"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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vv. 43-44
Per intanto, Cristo deve constatare che la sua Parola non trova posto in loro. In fondo è già questo un criterio di discernimento: la Parola di Dio non trova riscontro negli animi che ne rimangono volontariamente estranei. In sostanza, la Parola di Dio si comprende per "connaturalità", vale a dire che non si può aspettare di vedere la dimostrazione della sua verità per porre fede in essa. La Parola di Cristo si rivela vera solo dopo essere stata creduta. Per questo, chi attende delle prove anticipate, non giunge mai alla fede autenticamente teologale. Così gli interlocutori di Gesù: la sua Parola non trova posto in loro, perché non è accolta nella fede. La ragione per la quale essi non accolgono nella fede l'insegnamento di Gesù, era stato chiarito già prima: i giudei che lo perseguitano non sono schierati dalla parte del Dio vero nell'intimo delle loro coscienza (cfr. 8,19), anche se apparentemente spendono la vita al suo servizio; a causa della loro intima estraneità al Dio di Israele, essi non sentono vibrare, dentro di loro, il tasto della verità, mentre Cristo sta parlando. Al contrario, i discepoli di Emmaus, secondo il racconto lucano, simbolo della comunità che riconosce il Risorto nei suoi segni, percepiscono qualcosa che accade nel loro cuore al suono della Parola di Gesù, qualcosa che rassomiglia a un calore di fiamma (cfr. Lc 24,32). A questo proposito, Cristo dice esplicitamente ai giudei: "Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo" (v. 42). Insomma, qualunque uomo che abbia scelto di servire la verità nel profondo della propria coscienza, al suono della Parola di Gesù, ne rimane conquistato e sente di dover poggiare su di essa la propria fede, senza ulteriori dimostrazioni. La Parola da sola si rivela come vera a tutti gli uomini di buona volontà. Chi invece ha orientato altrove la propria volontà, giudicherà insufficiente qualunque dimostrazione o miracolo, ragionandovi su come un grande pensatore. Ciò è dimostrato dal fatto che neppure il segno più forte a testimonianza del potere messianico di Gesù, ovvero la risurrezione di Lazzaro, ha potuto fare breccia nella loro incredulità. Anzi, i sommi sacerdoti decisero di uccidere anche lui (cfr. 12,10-11). Questa decisione del sinedrio è la dimostrazione più forte del fatto che nessun miracolo è capace di suscitare la fede in persone, la cui coscienza non sia orientata verso la verità. In questo caso specifico, Gesù parla addirittura di una paternità che Satana esercita nei confronti del loro spirito, dirigendolo secondo i propri progetti di morte.

vv. 45-47
Questa è la vera ragione per cui la Parola di Gesù, che rispecchia la verità di Dio, non trova posto in essi: "Chi è da Dio ascolta le parole di Dio: per questo voi non le ascoltate, perché non siete da Dio". Si tratta di una argomentazione dalla logica stringente: chi sta dalla parte di Dio, si sente conquistato dalle parole di Dio. Essi professano con le labbra di essere figli di Dio, ma non sono capaci di distinguere e di apprezzare quel che proviene da Dio. Qui si smaschera la loro menzogna e la loro derivazione dal padre della menzogna. Non accettano chi viene nel nome di Dio, ma accolgono di buon grado chiunque venga nel proprio nome. Gesù lo aveva già detto loro: "Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome, lo ricevereste" (Gv 5,43). E' infatti tipico del mondo, amare ciò che è suo e detestare chi si presenta come testimone e pellegrino di un altro regno. Anche i discepoli, a suo tempo, sperimenteranno la stessa estraneità: "Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma Io vi ho scelti dal mondo, il mondo vi odia" (Gv 15,18-19).

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