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Un aspetto particolarmente delicato del discernimento si ha in prossimità di scelte fondamentali che condizionano tutto il resto della propria esistenza; ci riferiamo alle due grandi scelte vocazionali del battezzato: il matrimonio e la vita consacrata. Alla domanda se un(a) giovane è chiamato(a) al matrimonio oppure alla vita consacrata si può rispondere solo dopo un processo di ricerca che, nella tradizione cristiana, prende il nome di "discernimento vocazionale". Anche qui si hanno dei criteri che è opportuno conoscere bene per non correre il rischio di scambiare le proverbiali lucciole per lanterne. Il primo fondamentale criterio per la ricerca vocazionale - criterio che vale tanto per il matrimonio quanto per la vita consacrata - consiste nella osservazione delle inclinazioni profonde della persona. Qui Satana pone una prima, micidiale trappola, che ha provocato in tanti battezzati dei dolori non necessari. La trappola consiste nel far pensare al giovane che la propria vocazione, richiedendo una rinuncia a se stesso, come il Vangelo insegna, porti necessariamente a un conflitto con la propria natura. Il giovane è perciò spinto a perseverare in un cammino (sia di coppia sia di noviziato) che lo tormenta nell'intimo. Satana lo convince che questo tormento deriva dal fatto che Dio chiama tutti i suoi figli a portare la croce e il giovane va avanti facendo a pugni con se stesso, convincendosi forzatamente ogni giorno di essere nella volontà di Dio. La menzogna satanica consiste in questo: è vero che Dio chiama tutti alla croce e che il Vangelo richiede una rinuncia a se stessi, ma non è vero che ciò vada contro le inclinazioni migliori e più profonde della persona; LA CROCE EVANGELICA NON DISTRUGGE LA PERSONA IN QUELLE CHE DEVONO ESSERE LE SUE ESPERIENZE MIGLIORI E PIÙ BENEDETTE; LA CROCE EVANGELICA DISTRUGGE CIÒ CHE NELL'UOMO È PECCAMINOSO E RIBELLE A DIO, NON LO DISTRUGGE NELLA SUA ADESIONE AL VOLERE DEL PADRE: NELL'INSEGNAMENTO DI GESÙ "MORIRE A SE STESSI" NON SIGNIFICA UCCIDERE LE PROPRIE ASPIRAZIONI PIÙ NOBILI, MA SIGNIFICA CHE VANNO ELIMINATI TUTTI QUEGLI ATTACCAMENTI PERSONALI CHE FANNO DA OSTACOLO ALLA VOLONTÀ DI DIO E CHE CI RENDONO MENO LIBERI DI SERVIRLO. E' bene chiarirlo una volta per tutte: a Satana non importa impedire il compimento di scelte in favore del Vangelo; gli basta che quella scelta che io faccio in favore del Vangelo non sia quella che Dio mi chiede. Così facendo io sarei infatti già fuori della volontà di Dio, con l'aggravante di essere falsamente convinto di averla compiuta. Solo l'ubbidienza al direttore spirituale e alle indicazioni della Chiesa può salvare la persona da inganni così potenti. Un secondo criterio che deve essere applicato nella ricerca vocazionale consiste nella pace interiore. Quando un battezzato si trova al posto in cui Dio lo vuole, il "segno" della approvazione divina consiste in una profonda pace interiore. Questa pace è inalterabile e non può essere scalfita nemmeno dai problemi o dalle difficoltà della vita quotidiana (cfr. At 5,41). Un terzo criterio consiste nella stabilità e persistenza del volere. Quando un determinato progetto viene da Dio ed è sua volontà, allora esso si presenta alla nostra mente con insistenza e costanza. Ciò significa che, nella ricerca vocazionale, se un(a) giovane oscilla dinanzi alle grandi scelte (mi sposo… non mi sposo… prendo i voti… non li prendo…), allora è già un segno negativo, e non bisogna insistere o pressare perché il (la) giovane prenda una decisione. Se uno non raggiunge una fermezza di volontà su una determinata decisione di ordine vocazionale (matrimonio o vita consacrata), può essere segno che Dio non glielo sta chiedendo. Questi tre criteri che abbiamo enunciato sono comuni a ogni ricerca vocazionale; all'interno poi delle due possibili scelte vanno individuati altri punti di riferimento. Lo vedremo al prossimo incontro.

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