"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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vv. 60-71:
Questi versetti descrivono la reazione della comunità dei discepoli, lasciando sullo sfondo gli atteggiamenti dei giudei. L'evangelista mette a fuoco ciò che accade nel gruppo dei discepoli presenti, i quali giudicano esagerate le esigenze del Maestro. Un amore spinto fino al dono della vita sembra inaccettabile a chi si muove ancora nell'orizzonte di un messianismo nazionalista innalzato sulla gloria terrena. Ai loro occhi la morte può solo essere intesa come un fallimento e non come la rivelazione più alta dell'amore. Il giorno precedente avevano tentato di farlo re, ma non avevano compreso la sua fuga e il suo silenzio. Ora, dinanzi alla manifestazione esplicita delle esigenze del discepolato, molti si tirano indietro, giudicandole eccessive. La verità annunciata dal Maestro appare così, ai loro occhi come uno scandalo: "Questo vi scandalizza?". Ricordiamo che in lingua greca il termine skandalon indica la pietra dove si inciampa. Perfino la verità stupenda svelata da Cristo, diventa una pietra di inciampo per chi non ha ancora raggiunto la statura adeguata. La scoperta della discesa di Gesù, cioè lo stile dell'amore che si dona, è un inciampo per chi è legato alle esigenze dell'io umano; per essi diventa incomprensibile anche la risalita di Gesù: "E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dove era prima?". La risalita di Gesù è la gloria che si manifesta nel dono di Sé. La risalita è in definitiva il compimento del mistero pasquale, dove essere innalzato sulla croce è lo stesso che essere elevato verso Dio. Nessuno può capire questa verità, senza prima avere rinunciato a se stesso. La rinuncia a se stessi sembra una mortificazione senza scopo a coloro che non sono riempiti dallo Spirito Santo; essi hanno solo le risorse della carne: "E' lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla". Lo Spirito Santo trasforma in pienezza di vita ciò che alla carne sembra un'esperienza di morte. E lo Spirito si riceve nella Parola: "Le parole che vi ho dette sono Spirito e vita". Da qui inizia un processo di divisione che porta alcuni discepoli ad allontanarsi: l'esercizio della loro libertà è garantito totalmente dal Maestro e ciascuno prende la posizione che ritiene di dover prendere. A questo punto Gesù si rivolge ai Dodici. Anche al gruppo dei Dodici, fondamentale per la nascita della Chiesa, Gesù chiede di prendere una decisione libera: "Volete andarvene anche voi?". La libertà che Dio concede alla sua creatura lo espone al rischio - che Cristo personifica in pieno - di rimanere solo. Alla domanda di Gesù, solo Pietro risponde, esprimendosi al plurale: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna" (v. 68). Egli parla a nome di tutti, manifestando il pensiero comune dei Dodici, la loro consapevolezza che senza di Lui tutto sfuma nel nulla. In particolare, la domanda "da chi", posta prima del riferimento alla parola di vita, allude a un'altra consapevolezza dei Dodici: le esigenze di Gesù non si esauriscono in un insegnamento orale; esse sono inseparabili dal suo stile di vita, cosicché il suo insegnamento scaturisce dal suo modo di essere Uomo. Nel porre le sue esigenze, Gesù non fa altro che descrivere Se stesso. Egli stesso dirà poi ai discepoli: "Amatevi come Io vi ho amato" (cfr. 13,34), intendendo porre come normativo il suo personale modello. La risposta di Pietro approda a una professione di fede, anch'essa al plurale: "Noi abbiamo creduto e conosciuto che Tu sei il Santo di Dio" (v. 69).

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