|
Ancora
nel vangelo di Luca, nella visita di Maria ad Elisabetta, ci si ripresenta
la questione del discernimento. Qui però non si tratta semplicemente
di distinguere gli spiriti; il problema del discernimento è posto
su un piano ben più alto: chi è interamente pervaso dello
Spirito di Dio, lo diffonde intorno a sé, contagiando quelli
che hanno la coscienza innamorata della verità. Questo incontro
tra Maria e Elisabetta tocca le profondità del mistero della
grazia e produce una serie di conseguenze cruciali per la vita cristiana
come vita nello Spirito. L'arrivo di Maria a casa di Elisabetta è
innanzitutto un'esperienza di contagio dello Spirito. Maria è
appena uscita dal dialogo con l'angelo e porta già Cristo nel
suo grembo. Luca racconta così l'incontro: "Entrata nella
casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito
il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta
fu piena di Spirito Santo" (Lc 1,40-41). In queste poche battute,
non possiamo non rimanere impressionati dalla sproporzione tra la causa
e l'effetto: la causa è il saluto, l'effetto è l'effusione
dello Spirito in pienezza. Questa strana connessione tra la causa e
l'effetto rimane in ogni caso alla base di qualunque autentica esperienza
di evangelizzazione. L'evangelizzazione stessa è determinata
da un inscindibile legame tra la parola e lo Spirito. La Vergine Maria
non entra nella casa di Elisabetta per fare un lungo momento di preghiera,
alla fine del quale la sua parente riceve lo Spirito. Al contrario:
semplicemente arriva e saluta. In quel medesimo istante: "Appena
Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò
nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo". Dunque, Elisabetta
fa esperienza dello Spirito al suono della voce di Maria. Non a caso
lo stesso concetto è ripreso esplicitamente poco più avanti:
"appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi,
il bambino ha esultato nel mio grembo" (v. 44). L'azione santificatrice
dello Spirito Santo va a inserirsi dentro i processi della comunicazione
umana, e così avviene che la fede nasce in chi è chiamato
ad ascoltare il vangelo, perché colui che lo annuncia vive la
vita nello Spirito. La predicazione del vangelo è perciò
una parola che comunica lo Spirito; come il saluto di Maria. L'incontro
con Elisabetta ridimensiona anche un concetto di pastorale, in fondo
molto umano, ma che comunque potrebbe sempre insinuarsi anche nelle
migliori intenzioni. Il primato della grazia sta inevitabilmente alla
base di ogni pianificazione. Esistono due estremismi entrambi falsi
ed entrambi deleteri per la vita della Chiesa: l'azione senza la grazia
e la grazia senza l'azione. Nel primo caso si pretende che l'uomo faccia
tutto; nel secondo caso, che Dio faccia tutto. Ma come l'Incarnazione
produce il Cristo, uomo e Dio, così il battesimo non conduce
a nessun risultato che non sia divino e umano al tempo stesso. Separare
le due realtà equivale a demolire ciò che Dio edifica.
Dall'altro lato, però, se il divino e l'umano vanno insieme,
ciò non significa che sono pari. Solo la grazia è il principio
attivo della salvezza; il contributo umano non è un principio
di salvezza, bensì la volontaria e libera accoglienza della salvezza
che Dio offre a tutti gli uomini in Gesù Cristo. Sotto il contagio
della pienezza dello Spirito, di cui la Vergine è portatrice,
Elisabetta giunge alla conoscenza del mistero del Verbo incarnato e
della Madre sua per una immediata intuizione profetica: "A che
debbo che la madre del mio Signore venga a me?" (Lc 1,43). Umanamente
Elisabetta non può sapere nessuna delle due cose, cioè
che Maria è gravida e che nel suo seno porta il Signore. Il contagio
dello Spirito, prodotto dalla vicinanza e dal suono della voce della
Vergine, le fa conoscere intuitivamente quel che non avrebbe capito
se le fosse stato spiegato soltanto a parole. Lo stesso avviene nel
ministero della parola e nell'esperienza dell'evangelizzazione: le parole
dell'annuncio comunicano lo Spirito e lo Spirito svela nell'animo del
convertito il vero senso delle parole dell'annuncio. Al tempo stesso,
lo Spirito produce, tra chi annuncia e chi ascolta, una comunione profonda
che attinge al mistero stesso della comunione trinitaria. Chi annuncia
e chi ascolta si ritrovano così uniti da una forza d'amore che
procede da Dio, cioè il suo Spirito. La parola dell'annuncio,
infatti, è Spirito (cfr. Gv 6,63). |