"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare". Satana fa in modo che la donna stessa menzioni quell'albero, per poi condurre la donna verso una nuova interpretazione del comando di Dio. Insomma, dopo la prima risposta della donna, chi guida il dialogo è Satana. L'intelligenza umana non ha scampo quando vuole misurarsi con l'intelligenza angelica. L'unica saggezza è quella di evitare il dialogo; ma se si accetta il dialogo con Satana, si è già degli sconfitti in partenza. Nessun uomo può tenere testa alla sua dialettica. Nel deserto, Cristo dimostra che solo la parola di Dio, può spezzare la sua forza argomentativa.Dopo avere risposto al maligno, il dialogo ha già preso la direzione voluta da lui e la donna si trova nel sacco senza avvedersene. Quando Satana ha pronunciato la sua ultima frase, esce di scena, mentre la donna ritrova sola davanti all'albero, ma l'incubazione del pensiero avvelenato è già iniziata. Da questo avvelenamento del pensiero si salvano solo coloro che sanno espellere dalla propria mente, in maniera istantanea, e con grande prontezza, il pensiero riconosciuto come proveniente da un suggerimento satanico. Il modo di distinguere il proprio pensiero dal pensiero suggerito dal demonio è abbastanza semplice per chi conosce le regole di discernimento elaborate da S. Ignazio di Loyola; in sintesi si può dire che è da considerarsi un pensiero suggerito da Satana quel pensiero che produce nell'animo un senso di tristezza, di desolazione e di ripiegamento. Non importa se il suo contenuto può sembrare vero e persuasivo. In genere, la menzogna di Satana non sembra mai tale, ma appare al nostro intelletto come se fosse la verità più vera. Ma poiché la vicinanza dello spirito delle tenebre provoca sempre nell'animo umano un profondo senso di disagio, allora è a partire da questo segnale che possiamo smascherare le sue insidie. Il v. 6 è particolarmente significativo in ordine alla determinazione del grado di responsabilità del soggetto umano: "Allora la donna vide…". Qui non è più in ballo l'azione di Satana, bensì quella della donna che elabora dentro di sé le suggestioni maligne, finché il suo sguardo perde del tutto l'innocenza originaria, come verrà sottolineato al v. 7. In realtà, l'accoglienza nella propria interiorità del pensiero avvelenato satanicamente, si manifesta in molti modi sulla soglia dello sguardo, e porta a vedere il mondo esterno in quella stessa maniera distorta e falsificata in cui il demonio vede le opere di Dio. Anche la tentazione dei progenitori, come quella che raggiunge Gesù nel deserto, ha un carattere triplice: l'albero era "buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza". Si tratta di una suggestione a tre livelli che colpisce l'uomo nei sensi del corpo, nella sensibilità dell'animo, e nelle ambizioni del suo spirito. Non è però nostro intendimento, in questa sede, trattare il problema della concupiscenza triplice; abbiamo piuttosto cercato di individuare gli indizi utili alla dottrina sul discernimento. Aggiungiamo solo un particolare: oltre a discernere all'interno dei propri pensieri, è necessario anche saper discernere lo spirito che muove coloro che in diversi modi vivono in relazione con noi. Nel momento in cui la donna cade preda della suggestione del maligno e il suo spirito comincia a essere controllato e diretto dalla volontà satanica, essa diventa anche uno strumento attraverso cui, per una via indiretta, Satana riesce a colpire efficacemente anche il marito di lei: "ne diede anche al marito". Spesso il demonio riesce a fare breccia su una persona in modo indiretto. E' il caso in cui viene usata una persona che mi è molto vicina per amicizia o per parentela: il grado del legame umano tra due persone può essere talvolta un canale attraverso cui si prolunga l'opera di Satana che colpisce entrambi i soggetti con due diverse strategie, uno in modo diretto, e l'altro in modo indiretto, ossia usando il primo come docile strumento. L'argomento ritornerà nei libri di Giobbe e di Tobia, ma verrà anche alla luce nel Vangelo, dove Cristo dice chiaramente ai suoi discepoli che talvolta quelli di casa porranno gli ostacoli maggiori al proprio cammino cristiano. Riprenderemo la questione a suo tempo. Il capitolo 3 è caratterizzato da un secondo quadro che si apre al v. 8: Dio passeggia in Eden entrando nello spazio vitale dell'uomo, ma l'uomo si comporta come un fuggitivo ed entrambi si nascondono. La natura umana è rappresentata nella sua più autentica verità in questa fuga di Adamo ed Eva per non incontrare Dio che si è messo in cammino per cercarli. Chi ha discernimento sa bene che non vi è nulla di più pericoloso di questa fuga da Dio. Nei due personaggi dei progenitori si vede bene come essi abbiano perduto la luce del discernimento, essendo incapaci di distinguere chi li ama da chi li odia. E questa è una verità di sempre. I più consapevoli di questa verità sono i direttori di coscienze, i quali vedono l'opera di Satana più frequentemente di quanto non la vedano gli esorcisti. Questi ultimi, infatti, vedono l'influsso maligno sui corpi degli ossessi, mentre i direttori di coscienze vedono il suo malefico influsso sulle menti, un influsso che somiglia a una lente deformante. Il risultato di questo influsso è una forma di accecamento che porta la persona a non distinguere più chi la ama e le parla per il suo bene nel nome di Cristo da chi invece la odia e la strumentalizza. Perciò si allontana da chi la ama nel Signore per cadere in mani estranee. Finché una persona cammina in una comunità ed è guidata da un pastore mandato da Cristo è al sicuro contro ogni strategia maligna. Per questo Satana influisce sulla sua mente, deformando la realtà e ingigantendo i normali disguidi della convivenza, finché essa non si avveda più di essere amata nella comunione dello Spirito Santo. A questo punto il diavolo comincia la parte più pericolosa della sua strategia: inizia a suggerire pensieri improntati alla sfiducia, al pessimismo, al sospetto verso gli altri, che spesso si muta in un atteggiamento giudicante. Questo atteggiamento giudicante deve allarmarci oltremodo, perché chi colpevolizza gli altri non ha lo Spirito di Cristo, ed è quindi sinonimo di un avvelenamento notevole del proprio animo.

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