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Il
libro dei Numeri è anche una grande metafora del cammino di fede
e il tema del discernimento viene affrontato anche in relazione all'opera
dello spirito delle tenebre, che tenta perennemente di sbarrare la strada
dell'uomo verso la santità. Occorre perciò vigilare molto
sui propri stessi pensieri, perché non tutto quello che pensiamo
è partorito dalla nostra mente. L'azione più pericolosa
del diavolo non è quella che egli compie fuori di noi, con ostacoli
e calamità esterne, ma è quella che egli compie internamente,
dentro il nostro stesso pensiero. La pericolosità di questa strategia
consiste nel fatto che, chi non è istruito sulla dottrina del
discernimento, tende a credere che quei pensieri siano suoi, mentre
invece sono il risultato di un influsso diabolico sulla mente. Satana
ha infatti la possibilità di entrare anche nei circuiti del nostro
pensiero e suscitare idee, impressioni, suggestioni, perfino visioni
e false esperienze mistiche, oppure bestemmie e ogni sorta di pensieri
empi e blasfemi, di cui la persona poi si sente colpevole, perdendo
la pace.Questa strategia è ben rappresentata nella narrazione
della esplorazione della terra di Canaan, che, in seguito a una suggestione
maligna - i cui caratteri devono essere ben compresi - sfocia in una
sommossa popolare. I caratteri della strategia maligna, in questo caso,
sono gli stessi che Satana utilizza in ogni forma di suggestione mentale
che noi chiameremmo "di ingigantimento". Il diavolo, in questo
caso, non fa che cancellare alcune cose dall'orizzonte mentale della
persona, mettendone in evidenza altre. Quello che risulta da questa
operazione satanica è molto persuasivo, perché è
sostanzialmente vero. Si tratta però di una verità dimezzata,
priva di alcuni suoi elementi costitutivi. Nel racconto dell'esplorazione
di Canaan vediamo cosa Satana ha cancellato e cosa ha evidenziato. Innanzitutto
ha evidenziato le difficoltà dell'impresa: "Il paese che
abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora gli
abitanti
vi abbiamo visto i giganti
di fronte ai quali ci
sembrava di essere come locuste" (Nm 13,32-33); "Il popolo
pianse tutta quella notte" (Nm 14,1). Sono perfino sul punto di
darsi un altro condottiero e tornare in Egitto. Insomma, le difficoltà
ci sono, ma sono messe in evidenza come se non ci fosse altro da vedere.
Quello che Satana nasconde è un particolare di grandissima importanza:
quella terra è stata promessa da Dio al suo popolo, perciò
penserà Lui a introdurvelo, così come a suo tempo lo aveva
tirato fuori dall'Egitto. Ma questo secondo aspetto della questione
nelle loro menti è totalmente cancellato. Guardando verso le
difficoltà del cammino e verso la propria insufficienza, Israele
dimentica di guardare verso la gloria di Dio che si manifesta nella
nube. E' proprio questa la strategia di Satana: deviare lo sguardo dell'uomo
verso le cose create, distogliendolo dal Creatore. Così, dinanzi
allo sguardo della nostra mente, si focalizzano solo le cose dell'al
di qua, con i loro innumerevoli limiti, mentre ci viene nascosta dalla
malizia satanica la Presenza di Dio, che ci sostiene continuamente con
la sua destra vittoriosa. In questo frangente, la persona sperimenta
il sentimento più orribile che possa mai affacciarsi sulla soglia
del suo cuore: la sfiducia nella divina paternità. Una tale sfiducia
equivale, dal punto di vista di Dio, a un atto di disprezzo della sua
divinità: "Il Signore disse a Mosè: Fino a quando
mi disprezzerà questo popolo? Fino a quando non avranno fede
in me, dopo tutti i miracoli che ho fatti in mezzo a loro?" (Nm
14,11). |