"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
Avanti
Tu sei in: Home > Il Discernimento > Il Discernimento nel Pentateuco > Il cammino nel deserto

Il libro dei Numeri è un altro testo del Pentateuco di grande utilità per la dottrina sul discernimento. L'aspetto specifico del cammino nel deserto, a questo riguardo, è costituito dalla dinamica della tentazione e perciò dal metodo usato dal diavolo per deviare il cammino di chi si è svincolato dalla stretta del peccato e ha iniziato in sé l'opera della liberazione.Il primo versetto chiave, che illumina la strategia satanica, si trova in 11,6: "Ora la nostra vita inaridisce; non c'è più nulla, i nostri occhi non vedono altro che questa manna". Questo versetto, inserito nel suo contesto prossimo, la dice lunga circa l'azione del maligno sulla psicologia di chi ha iniziato da poco il suo cammino di fede. A livello narrativo, Israele è stato tratto fuori dalla condizione di schiavitù, ha ricevuto la legge sul Sinai, si è incamminato nel deserto. Sono esattamente i tre passaggi della prima conversione: una chiamata di Dio a uscire dal carcere del proprio peccato, l'approfondimento della conoscenza della legge di Dio, e il deserto, ovvero la rinuncia a tutto ciò che prima riempiva di cianfrusaglie la propria vita. E' in questa terza fase che l'azione del maligno comincia a diventare subdola. Il versetto già citato, contiene diverse preziose indicazioni, perciò lo riprendiamo nei suoi nuclei principali:
"Ora la nostra vita inaridisce"
La strategia del maligno prende sempre le mosse dall'amor proprio e dai diversi tipi di riferimento a se stessi. Israele non guarda più indietro, verso l'orrore da cui è stato liberato; né guarda verso la libertà già conquistata. Israele guarda se stesso e i suoi bisogni più immediati. Il primo passo della strategia satanica è questo: ripiegare la persona su se stessa, in modo che, guardando se stessa e le proprie aspettative, non veda più né la gloria di Dio né le sue opere meravigliose, ma solo i propri bisogni a cui non è data una risposta. In tal modo, il carcere è già pronto per una seconda, più terribile schiavitù. Infatti, se è una condizione miserevole, quella di vivere prigionieri del peccato, è certamente ancora più miserevole, una volta liberati, avere la libertà a portata di mano non vederla. E' come un carcerato a cui si apra la porta della cella, ma che, essendo incapace di rendersi conto che la porta è stata aperta, rimanga dentro e non si muova, come se fosse ancora detenuto, mentre è già un uomo libero. La strategia di Satana è la stessa: finché lo tiene incatenato con la forza delle passioni sregolate, egli dà alla sua vittima la sensazione di essere libero; ma quando la sua vittima tenta di svincolarsi, rinunciando al peccato, allora gli offusca la mente, in modo che, quando la porta della sua cella sarà spalancata dalla potenza del Risorto, egli non se ne avveda, essendo troppo concentrato a guardare se stesso.
"Non c'è più nulla"
Anche queste parole sono cariche di significati per il cammino di fede e per il discernimento della strategia di Satana. La mente della persona che da poco ha intrapreso il cammino di liberazione, viene suggestionata dal maligno, ingigantendo il desiderio delle cose a cui la fede impone di rinunciare. Il vuoto che hanno lasciato le cattive abitudini del passato, viene evidenziato in modo che la persona si distragga dalla considerazione di ciò che ha guadagnato rinunciando a cose inutili e dannose, e tuttavia amate fino al momento della prima conversione. Così, l'accentuazione di ciò che manca rischia di oscurare quello che c'è; vale a dire: il fatto che, una volta eliminate le cianfrusaglie dal cuore umano, Dio riempie quel vuoto con Se stesso. Ma perché questa verità si imponga con chiarezza agli occhi della nostra mente, è necessario che si impari a guardare il mondo con l'occhio della fede. Ed ecco il senso delle parole che seguono:
"i nostri occhi non vedono altro che questa manna"
Certo, gli occhi del corpo non vedono altro che la manna, mentre gli occhi della fede, quando sono bene aperti, contemplano la gloria di Dio in ogni sua opera. E dinanzi alla gloria di Dio, crollano su se stesse tutte le piccinerie umane, e tutte le meschine rivendicazioni. Quelli che sanno valutare tutto alla luce della fede, possono così scansare le suggestioni che lo spirito delle tenebre mette in atto per disorientare le prede che sono sfuggite al suo potere.
Il contesto prossimo ci permette, inoltre, di aggiungere qualche particolare ulteriore. Il denominatore comune sul quale Satana compie la sua opera di suggestione è l'attaccamento e il gusto delle cose che provengono dal basso: "Chi ci darà carne da mangiare? Ci ricordiamo dei pesci… dei cocomeri, dei meloni, dei porri, delle cipolle e dell'aglio" (Nm 11,4-5). Da queste espressioni sembra proprio che Israele non sia capace di gustare che il cibo terrestre, proveniente dal basso, dagli elementi della vecchia creazione, dal mare e dalla terra. Il palato grossolano, abituato ai cibi terrestri, non riesce però a gustare quel cibo che non germoglia dalla terra: la manna, figura della Parola fatta carne. Per gustare la dolcezza del Pane celeste, occorre rinunciare ai cibi provenienti dal basso, perché il palato non può gustarli entrambi: uno dei due apparirà infatti inevitabilmente insipido. Per questa ragione, l'Apostolo Giovanni afferma che chi ama il mondo non ha in sé l'amore del Padre (cfr. Gv 2,15), e Paolo nega qualunque collegamento tra Cristo e Beliar (cfr. 2 Cor 6,15).

Tu sei in: Home > Il Discernimento > Il Discernimento nel Pentateuco > Il cammino nel deserto
Commenti; suggerimenti; Pregasi contattare il Webmaster
 
Copyright © 2001-2007 "CristoMaestro" Tutti i diritti  riservati.