"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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vv. 46-47
Questo versetto fornisce al lettore l'inquadratura di partenza: l'episodio si svolge a Cana, ma ha la sua efficacia a Cafarnao, la città più importante della Galilea. Cana è perciò il luogo di un secondo segno che Gesù compie all'inizio del suo ministero. Questo secondo segno è in certo modo programmatico di tutta la successiva attività di Gesù nei confronti dell'uomo. Per la prima volta Cristo si trova a fronteggiare la potenza devastante della morte che produce lacerazioni nel tessuto delle relazioni umane più intime: il figlio di un funzionario è gravemente malato e il padre si rivolge a Gesù per chiedergli di guarirlo. La guarigione del figlio del funzionario rappresenta in anticipo l'opera più fondamentale compiuta dal Messia: comunicare all'uomo una vita che ha la capacità di vincere la morte. Il culmine di questa opera messianica si avrà nell'ultimo segno: la risurrezione di Lazzaro.Il funzionario si reca da Gesù non per esprimergli la propria adesione personale, ma perché ha un figlio malato e desidera che guarisca. Ha udito quello che Gesù aveva operato a Gerusalemme durante la festa di Pasqua e spera che faccia qualcosa anche per suo figlio.
v. 48
La risposta di Gesù è indicativa dell'animo con cui il funzionario regio gli si è avvicinato: "Se non vedete segni e prodigi voi non credete". Cristo parla al plurale, perché il funzionario condivide lo stesso atteggiamento di tutta la classe dirigente giudaica, che chiederà ripetutamente a Gesù dei segni per poter credere. A livello personale, poi, c'è un'evidente contraddizione: quella classe dirigente che si manterrà ostile a Cristo fino all'ultimo, e gli negherà in Gerusalemme qualunque riconoscimento, ricorre però a Lui quando, trovandosi in grave necessità, non rimane alcuna speranza se non il suo intervento salvifico. Cristo condanna apertamente l'atteggiamento di chi lo cerca per ricevere un beneficio, senza curarsi di ridefinire la propria vita nell'ubbidienza della fede. Tuttavia il beneficio non è negato. Il valore altissimo della persona umana è sempre posto da Gesù come obiettivo prioritario del suo ministero messianico. E se da un lato Egli disapprova il funzionario che cerca i benefici di Cristo senza cercare Cristo, dall'altro lato, la sua compassione lo muove a guarire l'innocente colpito dalla malattia. La risposta di Cristo ha ancora un altro risvolto: la disapprovazione di quanti vogliono appoggiare la loro fede sui segni della sua potenza. E non è un caso che questo atteggiamento sia rappresentato proprio da uno che appartiene alla classe dirigente. La sua mentalità lo porta ad attribuire un valore di credibilità solo alle manifestazioni della potenza. Il potere umano si fonda sul grado della propria forza, e con essa si impone alle masse; per questa ragione la classe dirigente di Gerusalemme non capirà il linguaggio del messianismo di Gesù. L'espressione di Gesù, "Se non vedete segni e prodigi voi non credete", intende smascherare un fraintendimento di fondo che impedirà il dialogo tra Cristo e le strutture del potere: coloro che esercitano il potere parlano il linguaggio del potere e non sono disposti a piegarsi se non dinanzi alle manifestazioni del potere. Essi chiedono dei prodigi per credere, perché non comprendono che il linguaggio della potenza. Mentre dal punto di vista di Cristo, i prodigi di guarigione e di liberazione non sono delle manifestazioni della potenza di Dio, ma la dimostrazione della sua volontà di salvare l'uomo tutto intero. Per questo, Gesù opererà, sì, il miracolo richiesto dal funzionario, ma senza alcun dispiegamento di potenza; lo farà con la massima naturalezza, semplicemente: il funzionario, tornando a casa, troverà suo figlio guarito. Con i miracoli Cristo non intende piegare la volontà umana sotto la gloria di Dio, ma intende solo rivelare l'amore. Su questo punto, il funzionario del re, e con lui tutta la classe dirigente, incontra una enorme difficoltà nel capire la logica di Gesù. Gli uomini del potere, infatti, non capiscono come sia possibile che il Messia, pur potendo schiacciare l'umanità sotto la sua potenza, non abbia neppure il desiderio di farlo.
vv. 49-53
L'insistenza del funzionario lascia trasparire la gravità della malattia del ragazzo. Ma, al di là della circostanza specifica, l'atteggiamento del funzionario rivela anche l'impotenza umana dinanzi alle esperienze più estreme della vita come pure dinanzi al mistero della morte. L'evangelista mette qui in evidenza il contrasto tra l'uomo del potere, il rappresentante della classe dirigente, e la superiorità del male rispetto al potere umano. Dinanzi alla grave malattia di suo figlio, quest'uomo potente è costretto a dichiarare la sua impotenza. Si rivolge perciò a Cristo, avendo costatato l'inutilità delle proprie risorse, come ci si rivolge a un potere superiore. Il funzionario ritiene però che Cristo abbia bisogno di essere fisicamente presente per poter operare il miracolo, ma Cristo preferisce non muoversi dal suo posto. In questo modo Egli manda in frantumi ancora una volta la logica del potere: la caratteristica di questo miracolo di guarigione è la naturalezza con cui è compiuto. Cristo esaudisce la richiesta del funzionario, ma lo fa senza ostentazione di potenza, evitando persino di essere presente laddove il miracolo si verifica. L'unico segno che la guarigione del bambino non è casuale ma è il risultato di un comando esplicito di Cristo, sarà la coincidenza perfetta dell'orario (v. 52). Inoltre, il fatto che Cristo rifiuti di andare a Cafarnao rappresenta la condizione basilare per ogni azione divina di liberazione: lo spazio per un atto libero di adesione di fede. All'inizio del loro dialogo, Gesù aveva letto nel cuore del funzionario e aveva visto la sua fede insufficiente: "Se non vedete segni e prodigi voi non credete". Anche nel chiedere la guarigione del proprio figlio, il funzionario si appoggia ai segni miracolosi già compiuti da Cristo. La vera fede, quella che ottiene da Dio ogni guarigione, non si deve appoggiare alle dimostrazioni e ai portenti, ma solo alla parola di Cristo. Cristo non scende a Cafarnao insieme al funzionario, e apparentemente gli nega qualcosa, ma il suo scopo è quello di dargli la possibilità di compiere un atto di fede nella sua parola: "Va', tuo figlio vive".

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