"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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vv. 35-36
Il riferimento allo schiavo che non rimane sempre in casa è collegato ancora alla figura di Abramo e ai suoi due figli, Isacco e Ismaele. Quest'ultimo, come sappiamo dal libro della Genesi, venne cacciato insieme alla madre, appunto perché figlio della schiava che non poteva partecipare alla eredità dei beni di Abramo. Il figlio che rimane a casa e che partecipa dell'eredità come un uomo libero, è quello che nasce dalla parola della divina promessa, accolta da Abramo nella fede. Isacco è dunque l'uomo libero, generato dalla Parola di Dio accolta nella fede. Sul piano cristologico, Isacco è anche figura di Gesù, il Figlio libero che offre a tutti gli Ismaeli, cioè agli uomini nati secondo la carne e da Lui desiderati come fratelli, la partecipazione alla propria libertà di Figlio generato nello Spirito, perché solo Lui rimane sempre nella casa del Padre in forza di un diritto inalienabile. In essa Egli prepara un posto per ciascuno dei suoi discepoli: "Io vado a prepararvi un posto" (Gv 14,2).
v. 37
La discendenza di Abramo non giova, se essa non conduce a vivere come lui. L'unica paternità autentica, agli occhi di Gesù, consiste nella similitudine del cuore. Essere figli di Abramo, che per i giudei è un titolo di merito, non può valere nulla, quando Abramo non rivive nei suoi figli. La sua paternità si riduce a qualcosa di puramente esteriore, un legame genealogico senza il passaggio dell'eredità spirituale lasciata dal grande patriarca. Gli interlocutori di Gesù si gloriano di essere figli di Abramo, ma nel respingere l'insegnamento divino, di cui Lui è portatore, dimostrano di non avere lo spirito di Abramo. Analogamente, anche l'Apostolo Paolo, nella lettera ai Romani, considera discendenti di Abramo, e figli della promessa, solo coloro che vivono di fede come Abramo. Al contrario, dal punto di vista di Gesù, esiste anche una paternità esercitata dal demonio, una paternità che è tanto più autentica, quanto più lo spirito dell'uomo somiglia a quello di satana, in base alla posizione che prende nei confronti della verità di Cristo. Questa seconda, orribile paternità, è quella che Gesù vede nei loro spiriti, mentre il nome di Abramo è solo una copertura, che camuffa il loro occulto schieramento contro Dio, che tuttavia si rivela visibilmente nella loro ostilità verso il suo Figlio unigenito. Lo stesso avviene nella vita della Chiesa: non possiamo nascondere la nostra identità di figli di Dio, quando davvero camminiamo con Lui; ma non possiamo neppure nascondere l'ostilità del nostro cuore verso Dio, quando essa ci afferra nei tempi in cui satana tenta di divenire il nostro direttore spirituale. Se ciò gli riesce, non può rimanere nascosto agli occhi dei veri discepoli. La mancanza delle virtù evangeliche, e l'imperfezione dei comportamenti, è una tale stonatura rispetto alla fede che si professa esteriormente, che i veri discepoli, quando ne sono spettatori, ne rimangono frastornati. Per loro non c'è bruttezza maggiore di un cuore umano non armonizzato con il Cuore di Dio.
vv. 38-40
L'opposizione dei giudei nei confronti di Gesù, dimostra che essi non hanno Abramo per padre, ma nemmeno Dio può esserlo, dal momento che essi respingono quel che proviene dalla sua divina Paternità. Senza mezzi termini, Cristo dichiara apertamente che essi hanno consegnato il loro spirito a un altro "padre": "Voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro" (v. 38), fino al punto culminante di una terribile rivelazione: "voi avete per padre il diavolo" (v. 44). Infatti, la figliolanza è un fatto dinamico, non statico; essere figli significa essere portatori di una fisionomia, di un approccio con la vita, di una eredità spirituale. I giudei affermano di avere Abramo per padre, mentre tentano di uccidere chi porta loro un messaggio divino, assumendo un atteggiamento contrario a quello di Abramo, che invece rimase sempre disponibile, nella sua fede fiduciale, a ogni ulteriore appello di Dio.
vv. 41-42
Se essi si comportano diversamente da Abramo, rimane aperto l'interrogativo sulla paternità che forgia il loro spirito. Abramo non è il loro padre, ma neppure Dio lo è, visto che essi escludono dalla loro vita proprio il Figlio unigenito. Rimane perciò una sola possibilità: l'unico che ha interesse di cancellare la presenza di Gesù da questo mondo è il diavolo; a questo desiderio e a questa paternità essi si rendono docili, realizzando il progetto omicida di satana. Non è difficile allora prendere coscienza dello spirito dal quale si è mossi: basta guardare qual è la posizione che prendiamo dinanzi al Figlio di Dio. Chi è da Dio, accoglie la sua Parola e la vive. Chi non è da Dio, sceglie la lontananza, e se anche viene raggiunto dalla Parola, manca della pratica reale di essa. E' sempre drammaticamente possibile essere con Cristo, ma non avere Cristo; è possibile avere la Parola, ma non essere trasformati dalla Parola. Tutti i peccati scaturiscono da qui, tutti i peccati da quello veniale al deicidio del tradimento di Giuda, tutti i mali hanno radice nell'avere la conoscenza di Cristo senza essere penetrati dalla sua novità. La totale non conoscenza del vangelo č molto meno grave di questa azione dello spirito dell'anticristo, che rende impermeabili alla Parola gli eletti, facendoli decadere dalla grazia, mentre la loro vita esteriore rimane intatta, e talvolta impeccabile agli occhi degli altri, ma nel loro cuore Cristo viene ucciso, buttato fuori dalla sua vigna, come nella parabola che il Maestro rivolge ai sommi sacerdoti che poi lo condanneranno. La loro santitą č soltanto apparente, un abito esteriore capace di ingannare solo gli uomini, ma Dio vede dentro e conosce gli autentici suoi servi uno per uno, distinguendoli dalle monete false. Tuttavia, questa distinzione non sarą palese se non a suo tempo.

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