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Al
tempo stesso, però, guardando le cose da un altro versante, è
ancora la nostra imperfezione e la nostra immaturità spirituale
ciò che ci fa prendere con le disposizioni d'animo sbagliate
una correzione giusta. In definitiva, non capiamo che anche questo è
amore.Il libro dei Proverbi esorta a non correggere affatto una determinata
categoria di persone: "Chi corregge il beffardo se ne attira il
disprezzo, chi rimprovera l'empio se ne attira l'insulto; non rimproverare
il beffardo per non farti odiare" (Prv 9,7-8). E ancora: "Se
un saggio discute con uno stolto, si agiti o rida, non vi sarà
alcuna conclusione" (Prv 29,9). Vi sono dunque persone la cui reazione
è così negativa dinanzi a un consiglio correttivo, che
è più dannoso correggerli che lasciarli andare per la
loro strada. La correzione fraterna esige perciò grande discernimento
e acuta analisi delle persone e dei loro caratteri: "Un baratro
è l'uomo e il suo cuore un abisso" (Sal 64,7). Il libro
del Siracide, dal canto suo, ci avverte che non tutti coloro che ci
si accostano per darci un consiglio devono essere ascoltati, perché
non tutti sono abbastanza illuminati da poter dare una valida correzione:
"siano molti coloro che vivono in pace con te, ma i tuoi consiglieri
uno su mille" (Sir 6,6). Molti possono persino turbarci con le
loro parole, pronunciate anche in buona fede per aiutarci. Ma non tutti
sono in grado di compiere con esito positivo il difficile compito della
correzione fraterna. Certo, un neofita, e chiunque non abbia una sufficiente
maturità di cammino, è bene che non si cimenti in un'opera
così impegnativa e al tempo stesso delicata: "prima di parlare,
impara" (Sir 18,19). Dall'altro lato, "chi si fida con troppa
facilità è di animo leggero" (Sir 19,4), e perciò
viene facilmente turbato dal primo che arriva e parla. Al contrario,
"il consiglio del saggio è come una sorgente di vita"
(Sir 21,13). Significa che chi riesce a distinguere la persona degna
di ascolto e ne accoglie il consiglio, sta sicuro sulla via della vita:
"chi trascura la correzione si smarrisce" (Prv 10,17). Se
quindi dalla parte di chi viene corretto occorre prima saper distinguere
bene uomo da uomo per capire chi, tra tutte le persone che parlano,
è abbastanza santo da potermi dare un consiglio giusto, o una
correzione illuminata, dalla parte di chi consiglia o corregge si richiede
invece un grande controllo e sobrietà della parola: "recingi
pure la tua proprietà con siepe spinosa, lega in un sacchetto
l'argento e l'oro, ma controlla anche le tue parole pesandole e chiudi
la tua bocca con porte e catenaccio" (Sir 28,24-25). E ancora:
"il molto parlare non è mai senza colpa" (Prv 10,19).Nel
NT il tema della correzione fraterna ritorna in diversi altri contesti.
Nella lettera ai Romani, la prospettiva della correzione fraterna è
subordinata a una formazione completa del cristiano: "Fratelli
miei, voi pure siete pieni di bontà, colmi di ogni conoscenza
e capaci di correggervi l'un l'altro" (Rm 15,14). Non vi è
dunque alcun organismo preposto alla correzione fraterna, piuttosto
essa si realizza negli ordinari dinamismi dei rapporti interpersonali,
ma sulla base dell'amore e della conoscenza, ossia i due elementi chiave
del cammino cristiano.
Nella lettera ai Galati il tema ritorna in questi termini: "Fratelli
qualora uno venga sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito
correggetelo con dolcezza" (Gal 6,1). Anche qui la formazione cristiana
è il fondamento di ogni correzione fraterna: "voi che avete
lo Spirito", ovvero voi che vivete nella grazia dei cristiani maturi,
"correggetelo con dolcezza". Non chiunque deve assumersi il
compito della correzione, ma i cristiani maturi, né esso deve
essere realizzato con qualunque metodo ma solo con la dolcezza. Una
dolcezza che però non deve degenerare in debolezza (cfr. Tt 1,13).
Se poi il fratello si indurisce e non ascolta nessuno, si segue il dettato
dell'evangelista Matteo. Talvolta le misure drastiche sono suggerite
anche dall'Apostolo Paolo, specialmente a proposito dell'insegnamento
apostolico: "Se qualcuno non obbedisce a quanto diciamo per lettera,
prendete nota di lui e interrompete i rapporti, non trattatelo però
come un nemico ma ammonitelo come un fratello" (2 Ts 3,14-15).
L'Apostolo fa intendere pure che occorre un tatto pastorale idoneo alle
diverse categorie di persone: "Non essere aspro nel riprendere
un anziano; i giovani come fratelli
" (1 Tm 5,1); oppure,
nel caso di gente amante di polemiche, non illudersi di cambiare il
loro carattere a forza di parole: "dopo una o due ammonizioni,
sta' lontano da chi è fazioso" (Tt 3,10).
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