"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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I temi che ricorrono con particolare frequenza nella liturgia feriale del tempo di Quaresima, riguardano due punti ben precisi del cammino cristiano: la necessità della conversione per ottenere il perdono di Dio e l’infinita misericordia che si rivela nel Cristo crocifisso. Fin dalla settimana delle ceneri la conversione si specifica in tre manifestazioni, o opere, che i cristiani hanno in comune con gli ebrei: l’elemosina, la preghiera e il digiuno. Esse però devono avere, nel discepolato cristiano, un carattere pronunciatamente interiore. In se stesse, tali manifestazioni, sono dei gesti esterni, ma non possono rimanere delle pratiche abitudinarie, senza che vi corrisponda nulla nel cuore della persona che le fa. Il vero rischio di ogni pratica religiosa è infatti questo: ridursi a pura gestualità, svuotandosi dello spirito. L’invito pressante, fin dall’inizio della Quaresima, è infatti quello di rimanere alla presenza di Dio e di fare tutto per Lui, che vede nel segreto. La prima settimana approda alla meta della perfezione del Padre, data a tutti i cristiani come modello di santità. La seconda e la terza settimana sono caratterizzate da un duplice annuncio: la croce di Cristo come unica possibilità di salvezza e la rivelazione della divina misericordia. L’annuncio della croce è presentato mediante diversi testi: il suo battesimo e il suo calice, che Gesù preannuncia a Giacomo e Giovanni, la parabola del figlio buttato fuori dalla vigna (seconda settimana); Gesù cacciato fuori da Nazaret dopo il suo discorso nella sinagoga, Cristo accusato dai farisei di cacciare satana col favore di satana (terza settimana). L’annuncio della misericordia divina risuona fin dall’inizio della seconda settimana, con l’invito a essere misericordiosi come Lui. La seconda settimana si chiude poi con la parabola del figliol prodigo (sabato) che esprime nella figura del padre l’infinita accoglienza dell’uomo presso Dio. Questo tema della misericordia divina viene ancora ulteriormente sviluppato nella terza settimana, dove si afferma esplicitamente che nessuno può pretendere di ricevere da Dio il perdono dei propri peccati se non è a sua volta disposto a darlo al prossimo (martedì: parabola dei due debitori). Inoltre, una condizione preliminare per essere perdonati è la capacità di riconoscersi peccatori davanti a Dio, senza avere mai l’illusione di essere giusti (sabato: parabola del fariseo e del pubblicano). Con la quarta settimana inizia l’annuncio forte della vittoria di Cristo sul potere distruttivo della morte con la guarigione del figlio del funzionario (lunedì), la guarigione del paralitico della piscina (martedì), il discorso di Gesù sul potere del Figlio di comunicare la vita a chi vuole (mercoledì). I giorni seguenti sono dedicati poi alla descrizione dei conflitti sempre crescenti tra Gesù e la classe dirigente di Gerusalemme. La quinta settimana rimane sulla medesima linea, sottolineando però, in modo particolare, che il dolore di Cristo realizza la liberazione definitiva dell’uomo: il Crocifisso svela la gloria di Dio nel suo innalzamento (martedì) e libera mediante la conoscenza della verità (mercoledì). La quinta settimana si conclude poi con la decisione del sinedrio di eliminare Gesù, mentre Caifa profetizza senza saperlo che i figli di Dio stanno per essere radunati dalla loro dispersione (sabato).La settimana santa ha una sua particolare configurazione: i primi tre giorni sono dedicati dalla liturgia ai testi isaiani del servo sofferente di Yahweh, come prima lettura, mentre i vangeli trattano dell’ultima cena e del tradimento di Giuda. Il Giovedì Santo è dedicato alla lavanda dei piedi, gesto col quale Gesù esprime visibilmente e in modo permanente il suo servizio a Dio e all’uomo fino alla morte. Da quel momento in poi, la lavanda dei piedi diventa un riferimento ineludibile per la comunità dei discepoli. Il Venerdì Santo, infine, riprende i canti isaiani del servo sofferente, e precisamente l’ultimo, a cui accosta l’immagine del sacerdozio celeste di Cristo, presentato dalla lettera agli Ebrei. Segue il vangelo della Passione secondo Giovanni.

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