|
(Mt 9,1-8: Giovedì XIII settimana)
Mc
2,1-12: 1 Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si
seppe che era in casa 2 e si radunarono tante persone, da non esserci
più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro
la parola. 3 Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro
persone. 4 Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della
folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e,
fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico.
5 Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: “Figliolo,
ti sono rimessi i tuoi peccati”. 6 Seduti là erano alcuni
scribi che pensavano in cuor loro: 7 “Perché costui parla
così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio
solo? ”. 8 Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito
che così pensavano tra sé, disse loro: “Perché
pensate così nei vostri cuori? 9 Che cosa è più
facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati,
prendi il tuo lettuccio e cammina? 10 Ora, perché sappiate che
il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati,
11 ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio
e và a casa tua”. 12 Quegli si alzò,
prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti
si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: “Non abbiamo mai visto
nulla di simile! ”.
Questo testo evangelico è un racconto
di guarigione. Il suo significato, però, si estende ben al di
là del recupero, sia pure importante, della salute fisica. L’impossibilità
di movimento del paralitico, assurge infatti a simbolo dello stato interiore
dell’uomo schiavo del peccato. Non a caso, prima di guarirlo dalla
paralisi fisica, Gesù lo guarisce interiormente col perdono di
Dio, come se la sfera visibile della corporeità, bloccata dalla
paralisi, manifestasse la condizione spirituale di quell’infermo.
Il brano viene riportato da tutti e tre i vangeli sinottici. L’azione
si svolge a Cafarnao (cfr. Mc 2,1), che Gesù aveva scelto come
un punto di riferimento nella sua evangelizzazione itinerante, tanto
che l’evangelista Matteo la definisce come “sua” città
(cfr. Mt 9,1). Luca invece non dice nulla sul luogo in cui si svolge
la guarigione del paralitico, ma fa un’osservazione sul potere
di Gesù, che sfugge agli altri due: “La potenza del Signore
gli faceva operare guarigioni” (Lc 5,17). L’efficacia delle
parole di Cristo deriva dall’azione dello Spirito Santo, che nel
battesimo lo aveva unto (cfr. Lc 3,22). Nell’inquadratura dell’episodio,
Matteo, in modo abbastanza sobrio, dice direttamente che “gli
portarono un paralitico steso su un letto” (Mt 9,2). Marco e Luca
invece abbondano di particolari che arricchiscono di sfumature il gesto
di Gesù: la gente è così numerosa che non c’è
spazio neanche davanti alla porta (cfr. Mc 2,2); sono presenti numerosi
farisei e dottori della Legge, venuti apposta da diversi luoghi della
Giudea e della Galilea (cfr. Lc 5,17). Soprattutto, Luca specifica la
ragione di questo raduno così numeroso intorno a Gesù:
sono tutti in ascolto della sua Parola (cfr. Lc 5,17). L’insegnamento
di Gesù ha una tale forza di attrazione da smuovere le folle.
Inoltre, l’insegnamento precede il gesto di guarigione, come se
quest’ultima scaturisse dal primo. La Parola di Gesù è
al centro dell’episodio come forza diattrazione, anche perché
la folla si è radunata per ascoltarlo, non mossa dalla curiosità
di vedere qualcosa di straordinario, non sapendo ancora che qualcuno
gli avrebbe portato un paralitico. La presenza dei farisei e dei dottori
della Legge, poi, menzionata da Luca, ha una intenzionalità diversa:
essi scrutano l’insegnamento di Gesù per valutarne, dal
loro punto di vista, l’esattezza e l’ortodossia, mentre
la gente del popolo ascolta per apprendere ciò che non sa su
Dio e sul suo regno. Essi, però, non sembrano reagire ai contenuti
dell’insegnamento di Gesù, bensì a una parola da
Lui pronunciata sul paralitico, quando
gli viene calato dal tetto, a causa della folla che ostruiva il passaggio,
una parola di assoluzione dei suoi peccati. Possiamo comprendere il
loro senso di scandalo, perché in effetti solo Dio può
perdonare i peccati. Cristo risponderà alla loro perplessità,
dimostrando di avere sulla terra questa autorità mediante un
duplice segno: la lettura dei loro cuori e il comando che risana istantaneamente
il paralitico. Torneremo tra poco su questo. Intanto notiamo che la
formula di assoluzione, usata da Gesù, è riportata dai
tre evangelisti sinottici con piccole variazioni: “Figliolo, ti
sono rimessi i tuoi peccati” (Mc 2,5). Matteo la introduce con
un’espressione di incoraggiamento: “Coraggio, figliolo,
ti sono rimessi i tuoi peccati” (Mt 9,2). Luca sostituisce la
parola “figliolo”, che gli sembra probabilmente un termine
carico di emotività, troppo rivelativo dei sentimenti di Gesù,
e della sua tenerezza per i sofferenti, che l’evangelista preferisce
di solito non esprimere: “Uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi”
(Lc 5,20). Luca sottolinea più degli altri la predilezione di
