"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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Sempre al capitolo 11 di Numeri, l'insegnamento circa il discernimento degli spiriti si sposta sul tema della libertà con cui lo Spirito di Dio suole operare, al di là delle strutture umane, sempre utili per una vita ordinata, ma mai vincolanti per l'azione di Dio (vv. 24-30). Lo Spirito si effonde sui settanta anziani, e si effonde anche su due di loro che però non erano usciti per andare alla tenda. Il raduno degli anziani davanti alla tende del convegno rappresenta l'aspetto visibile e istituzionale che pure è richiesto da Dio, ovvero l'istituzione della Chiesa visibile. Questo però non significa che lo Spirito debba essere vincolato dalle strutture visibili stabilite da Dio stesso per la sua operazione salvifica; lo Spirito rimane libero sempre e comunque, perché è Signore (cfr. 2 Cor 3,17) e agisce anche al di là dei canali istituzionali, che nel presente ordinamento sono i sette sacramenti. Si potrebbe anche aggiungere che, sebbene la Chiesa visibile con le sue istituzioni sia necessaria per incontrare il Risorto e ottenere così la salvezza, tuttavia non si può mai negare a Dio la possibilità di raggiungere gli uomini per vie imponderabili e del tutto misteriose. Se è certamente vero che fuori della Chiesa non c'è salvezza, è parte integrante della stessa verità che la Chiesa non si esaurisce nelle sue realtà visibili. Giustamente S. Agostino osserva che nella Chiesa visibile vi sono alcuni che partecipano ai sacramenti ma non parteciperanno alla sua gloria futura e, viceversa, vi sono altri che sembrano suoi nemici, ma saranno a suo tempo suoi cittadini . Va intesa anche in questo senso la parola del Maestro, rivolta ai suoi discepoli indignati perché un tale scacciava i demoni nel nome di Gesù, senza essere un apostolo: "Non glielo proibite… chi non è contro di noi è per noi" (Mc 9,38-40 e Lc 9,49-50). In sostanza, far parte della comunità visibile di Gesù è già comunicare alle sorgenti della salvezza, ma vi è uno anche spazio ulteriore di salvezza, un confine che si allarga verso l'invisibile, controllato solo da Dio, che vi agisce nella sua divina libertà. Lì lo Spirito di Dio raggiunge anche coloro che "visibilmente" non sono con noi. L'insegnamento sul discernimento ci indica qui una grande elasticità mentale: non si possono mai mettere limiti all'azione salvifica di Dio, né possono pretendere di averne il monopolio coloro che sono integrati nelle strutture visibili del Corpo mistico di Cristo. Nel medesimo testo viene biasimato infatti Giosuè, il quale si preoccupa più dell'ordine burocratico che della grazia di Dio, incorrendo nello stesso errore dei farisei che dicevano a Gesù che ci sono sei giorni per farsi guarire e che perciò Egli avrebbe dovuto rivelare l'Amore solo in quelli e non nel settimo (cfr. Lc 13,14). Ma Dio non è vincolato dagli schemi prestabiliti, indubbiamente utili alla società, ma che spegnerebbero lo Spirito qualora fossero assolutizzati. Ne deriva che non ha accesso alla luce soprannaturale del discernimento colui che fa leva solo sugli ordinamenti ecclesiastici, che si rinchiude nelle false sicurezze del legalismo e si trincera dietro le palizzate dei documenti cartacei. Succede allora che un parroco possa sentirsi tranquillo in coscienza solo perché gli sono stati consegnati i certificati di battesimo e di cresima, mentre resta in secondo piano tutta la grave problematica di far sì che il possessore di quei documenti possa diventare cristiano. I documenti tuttavia rassicurano, e su di essi ci si può sempre difendere: "I documenti prescritti me li ha consegnati, come potevo non ammetterlo ai sacramenti?".

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