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La Parola di Dio riprende oggi un tema che sembra stare molto a cuore ai liturgisti in questa fase iniziale del tempo di Avvento, ed è il tema della fede, un tema che ci è stato già presentato nei giorni precedenti e che ancora una volta ritorna nella liturgia odierna per sottolineare un particolare aspetto della fede, che è il suo necessario carattere fiduciale. Il testo di Isaia fa riferimento al “popolo giusto che si mantiene fedele. Il suo animo è saldo; tu gli assicurerai la pace, pace perché in Te ha fiducia”. Si tratta dunque di una fedeltà fiduciosa quella che consente la conquista della pace; e poi aggiunge: “confidate nel Signore sempre”. Il che significa che, è proprio di chi vive la fede fiduciale, confidare in Dio in ogni circostanza, sia quando Lui dispone le cose in un modo a noi gradito o favorevole - almeno così sembra talvolta al nostro corto giudizio - sia quando ci sono disposizioni divine che vanno in senso contrario rispetto ai nostri desideri o a ciò che noi consideriamo un bene. “Confidate nel Signore sempre”, significa che Dio merita la nostra fiducia, anche quando ci toglie tutte le cose che, secondo il nostro umano giudizio, ci sembrano necessarie. La fede fiduciale ha questa caratteristica fondamentale: ci libera dai nostri giudizi e dalle nostre valutazioni, e ci infonde la regale capacità di fare a meno degli appigli di ordine umano. Così, senza di essi, ci sentiamo sicuri ugualmente. Questo avverbio di tempo, “sempre”, indica inequivocabilmente che la confidenza fiduciale è indipendente dalla circostanza momentanea che la persona attraversa. Ritornano così le figure antitetiche, precedentemente incontrate, del centurione che non ha sotto gli occhi nessun miracolo, ma solo una Parola della quale si fida, e dei Dodici sul monte della moltiplicazione dei pani: essi, che hanno sotto gli occhi una serie di miracoli di guarigione, non si rendono conto che la semplice presenza di Cristo è già la soluzione a ogni carenza e fissano lo sguardo solo su ciò che manca: “Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?”. Anche qui sentiamo l’eco del monito di Isaia: “Confidate nel Signore sempre”, anche in un deserto dove manca tutto; basta che ci sia Lui. La fede fiduciale esige questa capacità di credere alla Presenza salvifica di Cristo più che ai propri occhi, ai propri sensi e alla propria mente: è questa la fede che rende saldi gli animi in ogni circostanza! Notiamo ancora che soltanto alla fine del testo si dice che il Signore “ha abbattuto coloro che abitavano in alto; la città eccelsa l’ha rovesciata”. E’ l’immagine di una giustizia compiuta, ma che si realizza dopo che il popolo si è fidato del suo Dio: non c’è prima una descrizione dell’opera di Dio e successivamente l’affermazione della fiducia del popolo. La posizione degli elementi in questa pericope di Isaia prevede prima l’affermazione della fiducia, di cui il Signore è degno sempre e in qualunque circostanza; dopo si afferma che Dio ha rovesciato coloro che abitavano in alto. Il tema della fede fiduciale ritorna nel vangelo, scelto opportunamente in ragione del simbolo della roccia: Isaia invita alla fede fiduciale con questa motivazione: “il Signore è una roccia eterna”. Il vangelo di Matteo parla di una casa edificata “sulla roccia”; la sua stabilità non dipende da una base dimostrata in precedenza, bensì da una Parola creduta e vissuta: “Chiunque ascolta queste mie parole… è simile a un uomo che ha costruito la sua casa sulla roccia”. Non si tratta di vedere l’opera di Dio, e dopo averla vista, offrirgli la fiducia. Non sarebbe fede. Ecco perché, tornando alla fede del centurione, Cristo afferma di non avere trovato neanche in Israele una fede così grande. Perfino l’atteggiamento dei suoi discepoli, quelli che più da vicino ascoltano le sue parole, non riescono a fidarsi così, senza vedere niente. “Perciò chiunque ascolta queste mie parole… è simile a un uomo che ha costruito la sua casa sulla roccia”. Si tratta allora di accogliere la Parola e vivere di essa, esprimendo a Dio una fiducia incondizionata sempre, qualunque cosa Egli voglia disporre a nostro riguardo. Questo è l’unico modo di fondare la propria vita sulla roccia e non essere sorpresi né spazzati via dalle tempeste dell’esistenza.

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