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Nel tempo liturgico dell’Avvento e del Natale, la Chiesa si dispone
ad attendere e ad accogliere il Signore che viene. Anche se, da un punto
di vista strettamente celebrativo, il vertice è rappresentato
dalla nascita umana di Cristo, celebrata con una solenne veglia, l’attesa
della Chiesa non si esaurisce presso la grotta di Betlemme, ma si prolunga
verso il suo ritorno alla fine dei giorni. Nella coscienza della Chiesa,
che celebra il Natale del suo Signore, l’attesa del Cristo che
viene è duplice: Egli è l’Atteso tanto nella sua
solidarietà con la debolezza della natura umana, quanto nella
manifestazione della sua gloria nella parusia finale.Nelle prime due
settimane di Avvento si riscontra una presenza continua del profeta
Isaia, che occupa lo spazio della prima lettura. Si tratta di oracoli
che, almeno da tre punti di vista, si riferiscono alle speranze messianiche:
o descrivono il rinnovamento del mondo, riempito di pace e di armonie,
o sotto la definizione di “Germoglio” alludono al principe
carismatico che nascerà dalla casa di Davide, oppure descrivono
il raduno escatologico dell’umanità presso Dio. Dalla terza
settimana di Avvento in poi si riscontra l’inserimento di diversi
altri testi biblici, profeticamente legati alle speranze messianiche,
come ad esempio l’oracolo di Balaam in Nm 24,2-17, le benedizioni
di Giacobbe morente ai suoi figli (Gen 49,2-10), la nascita del giudice
Sansone e del profeta Samuele. Tutte figure allusive del Messia venturo.
Dopo la solennità del Natale del Signore, lo spazio della prima
lettura è quasi sempre occupato dalla prima lettera di Giovanni,
che riporta la testimonianza apostolica dell’incontro diretto
col Verbo della vita.Quanto ai vangeli, dobbiamo osservare che fino
al mercoledì della seconda settimana di Avvento incontriamo dei
brani che non si riferiscono né alla nascita di Gesù né
sono tratti dai cosiddetti vangeli dell’infanzia. Si tratta piuttosto
di episodi della vita pubblica di Gesù, che sottolineano i suoi
gesti di salvezza, come ad esempio la guarigione del figlio del centurione,
la moltiplicazione dei pani, la guarigione dei due ciechi. Col giovedì
della seconda settimana di Avvento, fa la sua comparsa Giovanni Battista,
che ritorna nei vangeli dei giorni successivi fino al 17 dicembre. Da
questa data inizia la serie dei brani tratti dai vangeli dell’infanzia,
che culminano nella solennità del Natale. Dopo l’annuncio
della Nascita, e le feste immediatamente successive (S. Stefano, il
26, S. Giovanni, il 27, e i Ss. Innocenti martiri, il 28), si riparte
dal 29 dicembre coi vangeli dell’infanzia, e precisamente con
la presentazione al Tempio. Nell’ultimo giorno di dicembre, il
prologo del vangelo di Giovanni prepara la solennità della Madre
di Dio (1 Gennaio), dalla quale nasce il Verbo che era presso il Padre.
Alla domenica successiva al Natale, si colloca la festa della Santa
Famiglia. I vangeli dei giorni feriali fino all’Epifania sono
tratti da Giovanni e si incentrano soprattutto sulla figura del Battista
e sulla testimonianza che egli rende a Cristo. Dopo l’Epifania,
il vangelo del giorno dopo si apre sullo scenario della Galilea, dove
Gesù inizia la sua predicazione dell’imminenza del Regno.
I vangeli dei giorni successivi presentano i segni di salvezza compiuti
da Gesù, segni che confermano la presenza del Regno di Dio: la
moltiplicazione dei pani, Gesù che cammina sull’acqua,
la predicazione nella sinagoga di Nazaret, la guarigione di un lebbroso.
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