"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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vv. 31-32
Qui Cristo si rivolge ai giudei che gli hanno creduto, esigendo da loro un secondo atto, successivo a quello del credere: la fedeltà alla sua Parola. In sostanza, davanti a Lui potrebbe succedere di assumere la posizione dei simpatizzanti, ossia l'atteggiamento di chi apprezza la nobiltà dei principi del vangelo, ma da lontano. Un po' come quei films o quelle opere teatrali, la cui trama si segue con interesse e con trasporto emotivo, anche se non si vorrebbe mai essere nei panni del protagonista. Il vangelo talvolta rischia di essere apprezzato in un modo simile: ammirato nei suoi principi e fuggito nelle sue esigenze quotidiane. Certo non è questo ciò che Cristo chiede ai suoi discepoli. Cristo non vuole ammiratori, vuole dei discepoli che vivano come Lui. Chi ha posto fede nel suo insegnamento, deve anche trasferirsi nel mondo di Gesù, tagliando i ponti col mondo della tenebra. Il suo insegnamento altro non è che il modello umano da Lui personificato. In esso ogni discepolo deve sapersi calare. Cristo lo chiede esplicitamente anche ai giudei che avevano posto fede nelle sue parole; essi avrebbero dovuto tagliare i ponti col regime della tenebra, rappresentato dal potere religioso di Gerusalemme. Un'adesione puramente intellettuale, come quella che si dà alle verità astratte, non è sufficiente per entrare nel discepolato cristiano. Il segno di autenticazione del passaggio dall'ammirazione astratta alla accoglienza reale del messaggio di Gesù, è l'amore, come Cristo stesso preciserà molto più avanti, ormai sul punto di compiere ogni cosa, nella luce del cenacolo, consegnando ai suoi discepoli il comandamento nuovo, cioè la capacità di amarsi secondo l'icona della lavanda dei piedi: "Se dunque Io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri... Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come Io vi ho amato" (13,14.34). Chi aderisce concretamente al modello umano di Gesù, riceve lo Spirito Santo, che lo abilita ad amare con modalità divina. Infatti, l'icona della lavanda dei piedi esprime una modalità divina di amare, alla quale tutti i discepoli sono chiamati. Inoltre, una seconda, inconfondibile, caratteristica di chi vive la vita nello Spirito, oltre all'amore, è la libertà: "conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (v. 32). Lo Spirito Santo conduce infatti la persona alla scoperta di Dio come Padre e di se stesso come figlio, da questa divina figliolanza totalmente recuperata, scaturisce l'esperienza più bella del cristiano: la libertà da ogni sudditanza. Il battezzato, in quanto figlio di Dio, non è un suddito, non è uno schiavo, colpito dal primo vento che soffia, è invece un principe dalla grande statura, ai cui piedi si frantumano tutte le forze del male, quando egli vive davvero nella luce piena. E' infatti la stessa libertà di Gesù, comunicata ai suoi discepoli, elevati al rango di figli di Dio. Tale libertà è però autentica solo nel dono di sé ispirato dall'amore. Lo schiavo diventa libero per amare, come Cristo che usa la sua libertà per consegnarsi al disegno del Padre. La vera schiavitù che contraddice la divina figliolanza è infatti l'incapacità di diventare amore.
vv. 33-34
La reazione degli interlocutori esprime la realtà del peccato del mondo, cioè l'illusione di non essere bisognosi di salvezza, essendo già salvi per definizione: "Non siamo mai stati schiavi di nessuno". In forza di questo presupposto, non ci può essere spazio per nessun dono di Dio, perché la pienezza di se stessi è una muraglia insormontabile. È il vero, imperdonabile, peccato contro l'amore. La risposta di Gesù è categorica: "Chiunque commette il peccato, è schiavo del peccato". Dal punto di vista di Gesù, il peccato non è semplicemente una deviazione morale, esso è molto di più: è una forza tirannica, è un potere straniero capace di dominare la vita degli uomini. La nascita nella discendenza di Abramo non garantisce nulla, quando ci si lascia liberamente risucchiare dalla potestà della tenebra. Il risucchio delle forze del male è accolto liberamente dalla persona, ma subito dopo subentra la schiavitù, che nessuna forza, all'infuori di quella del Messia, può vincere. Per essere liberati basta, però, prendere coscienza di essere bisognosi di Lui.

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