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precetti del Signore circa il rapporto genitori-figli, com'è
ovvio, non sono, né potevano essere, a senso unico. I genitori
non sono soltanto oggetto di onore da parte dei figli ma pure sono soggetti
di una serie di doveri di giustizia verso la loro prole. Innanzitutto,
vale a questo proposito lo stesso avvertimento che è stato dato
precedentemente ai figli: come i figli non devono ubbidire ai genitori
disubbidendo a Dio, così anche i genitori non devono mettere
i propri figli al vertice assoluto della loro vita, col rischio di scivolare
in una pericolosa idolatria. In fondo è proprio questo che Dio,
per bocca del profeta Samuele, rimprovera all'anziano sacerdote Eli:
"Avete calpestato i miei sacrifici e le mie offerte
e tu
hai avuto maggior riguardo ai tuoi figli che a Me" (1 Sam 2,29).
Il primo dovere dei genitori, secondo l'insegnamento biblico, è
senz'altro quello di trasmettere la fede ai loro figli: "Tu possa
raccontare e fissare nella memoria di tuo figlio
i segni che ho
compiuto in mezzo a loro" (Es 10,2). Il Deuteronomio ritorna con
grande insistenza su questo argomento e sulla necessità della
trasmissione della fede da una generazione a un'altra (cfr. 4,9; 11,19;
32,46). Nel NT - in una fase in cui il celibato sacerdotale non era
obbligatorio - il fatto di avere dei figli credenti è addirittura
considerato un requisito importante per un presbitero (cfr. Tt 1,6),
perché indica l'adempimento di una grande aspettativa di Dio
verso chi ha generato dei figli. Accanto al tema della trasmissione
della fede figura anche quello della correzione dei figli. La trasmissione
della fede implica infatti anche la comunicazione di uno stile di vita
che è in fondo un progetto pedagogico: "Correggi tuo figlio
finché è ancora possibile" (Prv 19,18); "Correggi
tuo figlio e ti farà contento" (Prv 29,17). "Hai figli?
Educali" (Sir 7,23). "Vergogna per un padre, un figlio maleducato"
(Sir 22,3). La saggezza pratica di questi consigli è fin troppo
evidente e non necessita di alcun commento. Il NT aggiunge che la correzione
e l'educazione di un padre verso i propri figli devono essere portate
avanti con delicatezza, tenendo conto della fragilità di una
persona ancora in stato di formazione, evitando di fare leva sui rapporti
di forza, quando ciò non sia necessario: "E voi, padri,
non inasprite i vostri figli" (Ef 6,4). Il medesimo consiglio ritorna
nella lettera ai Colossesi: "Voi, padri, non esasperate i vostri
figli, perché non si scoraggino" (3,21). |