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Home > Il Discernimento > Il Discernimento nel Pentateuco > Il Discernimento della volontà di Dio nella vicenda di Mosè

Con la storia di Mosè entreremmo nel campo della teologia della vocazione, che in questa sede non ci sembra però opportuno sviluppare. L'argomento specifico che stiamo trattando è infatti quello del discernimento e a questo intendiamo attenerci. Relativamente alla dottrina sul discernimento, dobbiamo osservare che la volontà di Dio sulla missione terrena di Mosè si presenta diversa dalla volontà di lui, ma non totalmente estranea alle aspirazioni del suo animo. Questi due elementi, la diversità e la non estraneità, accompagnano sempre, come indizi importanti, ogni processo di discernimento vocazionale. Dio gli chiede di liberare Israele dalla schiavitù egiziana in un momento in cui Mosè ha totalmente rinunciato a questa idea, che tuttavia aveva sentito dentro di sé come un'urgenza, quando si era lanciato a difendere lo schiavo ebreo ingiustamente maltrattato da una guardia (cfr. Es 2,11-12). In sostanza, la prospettiva della liberazione di Israele è qualcosa che egli sente dentro di sé, ma non coincide con la sua attuale volontà, che è quella di vivere la propria vita normale con sua moglie e i suoi figli.Fuori dall'immagine mosaica, vanno evidenziate queste due caratteristiche, utili indizi in ogni discernimento vocazionale: la vocazione di una persona è sempre avvertita dal soggetto come una proposta proveniente da Dio, e perciò non sempre in sintonia con i progetti o i desideri personali; dall'altro lato, la vocazione di una persona non è mai in contrasto con le aspirazioni più profonde del suo animo. Può avvenire che, ad esempio, una persona (sposata o legata a un istituto religioso) possa avvertire la chiamata a una esperienza missionaria; e può avvenire che questa spinta interiore sia in contrasto con quello che la persona stava progettando in quel determinato periodo, ma non può mai essere avvertita come un'idea opprimente o contraria alle tendenze profonde dell'animo. In concreto: Se un giovane dice di sentire la vocazione sacerdotale, ma avverte al tempo stesso questa prospettiva come un'oppressione del suo cuore, allora la vocazione non c'è: o se l'è inventata, o è un inganno del diavolo, che cerca di spingerlo verso una direzione buona ma non richiesta da Dio. Lo stesso vale per il matrimonio e per tutte le altre vocazioni in cui si esprime la santità cristiana.

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