"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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vv. 41-42
La pretesa di Gesù di essere Lui stesso il pane che discende dal cielo, contrasta con la sua natura umana, con la sua origine da Nazaret, con il fatto di avere una madre e un padre. L'umanità di Gesù è insomma la pietra di scandalo che impedisce ai giudei di accoglierlo come Figlio di Dio, anzi sarà proprio questo il capo di accusa che lo porterà davanti al tribunale del Sinedrio. Ma per i suoi discepoli, d'ora in poi, Dio dovrà essere cercato nell'umanità di Gesù.
vv. 43-46
Gesù non entra in polemica circa la sua origine divina: "Non mormorate tra voi". Dal suo punto di vista è del tutto inutile il dialogo, quando gli animi non sono aperti alla ricerca della verità, ma si trovano in diverse maniere vincolati ai loro pregiudizi. Essi non discutono, ma mormorano; vale a dire: il loro parlare non esprime il confronto leale, bensì la non accettazione aprioristica dell'insegnamento di Gesù e del dono che il Padre ha fatto in Lui a tutta l'umanità. Il dono di Dio si scontra in sostanza coi loro pregiudizi teologici, che sono la vera prigione del loro spirito. Il risultato è che essi resistono all'attrazione del Padre che vorrebbe condurli fino al Figlio: "Nessuno può venire a Me se non lo attira il Padre". Ma ciò significa pure che il rifiuto di andare verso il Figlio altro non è che il risultato della resistenza all'attrazione del Padre. Sarà certamente questo il senso del peccato contro lo Spirito indicato con parole diverse dai sinottici (cfr. Mt 12,31). Il Padre esercita nel cuore umano una continua attrazione verso il Figlio, ed è lo Spirito che produce un tale innamoramento. Chi vi resiste, pecca perciò contro lo Spirito. Il fascino che l'animo umano avverte per la ricerca della verità è appunto l'attrazione del Padre verso il Figlio, realizzata dallo Spirito. Ma occorre smantellare ogni verità personale precostituita e ogni pregiudizio. Dall'adesione libera a Cristo deriva la vita definitiva: "Io lo risusciterò nell'ultimo giorno". Gesù cita inoltre il testo profetico di Is 54,13, ma in una forma leggermente variata: "E tutti saranno ammaestrati da Dio". Il testo originale dice invece: "Tutti i tuoi figli saranno discepoli del Signore". In questa prospettiva isaiana il discepolato è accessibile solo ai figli di Israele, mentre Gesù universalizza la chiamata al discepolato eliminando dal testo di Isaia "i tuoi figli", che ne avrebbe ristretto il significato. La chiamata al discepolato viene sintetizzata da Gesù nel v. 45: "Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da Lui, viene a Me". In altre parole, l'attrazione interiore compiuta dal Padre nello Spirito costituisce la base del riconoscimento del Cristo Maestro. Il discepolato si rivela così come un'opera trinitaria; essere discepoli equivale a essere inseriti nella comunione trinitaria, perché non si può riconoscere il Cristo Maestro se non in seguito a un'azione divina compiuta nel nostro cuore dal Padre e dallo Spirito. Tale chiamata al discepolato è universale. Nessun uomo, e a maggior ragione nessun battezzato, è estraneo a questa interiore attrazione. Tutti sono attirati al Figlio, anche se non tutti si lasciano attirare. Chi si lascia attirare, non vive solo una relazione personale col Cristo Maestro, ma vive la vita trinitaria, vive l'amore sostanziale dello Spirito; senza questo amore non esiste alcun discepolato cristiano, ma solo quello mosaico. Il discepolato cristiano, che si realizza concretamente aderendo al modello umano del Cristo storico, riceve dal Padre la possibilità di capire in profondità la verità di Cristo insieme al mistero della sua personalità. Del resto, è la medesima esperienza fatta dall'Apostolo Pietro a Cesarea di Filippo: "Beato te, Simone, figlio di Giona, perché non la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli" (Mt 16,17). Il discepolato nei confronti del Padre è dunque anteriore a quello vissuto nei confronti del Figlio. Dall'altro lato, il Padre può attirare gli uomini al Figlio in quanto il Figlio ha rimosso l'ostacolo del peccato che prima lo impediva. Per questo, Gesù stesso precisa che non c'è nessuno che "abbia visto il Padre, ma solo Colui che viene da Dio ha visto il Padre". L'unico che ha accesso diretto alla conoscenza del Padre è il Figlio e solo mediante Lui gli uomini possono essere chiamati dal Padre al discepolato cristiano.

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