giorno di Sabato. In altre parole, la meditazione assidua delle Scritture produce nella mente umana una particolare angolazione di giudizio che inclina con facilità e connaturalità a vedere le cose come le vede Dio.La pericope successiva tratta di nuovo di una polemica coi farisei in riferimento all'interpretazione del riposo sabbatico. Gesù guarisce nella sinagoga un uomo dalla mano arida e per questo viene accusato di essere un trasgressore della Legge. Qui il discernimento si sposta sul versante dei valori cha la persona si porta dentro. Se da un lato occorre meditare a fondo le Scritture per essere in grado di vedere le cose come le vede Dio, dall'altro è necessario che la gerarchia dei valori del proprio animo non sia in dissonanza con il sistema di priorità voluto da Dio. In questo caso, i farisei non sono in grado di discernere il giusto valore delle azioni di Gesù, perché al vertice dei valori essi hanno posto il codice della Legge, mentre Dio mette al vertice dei valori il maggior bene della persona, al servizio della quale è stata posta la Legge. Chi custodisce nel proprio cuore un ordine di priorità non convalidato da Dio, non può discernere niente.
Il tema del discernimento ritorna poi pochi versetti più avanti, a proposito del delicato argomento del peccato contro lo Spirito. Qui viene descritta la situazione opposta a quella del discernimento, ossia la falsificazione della coscienza. Dopo avere scacciato uno spirito che possedeva un uomo, Gesù viene accusato di satanismo: "Egli non scaccia i demoni se non in virtù di Beelzebul, capo dei demoni" (Mt 12,24). In questo modo vengono raggiunti i confini dell'assurdo: il diavolo scaccerebbe il diavolo! Eppure essi credono di avere dato la giusta interpretazione all'esorcismo avvenuto sotto i loro occhi. La falsificazione della coscienza, che impedisce totalmente di ricevere la luce del discernimento, viene definita molto bene dal profeta Isaia quando dice: "Guai a quelli che chiamano il male bene e il bene male, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano il dolce in amaro e l'amaro in dolce" (Is 5,20). In sostanza, si tratta del capovolgimento dei dati della realtà. Un tal genere di falsificazione, può essere anche molto persuasiva, ma non sfugge a una inevitabile costante: c'è sempre una incongruenza nelle sue argomentazioni. In fondo, l'inganno di Satana è sempre così, persuasivo quanto mai, ma sempre incongruente in qualche punto della sua impalcatura. Gesù, nel caso dell'indemoniato, mette subito in evidenza il carattere assurdo dell'accusa mossagli. Ai vv. 31-32 la falsificazione della coscienza viene definito altrimenti come "peccato contro lo Spirito". Il concetto è identico: la falsificazione volontaria dei dati di fatto, secondo la prospettiva attualmente conveniente.

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