"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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Soltanto Marco e Matteo dicono che questo fatto si è ripetuto tre volte, mentre Luca si ferma alla prima volta e riporta le parole di Gesù in maniera addolcita: "Perché dormite?" (Lc 22,46), evitando la frase successiva riportata da Marco e Matteo, che ha il sapore di un rimprovero: "Non siete stati capaci di vegliare?". Il fatto che Marco e Matteo raccontino questo fatto nel suo ripetersi, ha un valore ancora legato all'insegnamento sulla preghiera: "Se ne andò per la terza volta dicendo ancora le stesse parole" (Mt 26,44; Mc 14,39). La preghiera di Gesù è caratterizzata, in questo momento particolare della sua vita, dalla ripetizione delle stesse parole. Se prima gli evangelisti ci avevano mostrato una preghiera compiuta con la propria presenza attenta, ora ci viene presentato un altro modello di preghiera che consiste nella ripetizione della stessa frase anche più volte. A questo modello si ispira la preghiera esicastica dei padri del deserto, che consiste nella ripetizione di una sola frase: "Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, abbi pietà di me peccatore". Talvolta non è possibile la meditazione, perché arida e faticosa; in altri momenti non è possibile la preghiera del "restate qui e vegliate", perché la mente è soggetta a un bombardamento di distrazioni che non permettono di realizzare dentro di sé quel silenzio attento esigito da una tale preghiera; allora è possibile un altro tipo di preghiera, che consiste appunto, come l'esichìa dei padri del deserto, nella ripetizione di una frase biblica, o anche di una parola. Si apre a questo punto la scena dell'arresto, dove ritorna la figura di Giuda che precede la folla armata venuta ad arrestare Cristo. Giuda si presenta qui come il capo degli oppositori, figura dell'Anticristo. Marco e Matteo dicono che il segnale di identificazione che Giuda aveva concordato era il bacio del Maestro; Luca dice semplicemente: "Si avvicinò a Gesù per baciarlo" (Lc 22,47). In questa scena dell'arresto narrata da Luca c'è un particolare importante. Unanimemente i sinottici riportano il fatto che uno dei discepoli taglia con un colpo di spada l'orecchio destro del servo. Però, mentre Marco e Matteo si fermano qui, Luca prosegue dicendo: "Gesù prese a dire: Lasciate, basta così! E toccato l'orecchio del servo lo guarì" (Lc 22,51). In questo modo Luca sottolinea come durante la Passione il potere di Cristo non sia diminuito, e a maggior ragione se Cristo utilizza il suo potere per guarire, ciò è segno che ha scelto intenzionalmente di non usarlo per salvare Se stesso o per incenerire i suoi avversari. Questo gesto indica la rinuncia libera e volontaria di Cristo alle sue prerogative divine, e al tempo stesso il rifiuto di utilizzare il proprio potere a proprio vantaggio, nonostante l'oscurità e il carattere minaccioso delle circostanze. Un altro particolare che dobbiamo notare nella scena dell'arresto è che, mentre in Luca Giuda viene chiamato semplicemente per nome da Gesù: "Giuda con un bacio tu tradisci il figlio dell'uomo?", Matteo formula questa medesima domanda con un appellativo che esprime l'accoglienza incondizionata di Gesù, che si rivolge a Giuda chiamandolo amico: "Amico, per questo sei qui". Questo appellativo allude all'atteggiamento che Gesù ha tenuto nei confronti di Giuda in tutto l'arco di quest'ultima fase della crisi di Gerusalemme. Egli mantiene nei confronti di Giuda la stessa apertura e la stessa delicatezza che ha per ciascun altro Apostolo. Questo aspetto dell'accoglienza di Gesù nei confronti di Giuda, sottolineato ripetutamente nel racconto della Passione, indica lo stile di Dio, ma anche quello che deve essere lo stile della comunità cristiana. Giuda viene circondato di accoglienza da parte di Gesù, perché questa è la condizione necessaria perché uno possa migliorare se stesso. Nessuno può convertirsi dalle proprie durezze e dai propri peccati, se si sente circondato da sguardi di sospetto e di disprezzo. Nonostante il peccato più grave che possa essere stato concepito da un essere umano, come quello del tradimento del Figlio dell'uomo, di cui Gesù stesso dice: "Sarebbe stato meglio per quell'uomo non essere mai nato", relativamente alla volontà salvifica di Cristo, il desiderio di perdonarlo rimane intatto. La comunità cristiana può vedere se stessa nel quadro di questa divina accoglienza, perché è proprio grazie a questo amore, che avvolge incondizionatamente anche i peccatori, che essi possono divenire santi. E' ovvio che lo spazio di libertà non viene minimamente intaccato da Dio; anche Giuda si sente chiamato "amico" da Gesù, come un giorno Zaccheo si era sentito chiamare per nome, sentendo su di sé quella incondizionata accoglienza che è lo spazio favorevole per migliorare se stessi, se si vuole. La differenza è che Zaccheo, quando si sente chiamato da Cristo in quel modo, ne rimane toccato e cambia immediatamente la sua vita, usando la propria libertà per convertirsi; Giuda, invece, utilizza la sua libertà per progredire nella linea del male che aveva precedentemente già scelto.La scena dell'arresto si conclude con un riferimento alle Scritture da parte di Matteo e Marco: "Tutto questo avviene perché si adempiano le Scritture". Luca, che scrive ai cristiani di origine greca, non fa riferimento alle Scritture ma all'ora delle tenebre: "Ogni giorno ero con voi ma non avete messo le mani su di me. Ma questa è l'ora vostra, il potere delle tenebre". L'ora delle tenebre è uno spazio che Dio dà a Satana per aggredire il Messia. Tutto questo, lungi dall'essere un incidente di percorso, è un adempimento pieno delle Scritture, perché proprio in ciò, e non in un'altra cosa, consiste il disegno salvifico di Dio. Marco e Matteo concludono il racconto del Getsemani con la scena dell'abbandono. L'arresto approda all'evento della diserzione dei discepoli e della solitudine di Gesù. Luca omette anche questo, preferendo, come è solito fare, non descrivere fatti e circostanze che mettono i Dodici in cattiva luce. L'evangelista Marco, ai versetti 51 e 52, descrive un giovinetto coperto di un drappo sul corpo che poi scappa via lasciandolo cadere e sfuggendo così alle mani di chi tentava di afferrarlo. Questo particolare, riportato solo da Marco, non ha nessun peso nell'economia generale della narrazione, ma ha un valore in quanto è una nota autobiografica: il giovinetto che segue da vicino gli eventi della Passione è lo stesso Marco. Egli conferma così il carattere di testimonianza oculare almeno di alcune cose da lui narrate, nonostante che egli non fosse nel gruppo dei Dodici e avesse appreso la maggioranza delle cose narrate attraverso la predicazione di Pietro.

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