"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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Nel momento in cui Giuseppe si fa riconoscere dai suoi fratelli, esprime anche una profonda consapevolezza del disegno di Dio sulla sua vita. E' evidente che Giuseppe ha letto tutta la sua storia, non dal suo punto di vista, ma dal punto di vista di Dio. Ne risulta una lettura piena di luce e di positività: "Io sono Giuseppe, vostro fratello, che voi avete venduto per l'Egitto. Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita" (Gen 45,4-5). Colui che è stato percosso da innocente, diventa il consolatore di coloro che lo hanno percosso. E questo miracolo si realizza unicamente perché Giuseppe è in grado di leggere la sua vita, e le sue sventure, innalzandosi al di sopra delle umane ristrettezze mentali fino a guardare le cose dal punto di vista di Dio. Da questo altissimo punto di vista, risulta che Dio agisce con prospettive che superano di gran lunga i confini della vita di un singolo uomo, e nel tempo e nello spazio. La vendita di Giuseppe in Egitto da parte dei suoi fratelli, salva tutta la sua famiglia da una terribile carestia che si abbatte sui loro territori circa trent'anni dopo. Quando, all'età di diciassette anni, Giuseppe viene abbandonato nelle mani dei carovanieri, sembra che egli subisca la più grande ingiustizia che si possa pensare. Occorre però attendere trent'anni, per sapere che anche quell'episodio terribile è un tassello, incomprensibile se considerato da solo, di un grande disegno di salvezza, i cui destinatari sono gli stessi familiari di Giuseppe, e poi gli egiziani insieme ai popoli circonvicini, ugualmente colpiti dalla carestia: "Se voi avevate pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un popolo numeroso" (Gen 50,20). Infatti, in Egitto solo Giuseppe sarebbe stato in grado, col suo dono di conoscenza, di prevedere la lunga carestia. E Dio fa in modo che Giuseppe giunga in Egitto, per salvare la nazione e i suoi territori, sebbene per una via strana, che passa perfino attraverso la gratuita malvagità umana. Del resto, non avviene lo stesso mediante la vendita della primogenitura di Esaù? Dio realizza il suo disegno di confermare l'alleanza col fratello minore, anche se ciò avviene attraverso un raggiro (cfr. Gen 27). Le righe umane possono essere storte, come si suol dire, ma Dio vi scrive diritto senza difficoltà. Un elemento importante nella comprensione del disegno di Dio è il tempo. Per capire come Dio guida la nostra vita, sono necessari tempi lunghi. Giuseppe si astiene per circa trent'anni dal pronunciare un suo personale giudizio su come Dio ha guidato la sua vita. Solo dopo essersi fatto riconoscere dai suoi fratelli, egli guarda il suo passato di dolore, ma con gli occhi limpidi di chi guarda le cose nella luce di Dio. Aveva diciassette anni quando era stato venduto, verso i ventotto anni era stato tenuto in prigione e all'età di trent'anni era comparso al cospetto del Faraone per interpretargli il sogno che lo aveva inquietato; adesso ne ha circa quaranta. Solo ora, quando i suoi fratelli vengono per chiedere cibo e la famiglia torna a riunirsi, il disegno di Dio diventa improvvisamente chiaro anche per lui: "si ricordò Giuseppe dei sogni avuti a loro riguardo" (Gen 42,9). Ciò significa che non è mai un atteggiamento sapiente quello di chi giudica la propria storia a metà del suo percorso, o prima ancora. Mancano troppi elementi per capire la totalità del disegno di Dio, a noi che ignoriamo il futuro. Domani Dio farà qualcosa di nuovo per noi e un nuovo tassello si aggiungerà al grande mosaico della nostra vita. Alla fine, e solo alla fine, il quadro sarà davvero completo. Ecco perché il libro di Qoelet dice che "il giorno della morte è migliore di quello della nascita" (7,1). L'unico giorno nel quale si può dire chi veramente siamo e quale storia Dio ha fatto con noi.Il Salmo 105 esprime in termini sintetici la storia che Dio ha fatto con Giuseppe: "Chiamò la fame sopra quella terra e distrusse ogni riserva di pane. Davanti a loro mandò un uomo, Giuseppe venduto come schiavo. Gli strinsero i piedi con i ceppi, il ferro gli serrò la gola, finché si avverò la sua predizione e la parola del Signore gli rese giustizia. Il re mandò a scioglierlo, lo pose signore nella sua casa, per istruire i capi secondo il suo giudizio e insegnare la saggezza agli anziani" (vv. 20-22). E il libro della sapienza aggiunge: "(La sapienza) non abbandonò il giusto venduto, scese con lui nella prigione, finché gli procurò uno scettro regale" (vv. 13-14).

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