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Il matrimonio come "sacramento" è una vocazione. Va perciò vissuto in un determinato modo a partire dal fidanzamento. Quando il (la) giovane, nella direzione spirituale e nell'applicazione corretta dei tre criteri che già abbiamo enunciato, ha compreso che la sua vocazione è quella matrimoniale, allora la tappa più importante è la scelta del partner. Tale scelta viene di solito fatta dai giovani secondo due logiche; la prima, più diffusa, è la scelta autonoma, che si traduce così: "il matrimonio è un affare che riguarda me, perciò sposerò chi più mi aggrada". Questa frase sembra molto ragionevole, ma rispecchia un atteggiamento in cui il matrimonio non è più una vocazione, ma un progetto personale e quasi privato. Il sacramento del matrimonio va accolto in modo diverso. Bisogna per prima cosa interrogare la Bibbia per sapere "in che modo" l'amore umano può divenire sacramento.
La prima indicazione proviene da Gen 2,18: "Voglio fargli un aiuto che gli sia simile". La condizione basilare perché due giovani possano giungere a un amore di livello sacramentale è che SIANO SIMILI. Spesso due giovani si scelgono solo perché si piacciono, mentre a livello del cuore possono essere molto diversi. Certo, uno è libero di intraprendere anche un rapporto di coppia con una persona che si porta dentro altri ideali, altre visioni della vita o altre credenze, ma costui deve sapere che nella diversità interiore non si può costruire quell'amore voluto da Dio. Sarà sempre un amore a cui mancherà qualcosa per sentirsi pienamente felici. Una coppia può fiorire nel sacramento del matrimonio solo quando è capace di incontrarsi a tutti i livelli del dialogo interpersonale: livello fisico (una sessualità che non strumentalizza il corpo), livello cognitivo (condivisione di ideali comuni), livello spirituale (condivisione del cammino di fede). E' chiaro che queste condizioni possono verificarsi solo con alcuni tipi di partner, che eventualmente possono essere scelti, ma non con altri. La scelta del partner è perciò la causa primordiale del fallimento del sacramento del matrimonio, o della sua riduzione a semplice amore umano. Se il fidanzato, o la fidanzata, che uno si sceglie è una persona estranea alla vita della comunità cristiana, il sacramento è già in buona parte fuori discussione: è lo stesso che scegliere l'amore umano e non il sacramento. IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO È CELEBRATO DAI DUE PARTNERS E PRENDE VITA SOLO NELLA FEDE DI ENTRAMBI, NON IN QUELLA DI UNO SOLO. La seconda indicazione proviene da Gen 2,22: "Il Signore Dio plasmò la donna e la condusse all'uomo". E' dunque Dio che conduce i due l'uno verso l'altro; non sono i due che si appropriano l'uno dell'altro per movimento autonomo. La difficoltà della scelta del partner si ridimensiona notevolmente, quando, al di sopra dei propri progetti personali, che magari spingono verso decisioni affrettate, si è capaci di pregare e attendere che Dio ci conduca a chi Lui sa essere la persona adatta proprio a me. Se il matrimonio deve divenire sacramento, Dio deve avere un ruolo e una posizione fin dalla scelta del partner e dall'attesa dell'incontro (cfr. Sir 26,3 e Tb 7,12).

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