| Il
"cuore" del linguaggio biblico non è dunque la sede
dei sentimenti, ma è la sede delle decisioni importanti della
vita, quelle decisioni che hanno la loro radice nel discernimento del
bene e del male e che si traducono nella posizione che la persona sente
di dovere prendere dinanzi ai valori morali. E' opportuno fare qualche
esempio, tra i tanti possibili. In Tobia 1,12 è detto: "Resterai
fedele a Dio con tutto il cuore". Ciò significa che il "cuore"
è la sede della opzione per Dio e della decisione morale di essergli
fedele. Lo stesso insegnamento si trova nel Salmo 140: "Non lasciare
che il mio cuore si pieghi al male" (v. 4). Si vede chiaramente
che non è in ballo il sentimento, ma una precisa decisione volitiva
che orienta la persona verso il bene o verso il male. In questo caso
l'orante chiede di essere preservato dalla suggestione che il male può
esercitare sull'uomo. Ancora più chiaro su questo punto è
il Vangelo di Matteo: "Dal cuore vengono i propositi malvagi"
(5,28). Il cuore è quindi anche la sede dei propositi, ossia
delle scelte concrete, e non semplicemente dei sentimenti più
o meno buoni. Un ultimo testo, tra i tanti, che collega esplicitamente
il "cuore" con l'ordine morale, e che quindi pone il concetto
di "cuore" allo stesso livello del concetto di "coscienza",
è Proverbi 7,3: "Scrivi i miei precetti sulla tavola del
tuo cuore". Il cuore qui non è altro che la legge interiore,
dove l'uomo, opportunamente formato e maturo nel discernimento, può
conoscere e distinguere il bene e il male; in altre parole, è
la coscienza. Dopo questa premessa, si può comprendere facilmente
che "amare Dio con tutto il cuore" significa COMPIERE UNA
SCELTA DI COSCIENZA CHE ORIENTI LA PROPRIA PERSONA E LA PROPRIA VITA
INTERAMENTE VERSO IL PRIMATO DELLA VOLONTÀ DI DIO. Amare Dio
infatti non è una esperienza sensibile o sentimentale, ma è
una scelta di coscienza. Dio vuole che la nostra coscienza sia abitata
da Lui e dalla sua Luce. Ecco allora il senso della prima determinazione:
Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore.Amare Dio con tutta l'anima.
E' la seconda determinazione. Chiariamo subito che, in questo contesto,
la parola "anima" non indica il principio spirituale che si
oppone a "corpo". E amare Dio con l'anima non significa amarlo
"con lo spirito", visto che non è possibile amarlo
"con il corpo". La parola anima, nel linguaggio biblico (nefesh,
in ebraico), indica qualcosa di più che non semplicemente il
principio vitale che si oppone al corpo. Nella Bibbia, la parola "anima"
è sinonimo di "energia vitale", che include il concetto
di persona nella sua globalità, senza eccettuare il corpo. Per
dirla in breve, con la parola "anima" nei testi biblici dobbiamo
intendere non soltanto il soffio vitale, ma soprattutto la totalità
della persona, in tutte le sue energie vitali, fisiche e psichiche.
Facciamo qualche esempio esplicativo. In Genesi 7,23, nella frase "Fu
sterminato ogni essere", la parola che indica gli esseri viventi
nel testo ebraico è nefesh, ossia "anima". La traduzione
letterale sarebbe "fu sterminata ogni anima". E' chiaro allora
che con la parola "anima" si intende qui tutto l'essere umano,
nella sua anima e nel suo corpo. Lo stesso fenomeno si ha in Dt 20,16.
Nel Salmo 56, l'espressione "osservano i miei passi per attentare
alla mia vita" (v. 7), in ebraico si trova la parola "anima",
laddove il testo italiano dice "vita". La traduzione letterale
sarebbe allora "osservano i miei passi per attentare alla mia anima".
Di nuovo, la Bibbia con la parola "anima" intende la vita
della persona nella sua totalità. Si può dire che questo
è da considerarsi come significato principale, sebbene indubbiamente
con la parola "anima" la Bibbia intenda pure sia il principio
vitale da cui la materia riceve animazione, sia la dimensione interiore
della persona, in cui tutti gli eventi lieti o tristi trovano la loro
eco.
Riassumendo, possiamo dire che il senso della esigenza
di amare Dio con tutta l'anima, consiste nel NON GIUDICARE LA PROPRIA VITA PIÙ
PREZIOSA O PIÙ IMPORTANTE DEL REGNO DI DIO, ED ESSERE QUINDI DISPOSTI A
MORIRE IN UN ATTO DI OFFERTA DI SE STESSI COME IMMOLATI AGLI INTERESSI DEL REGNO
CHE VIENE. L'apostolo Paolo ha amato Dio con tutta l'anima, quando ha consegnato
la propria vita alle esigenze dure dell'annuncio del Vangelo e ha portato questo
amore alla sua ultima perfezione quando è stato martirizzato. Ricordiamo
alcuni passaggi delle sue lettere a questo proposito. "Sono ministri di Cristo?
Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle
fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle
percosse
E oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione
per tutte le chiese" (2 Cor 11,22-29). "Per me vivere è Cristo
e il morire un guadagno" (Fil 1,21). "Perciò sono lieto delle
sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai
patimenti di Cristo" (Col 1,24). "Quanto a me, il mio sangue sta per
essere versato in libagione" (2 Tm 4,6). Queste espressioni tratte dall'epistolario
paolino non sono bisognose di ulteriore commento, tanto sono chiare. Ci limitiamo
a dire che Dio si attende da ogni discepolo del suo Figlio una piena consegna
della vita e della persona, fino alla offerta di se stesso in una morte che sia
una vera eucaristia. Il senso della esigenza di amare Dio "con tutta l'anima"
è questo: OFFRIRE A DIO LA PROPRIA VITA COME UNA PICCOLA EUCARISTIA NELLA
GRANDE EUCARISTIA.Amare Dio con tutta la mente. E' la terza determinazione. La
parola "mente" nel linguaggio biblico non si riferisce a cose diverse
da quelle che intendiamo noi usando la medesima parola. La "mente" è
la sede del pensiero, il luogo del rapporto dell'uomo con la conoscenza e con
la verità. "Amare Dio con tutta la mente" significa RICONOSCERE
CHE L'OGGETTO DELLA CONOSCENZA CAPACE DI APPAGARE INTERAMENTE IL NOSTRO BISOGNO
DI VERITÀ È DIO STESSO. |