"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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vv. 8-9
L'apice di tale sostituzione è rappresentato senz'altro dal comando di Gesù: "Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina". Cristo dimostra così di essere Lui stesso la nuova sorgente della salute, a cui gli uomini dovranno attingere d'ora in poi se davvero vorranno guarire dalle loro malattie. La guarigione dell'infermo ha un carattere immediato e subitaneo. La frase di Gesù sottolinea che con la salute del corpo, quest'uomo ha recuperato anche la libertà di movimento, ossia la sua dignità di uomo libero: "cammina". L'atto con cui il Messia guarisce la persona, non ha perciò un carattere parziale. Cristo guarisce l'uomo tutto intero. Nel guarire l'infermo della piscina, l'obiettivo di Gesù non è quello di ridargli solamente la salute, ma quello, ben più alto, di restituirgli la condizione di uomo libero. Non si tratta quindi di guarire la parte malata, ma di condurre l'uomo alla pienezza della vita. Va notato, inoltre, il cambiamento della posizione del lettuccio: l'infermo vi stava prima adagiato sopra, ma adesso che è guarito se lo carica sulle spalle. La parola di Cristo rende l'uomo signore di ciò che prima lo dominava. Il lettuccio c'è ancora, ma ha smesso di opprimere la persona. Anche l'esperienza ordinaria di guarigione, connessa al cammino di fede, deve essere inquadrata in questa medesima prospettiva: non necessariamente veniamo liberati da quelle cose che ci opprimono, ma di certo, in forza delle virtù evangeliche, il nostro spirito si solleva al di sopra delle piccinerie umane, che cessano di inquietarci, anche se non cessano di esserci.
vv. 10-11
Ma quel giorno era un sabato. Cristo agisce senza tenere conto delle prescrizioni della legge mosaica, che proibiva qualunque lavoro in giorno di sabato. Dall'altro lato, però, Egli osserva le festività del calendario ebraico e si reca in pellegrinaggio a Gerusalemme, secondo le prescrizioni. Da questo si comprende come la libertà di Gesù dalle istituzioni ebraiche non sia dettata dall'arbitrarietà: Cristo riconosce le istituzioni giudaiche in ciò che hanno di buono, ma ne annuncia anche la provvisorietà e la loro prossimità a scomparire. L'osservanza del sabato, poi, così come la intendono i farisei, non è giudicata buona da Cristo, in quanto è posta in contrasto con il bene della persona umana. Dal punto di vista di Gesù, invece, non può esistere alcuna legge buona, nel momento in cui essa venga posta al di sopra della persona. Per questo Egli non si ritiene obbligato a osservarla, perché le esigenze dell'amore sono superiori a quelle di qualunque legge. Proprio questa prospettiva, così nuova, lo metterà in urto con la classe dirigente, per la quale invece prima viene la legge e dopo, eventualmente, la persona. Questo primato della legge ha come risultato la condizione di sudditanza e di non libertà del popolo: se Cristo avesse osservato il sabato nei termini in cui i farisei lo intendono, quell'uomo paralitico sarebbe rimasto ancora disteso sul suo giaciglio di dolore. E in realtà, tutte le volte che le esigenze della legge soffocano quelle dell'amore, la persona rimane chiusa nelle sue infermità e nelle sue molteplici paralisi. Si vede chiaramente dal contrasto delle parole con le quali i farisei si oppongono a Cristo; laddove Lui aveva detto "prendi il tuo giaciglio", essi dicono "non ti è lecito prendere il tuo giaciglio". Non c'è dunque esperienza di libertà, dove il maggior bene e la dignità della persona umana non sono perseguiti. Per questo Cristo chiederà ai suoi discepoli di considerare la legge al servizio dell'uomo e non viceversa: "Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato" (Mc 2,27).
v. 12
La domanda che essi pongono all'uomo guarito da Gesù dimostra che essi non hanno nessuna reazione nell'apprendere la sua guarigione; ciò che li fa reagire non è la gratitudine e la gioia per una persona che ha riacquistato la salute, dopo lunghi anni di infermità, ma è il fatto che la sua guarigione comporti la trasgressione di un precetto della legge. Evidentemente, del bene del persona a loro non interessa nulla. Essi preferiscono che quell'uomo rimanga infermo e sottomesso agli schemi del potere, mentre Gesù lo libera da entrambe le cose. Ma in realtà a loro non interessa neppure l'osservanza della legge in quanto tale, quel che essi veramente temono, e che li porterà a decidere la morte di Cristo, è perdere la loro egemonia sul popolo. La potenza di liberazione che si sprigiona dal Messia, rovescia davvero i potenti dai troni, come dice la Vergine Maria nel suo Magnificat. L'osservanza del sabato, posta al di sopra del bene della persona, non è più un modo di glorificare Dio, ma di conservare intatto il proprio potere. Il passaggio di Cristo e il significato profondo del suo insegnamento, fa tremare fin dalle basi i loro piccoli troni. Da qui una totale incapacità di rallegrarsi per la notizia di una guarigione e la loro reazione violenta contro Cristo. Essi assumono già l'atteggiamento di inquisitori e chiedono l'identità di quell'uomo che lo ha liberato dalle catene con cui essi lo avevano aggiogato. Inizia così la ricerca di Lui per ucciderlo.