Gesù per i poveri e gli oppressi, ma lo fa senza descrivere mai
i suoi sentimenti. Il Cristo di Luca è, insomma, compassionevole,
ma al tempo stesso libero dal condizionamento delle emozioni. I farisei
e i dottori della Legge, che si scandalizzano per la parola pronunciata
da Cristo e rivolta al paralitico: “i tuoi peccati ti sono rimessi”,
ricevono da Lui due segni molto evidenti di credibilità del suo
potere messianico. In primo luogo, la lettura dei cuori e la conoscenza
dei loro pensieri nascosti. Matteo e Marco presentano qui in maniera
più marcata il fatto che Gesù conosce i pensieri di tutti,
prima che li manifestino con le parole: “Allora alcuni scribi
cominciarono a pensare: Costui bestemmia” (Mt 9,3). “Seduti
là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: Perché
costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati
se non Dio solo?” (Mc 2,6). Cristo risponde proprio a loro, e
risponde non a un’obiezione pubblica, bensì ai loro segreti
pensieri, coi quali lo accusano gravemente. Essi accusano Gesù
di avere usurpato il potere di Dio di rimettere i peccati. Infatti,
nell’AT rimettere i peccati è prerogativa esclusiva di
Dio. Ma c’è un’altra prerogativa di Dio, sottolineata
dall’AT, che Gesù dimostra ugualmente di avere, ed è
la conoscenzadei pensieri degli uomini. Mentre dicono tra sé
“Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?”, sono
costretti a riconoscere che Cristo legge i loro cuori, e questo solo
Dio può farlo.In secondo luogo, l’efficacia della parola
di Cristo dimostra la sua autorità divina sulle cose create,
sottoposte appunto al suo potere: gli basta comandare al paralitico
di alzarsi, perché questi si alzi davvero. La guarigione dell’infermo
è un segno dal duplice significato: da un lato la dimostrazione
dell’autorità divina sulla creazione, dall’altro
la conferma visibile della guarigione interiore del paralitico. La possibilità,
cioè, di alzarsi e di camminare libero e senza impedimenti rende
visibile la sconfitta di quell’altra paralisi, e di quell’altro
potere, che umiliava il paralitico, impedendogli di camminare sulla
via dei redenti. Da ciò si comprende anche che la guarigione
totale dell’uomo inizia con la liberazione del suo spirito dalle
catene della colpa, e che Dio non concede grazie secondarie, senza prima
avere dato quelle più urgenti e fondamentali. L’amicizia
di Dio, ritrovata nel perdono di Cristo, è la sorgente della
vita nuova che irrompe nel cuore dei discepoli. Il duplice invito di
Cristo all’infermo, cioè di alzarsi e camminare (cfr. Mc
2,9), esprime visibilmente la libertà interiore che Egli ha donato
a quell’uomo attraverso il perdono. Va inoltre notato che la riconciliazione
del paralitico ha un sapore squisitamente ecclesiale, nel senso che
non avviene in un rapporto privato e personale tra lui e Gesù,
bensì all’interno della fede della comunità cristiana:
“vista la loro fede”. La riconciliazione come ingresso nella
via della santità e la conseguente liberazione dalle molteplici
paralisi, che frenano il cammino dell’uomo verso Dio, avviene
dunque dentro la fede della Chiesa. La guarigione interiore si manifesta
anche mediante un particolare del racconto evangelico odierno: la posizione
del lettuccio, che prima dominava il malato, e sul quale egli se ne
stava irrimediabilmente sdraiato, dopo l’incontro con Cristo,
è cambiata: il paralitico adesso lo assume sopra di sé;
è il lettuccio ad essere portato dal malato e non viceversa:
“prendi il tuo lettuccio e cammina” (Mc 2,9). La malattia
ha perduto il suo potere distruttivo sull’uomo guarito interiormente.
La guarigione interiore, avvenuta attraverso la potenza della riconciliazione
e del perdono di Dio, conferisce alla persona un potere sul dolore,
che peraltro potrebbe materialmente non cessare. Ne è però
sempre dominato da un cuore in cui signoreggia l’uomo interiore
con tutte le sue virtù. I cristiani, di cui i martiri rappresentano
la parte più eletta, quando devono soffrire, soffrono così,
cioè con uno spirito superiore al proprio dolore, che non è
mai capace di sopraffarli, perché ridotto ai loro piedi dalla
statura della loro santità.L’unica possibile risposta alle
grandi opere di Dio è la lode. Marco e Matteo non accennano alla
reazione del paralitico verso la propria guarigione, ma soltanto a quella
della folla, che rimane meravigliata e glorifica il Signore. Luca invece
distingue le due voci: la lode del paralitico guarito e quella di tutti
i presenti: “si avviò verso casa glorificando Dio. Tutti
rimasero stupiti e levavano lode a Dio; pieni di timore dicevano: oggi
abbiamo visto cose prodigiose” (Lc
5,25-26). L’esperienza della grazia risanante di Cristo non può
lasciare indifferenti coloro che ne sono testimoni diretti o indiretti,
come non può lasciare senza gratitudine chi ne è destinatario
privilegiato. In più, in Luca c’è la menzione dell’oggi:
“oggi abbiamo visto cose prodigiose”. Si tratta dell’oggi
in cui Cristo fa il suo ingresso nella vita dell’uomo mediante
la fede, il giorno della salvezza è appunto oggi.
|