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La
prima cosa che ci viene di notare in riferimento alla preghiera di Gesù
è il suo pieno inserimento nell’esperienza religiosa di Israele. Cristo
si reca di sabato nella sinagoga e lì prega insieme alla comunità ebraica:
“Si
recò a Nazaret ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga”
(Lc 4,16). E ancora: “Gesù insegnava nelle loro sinagoghe”
(Mt 4,23). La sinagoga e la preghiera comunitaria rappresentano quindi
la prima tappa della manifestazione pubblica di Cristo. La comunità
che si raduna in preghiera è sempre il primo e necessario riferimento
del singolo credente, il quale impara a pregare dalla comunità che prega.Più
volte il Vangelo fa riferimento al fatto che Gesù soleva ritirarsi in
luoghi solitari a pregare (Mt 14,13; Mc 1,35), ma non ci dice mai in
cosa consistesse questa preghiera solitaria né quali contenuti avesse.
I discepoli hanno infatti desiderato sapere come Cristo pregasse, quindi
hanno intuito nella preghiera di Cristo qualcosa di nuovo e di diverso
da quel che tradizione ebraica aveva loro comunicato; e gli hanno chiesto
esplicitamente di insegnare loro a pregare come pregava Lui. Sarà appunto
questo l’argomento del successivo paragrafo. L’unico punto in cui potrebbe
venire alla luce quel che la preghiera solitaria di Cristo poteva essere,
è il capitolo 17 del Vangelo di Giovanni, dove viene portata la lunga
preghiera di Gesù che affida alla custodia del Padre gli Apostoli e
la Chiesa futura. Si tratta di una preghiera piena di confidenza filiale,
ma anche piena di una divina consapevolezza, per la quale Cristo può
dire perfino, rivolgendosi al Padre: “Voglio
che anche quelli che mi hai dato siano con Me” (Gv 17,24). La preghiera di Gesù conosce dunque sia
l’adesione piena del Figlio al volere del Padre, sia la coscienza lucida
dell’uguaglianza nella natura divina e nell’unica maestà, identica per
il Padre e per il Figlio.Cristo
non mette sullo stesso piano la preghiera e l’attività apostolica, né
si ritira a pregare solo quando non ha nulla da fare. Al contrario,
Egli si ritira a pregare anche quando le folle lo cercano per ascoltare
la sua Parola e ricevere al guarigione: “Folle numerose venivano per
ascoltarlo e farsi guarire dalle loro infermità. Ma Gesù si ritirava
in luoghi solitari a pregare”
(Lc 5,15-16). Neppure l’incalzare della piena dei bisogni umani lo ferma
dalla ricerca della solitudine e della intimità col Padre. Significa
che la preghiera deve avere la priorità
assoluta su ogni attività. Mentre lo cercano, Egli si ritira in
luoghi solitari. Non sempre ci riesce, perché talvolta la folla intuisce
dove sta per andare e lo precede. Qui Cristo si commuove e apre a chi
lo cerca i tesori del suo Cuore (cfr. Mc 6,30-34). La notte è perciò
l’unico tempo di preghiera che Lui riesce a ricavarsi senza interruzioni.
I
momenti più importanti e più determinanti dell’attività apostolica di
Gesù sono scanditi dalla preghiera. Il Vangelo di Luca sottolinea la
preghiera di Gesù nel battesimo e nella trasfigurazione, due grandi
momenti teofanici che Cristo vive immerso nella preghiera e astratto
dal mondo (cfr. Lc 3,21 e 9,28-29). Certe esperienze forti, insomma
– quei momenti di incontro con Dio che sono orientati alla nostra crescita
-, non possono essere vissute dal cristiano con l’animo distratto o
svagato, o assente. Cristo stesso si è concentrato e ha messo in fuga
distrazioni e superficialità nel giorno del suo battesimo e della sua
trasfigurazione, quando il Padre lo ha accreditato dinanzi agli uomini
come testimone verace.Un
altro momento cardine del ministero pubblico di Cristo è la scelta dei
Dodici. Anche in questa circostanza Egli ha voluto sprofondarsi nella
preghiera prima di prendere una decisione così importante e determinante
per la vita della Chiesa: “In
quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte
in orazione. Quando fu giorno, chiamò a Sé i suoi discepoli e ne scelse
dodici”
(Lc 6,12-13). Non c’è dubbio che il cristiano debba sentirsi interpellato
dinanzi a questo quadro: le svolte della vita, le grandi decisioni e
le scelte definitive non possono essere prese nel rumore e nel trambusto
della vita quotidiana, né possono prescindere da una consultazione del
Signore nel silenzio e nella preghiera prolungata.Come
già dicevamo, nella preghiera personale di Gesù troviamo sia la preghiera
di lode che quella di intercessione. La sua preghiera di lode è riportata
in Lc 10,21: “In
quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: Io ti
rendo lode Padre… che hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai
rivelate ai piccoli”.
La preghiera di lode di Gesù non è di origine cerebrale, intellettuale,
ma non è neppure frutto di un moto sentimentale: si tratta di una esultanza
nello Spirito Santo. Può giungere alla preghiera di lode solo chi giunge
a provare la gioia dello Spirito, ossia a percepire intimamente che
ciò che Dio comanda e vuole è qualcosa di meraviglioso che riempie di
stupore; chi pensa che il Vangelo contiene una serie di idee belle e
buone non è ancora arrivato a scoprire questa esultanza; essa non si
prova dinanzi alle cose belle e buone, ma solo dinanzi alle cose divine.
Chi arriva a sentire dentro di sé che il Vangelo è divino, che il modo
di essere uomo personificato da Cristo è divino, che la Parola che risuona
nella Chiesa non è solo “moralmente buona” ma è divina, allora costui
può giungere alla preghiera di lode, che esprime l’esultanza dell’animo
riempito di stupore dinanzi alla bellezza divina del Cristo.La
preghiera di intercessione di Gesù è riportata da Lc 22,31: “Simone,
Simone, satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma Io ho pregato
per te, che non venga meno la tua fede”. Poco prima di essere arrestato, Gesù prepara l’Apostolo
Pietro non solo avvertendolo della bufera che sta per scatenarsi, ma
soprattutto pregando per lui così che la sua fede non venga annullata
dalla persecuzione. Sarà infatti Pietro il punto di riferimento della
comunità postpasquale e il kerygma cristiano comincerà proprio con lui
nel giorno di Pentecoste (cfr. At 2).
L’altra
grande preghiera di intercessione è quella riportata da Gv 17, dove
Gesù, prima di essere arrestato, prega per la Chiesa che nascerà dalla
predicazione apostolica e chiede al Padre di conservarla nell’unità
della Trinità.
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