"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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Il tema delle letture odierne è ancora la conversione, considerata nel suo stadio iniziale. Le letture odierne rispondono alla domanda sulla causa scatenante della conversione, ovvero su ciò che innesca il processo che porta l’uomo a convertirsi. Ci viene risposto che la causa interiore della conversione è un dono di Dio, che noi non possiamo prevedere né pretendere; ma il dono di Dio, che sembra consistere in una particolare luce interiore, è stimolato da qualcosa che accade fuori di noi. In sostanza, la conversione è un dono di grazia, ed è un fenomeno principalmente interiore, ma è al tempo stesso un dono collegato agli eventi della vita, a fatti e personaggi che costellano la nostra esperienza, ed è ancora un dono alimentato da una riflessione matura sul mondo e sull’uomo.
Le letture odierne sono tenute insieme dalla figura del profeta Giona. La prima lettura presenta il quadro della predicazione di Giona nella grande città di Nìnive, mentre il vangelo di Luca riporta un’espressione di Gesù proprio in riferimento a Giona e alla sua predicazione. Questo collegamento delle due letture, basato sulla figura di Giona, scaturisce dal tema della Parola di Dio predicata come principale causa esterna, di cui Dio si serve per produrre internamente, a livello del cuore, un movimento di pentimento e di ritorno verso Dio.Il testo di Giona descrive la conversione di un’intera città dopo l’annuncio che il profeta ha compiuto, percorrendo le strade della città di Ninive. Giona infatti non finisce di percorrere la città, che ottiene già una risposta piena e completa da parte dei suoi cittadini; di essi si dice, significativamente, che “Credettero a Dio” (Gio 3,5). In realtà, tra le loro contrade, aveva parlato soltanto Giona. Questa sottolineatura distingue la predicazione da ogni altro discorso utile; Ogni discorso utile edifica e informa; la predicazione apostolica, invece, si concepisce nell’orizzonte biblico, come una parola non umana, che tuttavia, esteriormente, è pronunciata da un uomo. Nel vangelo, Cristo esprimerà questo concetto con una frase lapidaria rivolta ai suoi discepoli: “Chi ascolta voi, ascolta Me” (Lc 10,16). Il movimento esteriore della conversione inizia quindi con una parola creduta e accolta non come parola umana, bensì come Parola di Dio, anche se apparentemente pronunciata da un semplice uomo. Il testo di Giona intende dirci, in sostanza, a proposito della conversione, che noi non possiamo aspettarci che Dio venga a scuotere le fondamenta dei nostri appartamenti, mediante qualche prodigio personalizzato, per convincerci che Lui è il Signore: non ci sarà mai nessuna dimostrazione di potenza che possa condurci al riconoscimento di Dio come Dio. E non ci sarà per il semplice fatto che questa logica il Signore non l’ha mai applicata. L’ha rifiutata nettamente nel deserto, quando Satana gli suggeriva di dimostrare la sua potenza, facendosi trasportare dolcemente dagli angeli giù dal pinnacolo del Tempio. E l’ha parimenti rifiutata anche negli ultimi istanti della sua vita, quando gli viene chiesto un miracolo di autoliberazione per dimostrare la sua identità messianica (cfr. Mt 27,39-44). Ma Cristo i miracoli li ha fatti sempre per gli altri, mai per Se Stesso. Inoltre, ha fatto i miracoli perché ha trovato la fede, non per suscitarla. I miracoli di Gesù infatti non suscitano la fede, corroborano soltanto quella fede che già si possiede. La fede è un dono di Dio e non la conseguenza di un prodigio. Ma vi è di più: la pretesa di credere dopo avere visto un miracolo, e in modo particolare la richiesta di scendere dalla croce per convincere gli uomini della sua potenza, è un atteggiamento giudicato da Cristo come una tentazione satanica, analoga a quella del deserto. Così, l’accoglienza di Dio nella nostra vita non avviene mediante qualcosa di straordinario e di potente, ma attraverso una Parola udita e creduta. La predicazione apostolica ha dunque questa caratteristica: pronunciata dall’uomo, chiede di essere creduta come pronunciata da Dio. Solo in questo modo può verificarsi la grazia della conversione. Infatti, tutti coloro che accolgono la Parola della Chiesa come un discorso semplicemente utile o buono, su temi nobili e interessanti, ma senza giungere alla percezione della Parola di Dio come divina, è difficile che siano toccati nell’intimo. In questi casi, il cristianesimo si risolve in un’esperienza filantropica o in un insieme di buone maniere e di buone azioni. Ma il cristianesimo non intende creare persone “buone” o bravi cittadini; il cristianesimo intende creare i cittadini della Gerusalemme celeste, i santi del secolo futuro, e a ciò non si arriva senza una profonda immersione nella Parola.

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