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Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro
lampade, uscirono incontro allo sposo. 2 Cinque di esse erano stolte
e cinque sagge; 3 le stolte presero le lampade, ma non presero con sé
olio; 4 le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell'olio
in piccoli vasi. 5 Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte
e dormirono. 6 A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo,
andategli incontro! 7 Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono
le loro lampade. 8 E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro
olio, perché le nostre lampade si spengono. 9 Ma le sagge risposero:
No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai
venditori e compratevene. 10 Ora, mentre quelle andavano per comprare
l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono
con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11 Più tardi arrivarono
anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici!
12 Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. 13 Vegliate
dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora".
( Mt 25,1-13 )
La parabola delle dieci vergini si colloca in un punto preciso del vangelo
di Matteo, che è la sezione dedicata ai discorsi di Gesù
sulla speranza cristiana, sulle ultime cose e sull'orizzonte che sta
dinanzi a noi al punto terminale del cammino della nostra storia, personale
e comunitaria.
L'identità di coloro che attendono
Cristo paragona i cristiani a delle vergini: "Il regno dei cieli
è simile a dieci vergini" (v. 1). La verginità è
dunque una condizione che qualifica il cristiano in quanto tale. Il
problema qui non si pone sul piano fisico: non di rado una persona può
essere vergine nel corpo e avere l'impurità nel cuore, o vice
versa; né la verginità evangelica (o la purezza) va intesa
soltanto come assenza di disordini sessuali. Sarebbe terribilmente riduttiva
un'interpretazione simile. La verginità intesa in senso cristiano
può riguardare anche la verginità fisica - nel caso dei
voti religiosi, ad esempio - ma non è principalmente questo l'ambito
a cui ci si intende riferire. La verginità evangelica, che si
esplica nell'esercizio della virtù della castità, va intesa
come una disposizione di totale consacrazione della propria vita ai
valori del regno di Dio. Gli equilibri corporei e sessuali sono soltanto
un aspetto di questo orientamento radicale della persona verso Dio.
Da questo punto di vista, nella mancanza di verginità non è
nemmeno possibile essere cristiani. Più volte viene sottolineato
nei vangeli che il Verbo di Dio si deposita nella verginità:
nella verginità di Maria, Cristo viene alla luce come uomo; nella
verginità di una tomba in cui nessuno è stato mai deposto
viene depositato il suo corpo in attesa della Risurrezione, e soprattutto
nella verginità del pensiero e del cuore il Cristo risorto nasce
nell'intimo di ogni battezzato. La condizione della verginità
evangelica non ha quindi un collegamento diretto con il corpo umano,
ma indirettamente sì. La verginità del corpo è
soltanto un segnale visibile di quella condizione interiore che accoglie
il Verbo e che lo genera dentro di sé nello stesso mistero della
verginità feconda di Maria che concepisce il Cristo nella sua
fede perfettamente integra. Senza la verginità non è possibile
essere cristiani, perché il Verbo di Dio non si può depositare
laddove qualcosa o qualcuno è amato più di Lui. Perciò,
se vogliamo definire il significato evangelico della verginità
delle figure di questa parabola, dobbiamo dire che vergine è
colui che non ama nulla e nessuno più di Cristo. Analogamente
all'esperienza dell'amore umano, dove non avrebbe senso sposare una
persona se ne esistesse un'altra più amata, alla stessa maniera,
nella nostra ricerca del Signore, la condizione della verginità
del cuore, cioè un amore totale rivolto solo a Lui, è
la base che rende possibile l'attesa sicura, l'incontro con lo Sposo
e l'unione piena con Lui.Si tratta inoltre di dieci vergini, suddivise
in due gruppi di cinque. Perché questa suddivisione in parti
uguali? Si può facilmente intuire, partendo dal tenore generale
della narrazione. I due gruppi si contrappongono e approdano a un destino
diverso, di salvezza per le une e di perdizione per le altre. Perché
il lettore non sia portato a chiedersi quali sono le proporzioni che
risulteranno dal giudizio finale, ossia quanti si salveranno e quanti
si perderanno, la parabola esprime in due quantità uguali soltanto
la verità del giudizio come dato di fatto, ma non il numero degli
eletti in antitesi con quello dei reprobi. I due gruppi di vergini,
che si separano nell'incontro con lo Sposo, manifestano solo la possibilità
di destini differenziati, senza voler entrare in merito all'effettivo
numero dei salvati, se maggiore o minore rispetto agli altri. In sostanza,
ciò che la divisione dei due gruppi intende comunicare al lettore
è solo l'idea che l'esito finale della vita di ciascuno non è
scontato in alcun senso, e che dall'orientamento che noi diamo alla
nostra evoluzione personale nell'aldiqua dipende la qualità del
giudizio ultimo, ossia il grado di unione con lo Sposo.
Il ritardo dello Sposo
"Le stolte presero le lampade ma non presero con sé olio;
le sagge, invece, insieme con le lampade, presero anche dell'olio in
piccoli vasi". Occorre che ci soffermiamo qualche istante sul significato
di questi simboli, che nascondono alcune verità basilari della
vita cristiana. Va innanzitutto focalizzato il rapporto tra le lampade
e l'olio. La lampada non può fare luce da se stessa, se non è
alimentata. L'allusione è alla vita cristiana, che emana la luce
della santità, ma non in forza dei propri meriti personali, bensì
in forza della grazia, continuamente comunicata da Cristo ai suoi discepoli.
Il medesimo evangelista riporta un detto di Gesù, implicitamente
ripreso da questa parabola: "Voi siete la luce del mondo"
(Mt 5,14). E' la luce della santità cristiana ciò che
rischiara le tenebre del mondo. Lo Sposo della parabola viene atteso
lungo la notte, una notte rischiarata dalla luce delle lampade delle
vergini. Tale luce però ha bisogno di essere alimentata e l'olio
rappresenta, nella simbologia biblica, il dono dello Spirito Santo.
