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Il
testo della prima lettura odierna, mette a fuoco la fase finale del
ministero di Samuele e la richiesta di un re da parte del popolo di
Israele. In questo contesto viene posta in evidenza la sintonia tra
lo spirito di Samuele e lo Spirito di Dio. Infatti, si dice che “tutti
gli anziani d’Israele andarono da Samuele e gli dissero: tu ormai
sei vecchio… stabilisci un re che ci governi, come avviene per
tutti i popoli” (vv. 4-5), aggiungendo però che “agli
occhi di Samuele la proposta era cattiva” (v. 6). Ciò ci
riporta al tema del discernimento come ricerca della volontà
di Dio: Samuele, costituito da Dio guida del popolo di Israele, ha una
intuizione immediata di ciò che Dio vuole o non vuole; e la successiva
parola profetica che Dio gli rivolgerà non fa altro che confermare
ciò che egli ha avvertito dentro di sé per intuito spirituale.
Similmente, per il popolo cristiano, nei diversi carismi e nelle diverse
vocazioni, non occorre che il Signore gli dia una conoscenza estrinseca,
diciamo così “carismatica”, della sua volontà,
perché l’azione ordinaria dello Spirito Santo, ricevuto
nel Battesimo, è sufficiente, al cristiano maturo, per individuare
la volontà di Dio, senza la necessità di ulteriori rivelazioni;
ciò avviene mediante l’illuminazione della coscienza. Il
cristiano, dunque, dinanzi alle varie possibilità di scelta che
si pongono dinanzi a lui, viene mosso dal dono del consiglio verso la
volontà di Dio per impulso spontaneo e soprannaturale. Lo Spirito
Santo infatti muove il cristiano maturo come il vento muove una nave
a vela. Sono figli di Dio quelli che sono mossi dallo Spirito; mentre
chi non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene (cfr. Rm 8,9.14).
Il testo distingue poi due manifestazioni possibili della volontà
di Dio: una in senso diretto, ed una in quanto permissione. La nascita
della monarchia, che segnerà la storia di Israele per circa quattrocento
anni, non è un fatto che si verifica per volontà di Dio,
ma solo per la sua permissione. E’ chiaro, dall’insieme
del racconto, che la volontà di Dio è quella di governare
il popolo Lui stesso, mediante un profeta autorizzato da Lui con l’unzione
e la vocazione profetica, come era avvenuto per Samuele. La prospettiva
di un re che governi il popolo di Israele è estranea ai disegni
di Dio; tuttavia, rimane come un fatto possibile, e a quel punto si
presenta nei termini di una permissione di Dio, e non come una realizzazione
diretta della sua volontà. Questa possibilità –
cioè la realizzazione non della volontà di Dio, ma di
ciò che Egli permette che accada - non si rivela per l’uomo
una fonte di gioia e di pienezza: infatti, l’esperienza della
monarchia non offrirà al popolo quella esperienza di libertà,
di dignità e di pienezza che esso avrebbe avuto, se fosse stato
guidato solamente dai profeti, e non anche da un re nel senso umano
della parola. Samuele, riferendo le parole del Signore, dice all’assemblea
degli anziani: “queste saranno le pretese del re che regnerà
su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri
e ai suoi cavalli, li costringerà ad arare i suoi campi…
Prenderà anche le vostre figlie per farle sue profumiere e cuoche
e fornaie” (vv. 11-13). Allo stesso modo - passando da Samuele
all’esperienza cristiana - tutte le volte in cui non aderiamo
alla volontà di Dio, ma perseguiamo un nostro personale disegno,
esso potrà anche essere permesso da Dio, e quindi ci sarà
dato di raggiungere i nostri scopi, ma tutto ciò non sarà
mai capace di garantirci quella felicità che si riceve solamente
nell’adesione piena al disegno di Dio, così come è
stato pensato da Lui. |