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I
versetti chiave di questo testo si prestano a un approfondimento circa
il discernimento della volontà di Dio, del modo in cui essa si
manifesta e del modo in cui si cerca. L’insieme del racconto presenta
infatti la scoperta della vocazione di Saul come re d’Israele.
La prima cosa che colpisce il lettore è la circostanza in cui
questa scoperta si verifica. Si tratta di una circostanza assolutamente
ordinaria e banale, ossia lo smarrimento di due asine appartenenti al
padre di Saul, il quale manda suo figlio nel tentativo di recuperarle.
Partito con l’obiettivo di ritrovare le asine, Saul ritrova invece
se stesso, scoprendo la propria vocazione. Questo episodio ci suggerisce
di non considerare mai banali i fatti che si verificano nella nostra
vita quotidiana. Il carattere apparentemente banale, che costituisce
l’occasione per Saul di scoprire la propria identità e
il proprio ruolo nel disegno di Dio, ci lascia intravedere, dietro le
righe del racconto, il fatto che Dio dispone nei minimi particolari
la vita quotidiana di coloro che si affidano a Lui. Per un cristiano
non può esistere più nulla di banale, nulla di casuale,
nulla che non si integri in un ordine intelligente, in un disegno, in
un progetto che si svela e si realizza al tempo stesso nei giorni della
nostra vita terrena.Il testo che la liturgia ci offre in questa giornata,
come si vede anche dai numeri dei versetti riportati, è un testo
frammentario. La lettura integrale di questo testo, ci permette di cogliere
anche l’intenzione di Saul che muove i suoi passi verso la casa
di Samuele, il veggente. Saul si mette alla ricerca delle asine ma non
riesce a trovarle. Sapendo che Samuele, il profeta, vive in quelle regioni,
pensa di andare a trovarlo per consultarlo. Inconsapevolmente egli rimpicciolisce
il ministero di Samuele, uomo di Dio, e cade nello stesso errore del
paralitico della porta Bella, che chiede agli Apostoli Pietro e Giovanni
qualche spicciolo di elemosina, mentre essi possono dargli molto di
più (cfr. At 3,1-10). Ciò che muove Saul verso il profeta
Samuele è un motivo del tutto personale e privato: il bisogno
di sapere dove siano andate a finire le sue asine, ma l’incontro
con l’uomo di Dio lo segna a un livello più profondo, che
trasformerà totalmente la sua vita. In realtà, Dio supera
le intenzioni e le aspettative di coloro che si muovono a cercarlo nei
suoi segni e in coloro che ne rappresentano la mediazione umana. Quello
che Dio dona a coloro che lo cercano è sempre superiore a quello
che essi stavano cercando. Il cieco di Gerico chiede a Gesù il
recupero della vista, ma si sente rispondere non, come sarebbe stato
più logico, “La tua fede ti ha guarito”, bensì
“La tua fede ti ha salvato” (Mc 10,52). La vista è
restituita al cieco, ma al tempo stesso egli riceve molto di più
che la guarigione fisica. Egli entra da quel momento nell’ordine
della salvezza.Anche nella nostra esperienza cristiana c’è
una sproporzione simile, perché la nostra preghiera, i nostri
desideri, le nostre aspettative, sono sempre inferiori a quello che
Dio vuole darci; i nostri desideri somigliano alla ricerca delle asine,
mentre Dio vuole darci molto di più, vuole svelarci che in Lui
siamo diventati re, siamo stati unti.Il testo, in un altro versetto
chiave, sottolinea anche che il tempo della scoperta della volontà
di Dio non è mai immediato, o conseguente al tempo della ricerca.
Quando Samuele incontra Saul gli dice: “Oggi voi due mangerete
con me. Ti congederò domani mattina e ti manifesterò quanto
pensi” (v. 18). Tra l’incontro con il profeta e lo svelamento
della volontà di Dio trascorre un’intera giornata, che
indica appunto un tempo intermedio, ovvero la pazienza dell’attesa
del tempo opportuno stabilito da Dio per svelare a noi la sua volontà.
Il testo suggerisce un particolare atteggiamento per l’autentico
discepolato: la pazienza dell’attesa dei tempi di Dio, la disponibilità
a non cercare soluzioni immediate, né in termini di conoscenza,
né in termini di virtù. L’espressione: “Ti
manifesterò quanto pensi”, indica la rivelazione di ciò
che in lui è più profondo. Il profeta svela a Saul qualcosa
che Saul non conosce di se stesso, ossia la sua identità nuova
che si realizza nel disegno e nel pensiero di Dio. In questo incontro
con il profeta, Saul conosce se stesso sotto una luce nuova che illumina
continuamente coloro che vivono facendo a ogni istante la volontà
di Dio.Un ultimo versetto chiave è il seguente: “Ecco:
il Signore ti ha unto capo sopra Israele suo popolo. Tu avrai potere
sul popolo del Signore e tu lo libererai dalle mani dei nemici che gli
stanno intorno” (1 Sam 10,1a). Dalla storia successiva sappiamo
come questa profezia si sia realizzata solo in parte. Il potere di Saul
sul popolo è durato solo per un certo tempo, perché Dio
ha dovuto pronunciare contro di lui una sentenza di rigetto nel momento
in cui Saul ha assunto, nei confronti della propria regalità,
un atteggiamento a sistema chiuso. Dal punto di vista di Dio, Saul avrebbe
dovuto essere un re il cui potere su Israele doveva porsi al servizio
della libertà e del bene comune. In realtà, Saul metterà
in buona parte questo potere a servizio di se stesso. Per questo motivo
Dio, pronuncerà una sentenza che porrà fine al suo regno,
iniziando così la dinastia di Davide. |