E' infatti proprio la grazia dello Spirito, quell'energia divina che
rende luminosa la santità cristiana. Senza di essa tutto si spegne,
e anche le opere buone perdono la loro efficacia davanti a Dio, anche
se la conservano davanti agli uomini (cfr. la parabola del fariseo che
va al tempio a pregare col pubblicano). Va notato inoltre che l'olio
viene messo in "piccoli vasi", simbolo della fragilità
della nostra natura, bisognosa di una continua vigilanza per non correre
il rischio di sciupare una così grande ricchezza in così
deboli contenitori.Tra le lampade e l'olio si colloca il gesto delle
vergini, espresso dal verbo "prendere". Si tratta di un verbo
che esprime una decisione, una scelta libera e intenzionale. La comunicazione
dello Spirito non si realizza con un procedimento meccanico: occorre
voler "prendere", cioè decidere di stendere la mano
per attingere alle ricchezze che Dio ha messo a nostra disposizione
in Cristo. In ciò appunto consiste la trascuratezza delle vergini
stolte: "non presero con sé olio". Non hanno continuato
ad attingere alle sorgenti della grazia, pensando di poter vivere di
rendita fino all'arrivo dello Sposo. All'inizio sicuramente avevano
attinto, ma poi non più, come si vede dalle loro stesse parole:
"Dateci del vostro olio perché le nostre lampade si spengono"
(v. 8). Adesso si spengono, ma prima erano accese. Qui si inserisce
il tema del ritardo dello Sposo. Col passare del tempo, l'entusiasmo
iniziale può affievolirsi, e con esso la fedeltà allo
Sposo, determinando una perdita di quota e un generale abbassamento
di tono nella propria vita spirituale. Cominciano le transazioni, le
concessioni allo spirito del mondo, la sottovalutazione di certe situazioni
apparentemente neutre, ma che dissipano lo spirito di orazione. La preghiera
e la meditazione tendono così a superficializzarsi. E la luce
della santità si affievolisce. La parabola sottolinea però
anche altri significati del ritardo dello Sposo. L'attesa cristiana
è sempre caratterizzata da un ritardo: "Poiché lo
sposo tardava" (v. 5). Inevitabilmente, l'azione di Dio nella nostra
vita - e la possibilità di incontrarlo pienamente - non è
mai modellata sui tempi e sui ritmi della nostra attesa. Dal punto di
vista umano, spinti come siamo dalle urgenze della vita quotidiana,
e dalla nostra incapacità di sopportare le cose che contrariano
e che contrastano con i nostri personali desideri, l'intervento di Dio
è sempre in ritardo. La nostra natura umana, inevitabilmente
protesa verso soluzioni rapide, verso un bisogno incalzante di sollievo
dai nostri pesi, verso un'impazienza, spesso non ci permette di capire
gli obiettivi più alti e più nobili che Dio persegue nella
sua misteriosa pedagogia, mentre noi cerchiamo mete più basse
e meno costose.Questo ritardo dello Sposo, produce un discernimento
tra le vergini stolte e le vergini sagge. Se lo sposo fosse arrivato
rapidamente, non sarebbe stato possibile individuare alcuna differenza
tra le vergini che lo attendevano. Il suo ritardo risulta invece un
banco di prova, dinanzi al quale viene alla luce la qualità dell'olio
che alimenta quella lampada che si chiama santità personale.
Il ritardo dello Sposo mette in luce la mancanza di santità di
cinque di esse. A questo punto, le stolte dissero alle sagge: "Dateci
del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono" (v.
8). La risposta delle vergini sagge ha uno spessore teologico di grande
portata, che non ci deve sfuggire: "No, che non abbia a mancare
per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene"
(v. 9). Le sagge non possono trasferire la loro luce personale nelle
lampade delle stolte; vale a dire: non si può comunicare a un
altro la santità derivante dalla risposta positiva alla divina
pedagogia, non si può dare a un altro la propria capacità
di non sciupare il tempo, la propria fedeltà, la propria fiducia,
il proprio lasciarsi modellare e coinvolgere nella storia di Dio. Se
c'è una cosa che noi non possiamo cedere a un altro è
proprio questa: la luce di santità che risulta dalla risposta
personale alla grazia. Questa luce, pur essendo un semplice e piccolo
riflesso della luce di Dio, è una luce veramente mia, essendo
veramente mia la risposta piena alla grazia, cioè quella risposta
della buona volontà che ci rende capaci di riflettere sul mondo
la luce di Dio. Quella risposta che io non do a Dio, nessun altro può
darla al mio posto. La luce che viene meno per la mia mancanza di santità,
non viene meno solo per me, ma anche per la Chiesa. Così, quella
santità che io dovrei avere, e non raggiungo, equivale a negare
alla Chiesa la luce di grazia che potrei proiettare se ce l'avessi.
La parabola continua dicendo: "Ora, mentre quelle andavano per
comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte
entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa" (v.10). Qui
ritorna un tema fondamentale nell'insegnamento di Cristo sulla teologia
della salvezza. Non ci sono tempi supplementari offerti all'uomo aldilà
del tempo del nostro pellegrinaggio terreno. Il ritorno dello Sposo
in questa parabola rappresenta la conclusione dello stato di pellegrinaggio,
del tempo che ci è dato per scegliere, per rispondere alla grazia
e per schierarci con Lui. Una volta scaduto questo tempo non è
possibile neppure varcare quella soglia che viene chiusa con l'arrivo
dello Sposo.
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