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Il testo biblico presenta il personaggio di Giuseppe come un uomo respinto fin dall'infanzia; è odiato dai suoi fratelli senza nessuna motivazione che possa giustificare tale odio, se mai all'odio possa esserci una giustificazione. In ogni caso, Giuseppe è oggetto di un odio immotivato, e ciò fin dall'infanzia: "I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non potevano parlargli amichevolmente" (Gen 37,4). Il testo non ci dice se i suoi fratelli si siano mai chiesti perché Giacobbe amava Giuseppe più di loro. Dal seguito del racconto, quando il loro odio si concretizza nella volontà omicida, possiamo pensare a ragione che Giacobbe aveva capito di che pasta fossero i suoi figli, e forse aveva capito anche di che pasta era Giuseppe. Da qui possiamo dare una giustificazione plausibile alla distinzione di trattamento. Del resto, anche nel primo evento di odio fratricida registrato dalla Bibbia, cioè quello di Caino e Abele, accade qualcosa di simile: il testo sacro dice che Dio gradì i sacrifici di Abele ma non quelli di Caino (cfr. Gen 4,4-5), ma non dice perché. Infatti, il perché lo dice il seguito del racconto, quando veniamo a conoscere la vera personalità di Caino in base alle sue opere. Dio però non aveva bisogno di aspettare l'omicidio, per sapere di che pasta era Caino, e per questo non accettò il culto offerto da un cuore indurito. Nel caso di Giuseppe e i suoi fratelli, lo sviluppo intero della storia ci dice chi è Giuseppe e chi sono i suoi fratelli, e in base al quadro della loro personalità non ci stupiamo più che Giacobbe amasse più Giuseppe che non gli altri suoi figli. Non si tratta di una ingiustizia paterna: Giuseppe è indiscutibilmente un uomo migliore, come Abele era migliore di Caino.L'aiuto di Dio fa già capolino in questa infanzia tormentata di Giuseppe, però non si tratta di un aiuto che evita a Giuseppe l'esperienza del rifiuto o del dolore; piuttosto si tratta di una particolare ricchezza spirituale che Dio gli concede per controbilanciare la sua umiliazione umana: Dio risponde all'odio dei suoi fratelli, dando a Giuseppe un particolare carisma profetico che si manifesta fin dall'infanzia: "Giuseppe fece un sogno… Egli fece ancora un altro sogno" (Gen 37,5.9). In questi sogni si delinea già tutto il suo futuro e la sua vocazione a divenire un grande uomo non soltanto sul piano religioso ma anche su quello della gloria umana.

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