|
La
preghiera di Gesù raggiunge il vertice nel momento più delicato e drammatico
della sua vita terrena: le ore oscure della Passione. Qui Gesù prega
per ottenere dal Padre la forza di attraversare quel mare di odio che
stava per riversarglisi addosso. Il messaggio è abbastanza chiaro anche
per il cristiano: se è importante la preghiera nelle svolte e nelle
grandi decisioni della vita, lo è soprattutto nella svolta più grande
che è rappresentata dall’esperienza del dolore e dalla prossimità della
morte. Cristo prega non solo in prossimità della morte, ma anche nelle
ore lunghe dell’agonia, prima di perdere conoscenza.Nel
Getsemani, Gesù vuole la compagnia di tre discepoli: Pietro, Giacomo
e Giovanni. A loro chiede un particolare tipo di preghiera, che consiste
semplicemente nel rimanere accanto a Lui: “La mia anima è triste fino alla
morte; restate qui e vegliate con Me” (Mt 26,38). Cristo non chiede loro particolari formule da recitare,
non chiede la proclamazione di qualche Salmo, ma semplicemente di restare con Lui. Restare e vegliare, ossia offrirgli
una presenza non distratta ma attenta, concentrata sulla sua divina
Persona. E’ in sostanza la preghiera di semplice sguardo che si fa davanti
all’Eucaristia; una preghiera senza parole, ma carica di attenzione,
dove la tensione del cuore è tutta nello sguardo.La
preghiera di Gesù nel Getsemani è una preghiera essenziale, fatta di
poche parole: “Se è possibile passi da Me questo
calice! Però non come voglio Io, ma come vuoi Tu” (Mt 26,39). Queste stesse parole Gesù le ripete
più volte (cfr. Mt 26,44); è quindi possibile che, in momenti particolarmente
intensi, la preghiera del cristiano si componga anche di poche e brevi
frasi, ripetute più volte. Come vedremo, Gesù mette esplicitamente in
guardia i suoi discepoli dalla pratica di una preghiera parolaia, che
non giunge di fatto al cuore di Dio. Serve solo a ingolfare la vita
interiore del discepolo con le molte parole e i ragionamenti non necessari.Gesù
prega soprattutto mentre sulla croce sente che la vita a poco a poco
gli sfugge. La sua preghiera è una preghiera di richiesta di perdono
per tutti coloro che lo hanno colpito: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”
(Lc 23,34). Ma è anche una preghiera di infinita fiducia in Colui che
lo ha abbandonato (cfr. Mc 15,34) nelle mani dei nemici: “Padre,
nelle tue mani consegno il mio Spirito” (Lc 23,46). Anche qui c’è un intero programma per
il cristiano, che non può giungere impreparato alla morte, né farne
l’esperienza senza immedesimarsi profondamente nel mistero della croce.
E ciò non può avvenire se non nella preghiera.
|