vv. 13-15
La domanda dei giudei non trova però alcuna risposta adeguata, perché l'uomo guarito non sa neppure chi è colui che lo ha guarito. Cristo non si è fatto riconoscere nella sua identità e si è subito dileguato tra la folla, subito dopo avere operato il miracolo. Di nuovo, con questo atteggiamento improntato al nascondimento, Gesù manifesta la vera destinazione del proprio potere di guarigione: non è per mettere Se Stesso in evidenza, né per suscitare una vana ondata di entusiasmo popolare. Come farà anche in altre occasioni, come ad esempio dopo la moltiplicazione dei pani, anche qui Cristo esce subito di scena e si nasconde. Dall'altro lato, si coglie anche una seconda caratteristica che ricorre nella azione abituale del Risorto nella vita dei credenti: non sempre il Signore ci rende consapevoli dell'azione sanante che Egli compie alle radici della nostra vita. Almeno non nel momento in cui si verifica. Vi sono infatti anche delle guarigioni che iniziano con esperienze dolorose e perciò sul momento non ci appaiono tali. Vi sono poi altre guarigioni così profonde che sfuggono perfino alla nostra stessa attività cosciente. Col tempo, però, Dio fa luce. Per questo l'evangelista aggiunge al v. 14 che successivamente Gesù "lo trovò nel Tempio"; più precisamente dovremmo tradurre: "Gesù andò a cercarlo nel Tempio". Il senso del testo greco non è quello di un incontro casuale, ma di una ricerca da parte di Gesù. La volontà di Dio è che la persona prenda coscienza dell'opera dello Spirito e della divina pedagogia, ma ciò non può avvenire in tempi brevi, bensì dopo un certo tempo, come suggerisce l'inizio del v. 14 con la sua espressione greca meta tauta, che significa "dopo ciò", oppure, come sarebbe più opportuno tradurre qui, "dopo breve tempo". Sempre al v. 14 Gesù dà all'uomo guarito un preciso avvertimento: "non peccare più, perché non ti accada di peggio". L'esperienza dell'infermità, e soprattutto le ferite interiori che impediscono alla persona di vivere in pienezza, tutto ciò ha sempre un certo grado di collegamento col peccato personale. Cristo intende dire all'ex paralitico che questa divina benevolenza, per la quale egli ha ricevuto la salute piena, potrebbe perdere tutta la sua efficacia positiva, qualora l'uomo non rispondesse all'Amore con l'amore. In altre parole, ciò significa che rischia di essere vano e fallimentare qualunque cammino di guarigione che non sia sostenuto e corroborato da una ferrea volontà di conversione personale. Anche qui risuona tra le righe la domanda posta da Gesù ai primi discepoli: "Che cercate?" (Gv 1,38). Potrebbe infatti succedere di cercare Cristo perché "abbiamo mangiato i pani e ci siamo saziati" (cfr. Gv 6,26), ma non perché Egli ci conduce alla conoscenza del Padre. In particolare, la guarigione del paralitico svela il suo significato profondo di guarigione globale, ossia di restituzione all'uomo della sua dignità personale, proprio in questo avvertimento di Gesù che suona, al di là delle parole, come un avvertimento a non ricadere per volontà propria in quella antica schiavitù da cui egli è stato liberato per volontà e iniziativa di Dio. Tale avvertimento non ha però un carattere di imposizione: Cristo non impone la libertà che ha offerto all'uomo; la propone, sì, in maniera efficace, facendola persino gustare in certi particolari momenti, perché uno sappia cosa Dio intende donare, ma poi attende l'opzione personale di ciascuno.All'azione di Cristo, che ha restituito all'infermo della piscina la sua libertà e la sua dignità, si oppone il gruppo dei farisei; essi, in nome della legge mosaica, impongono una proibizione: "E' sabato e non ti è lecito prendere il tuo lettuccio" (v. 10). Vogliono ricondurre allo stato di schiavitù l'uomo che Cristo ha liberato col suo potere. Da parte dei farisei, si tratta di un madornale fraintendimento dell'autorità religiosa: la convinzione che essa autorizzi a possedere le persone e a spadroneggiare sulla loro libertà. L'unica autorità religiosa autentica è quella svelata da Cristo nei propri gesti: un'autorità che rende liberi e non strumentalizza mai le persone ad essa affidate. Stupenda, da questo punto di vista, la parola dell'Apostolo: "Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia" (2 Cor 1,24).

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