|
E' una domanda a cui il lettore attento del NT
non può sottrarsi. La prima lettera ai Corinzi menziona più
volte la "fede" in un contesto che la inquadra nell'ordine carismatico.
La domanda così come è formulata nel titolo richiede già
di per sé una risposta affermativa: se esiste un dono "carismatico"
della fede, esso deve differire necessariamente dalla fede teologale conferita
al cristiano nell'istante stesso dell'amministrazione del battesimo. L'Apostolo
cita il dono della fede carismatica in 1 Cor 12: "A ciascuno è
data una manifestazione particolare dello Spirito
a uno il linguaggio
della sapienza; a un altro invece il linguaggio di scienza; a uno la fede"
(vv. 7-8). Il medesimo tema viene ripreso al capitolo successivo: "E
se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri
e
possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne"
(v. 2). In entrambi i testi si parla della fede, ma non della fede teologale;
infatti, la fede teologale è necessaria per la salvezza e come
tale è data a tutti i battezzati. Qui si parla invece di una fede
che non è di tutti e che non è quella fede che giustifica:
nel primo caso, il dono della fede è esplicitamente posto in contrasto
ad altri doni: "a uno viene concesso
a un altro invece
"
(1 Cor 12,8); inoltre, nella premessa egli dice che Dio dà a ciascuno
una manifestazione particolare dello Spirito, per l'utilità comune
(cfr. 1 Cor 12,6-7), e tra essi la "fede"; ebbene, la fede,
come virtù teologale, non è né una manifestazione
particolare concessa a qualcuno, né è un dono per l'utilità
comune, bensì in primo luogo per la giustificazione del peccatore.
Così anche la menzione della fede nel contesto dell'inno alla carità,
appare con una sfumatura carismatica, essendo posto accanto al dono della
profezia e ai doni di conoscenza (cfr. 1 Cor 13,2). Non c'è dubbio
quindi che Paolo, in questi due brani, attribuisca alla parola "fede"
un significato diverso da quello che egli usa nelle lettere ai Romani
e ai Galati. Non può essere la fede che giustifica quella di cui
parla in 1 Corinzi 12 e 13. Inoltre, la definizione "pienezza della
fede così da trasportare le montagne" (1 Cor 13,2) richiama
le parole di Gesù in Mc 11,22-24: "Se uno dice a questo monte:
Levati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che
quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato".
Questa fede di cui qui si parla non è la fede teologale, perché
la fede teologale riguarda la salvezza individuale e non la possibilità
di operare miracoli. Tommaso d'Aquino offre un'interpretazione che potrebbe
essere assunta come l'orientamento verso una soluzione. Egli fa notare
che l'Apostolo non parla semplicemente di fede, ma di "pienezza"
della fede (cfr. 1 Cor 13,2). Anche il già citato testo di Marco
fa leva su un atto di fede libero dal dubbio, e quindi più perfetto
di quella fede mescolata alle ombre del dubbio, anche lievi. Si tratta
allora di due diversi livelli della fede teologale: la fede ci introduce
nell'ordine della salvezza anche quando è ancora imperfetta, mentre
il raggiungimento di quella fede che rimane salda mentre tutto sta crollando
- cioè quella fede che Cristo avrebbe voluto vedere nei suoi discepoli
durante la tempesta del lago (cfr. Mc 4,35-41) - è già lo
stadio della fede perfetta. Essa non garantisce più soltanto la
salvezza personale, ma diventa la base su cui il Signore può operare
miracoli mediante un suo servo, per confermare la veridicità della
sua testimonianza (cfr. Mc 16,20). Ciò significa che tale fede
"perfetta" si può trovare nel battezzato in due casi:
il primo è il caso di un cammino di santità profondamente
maturato, il cui processo di purificazione ha eliminato ogni ombra dall'interiorità
del discepolo; sulla base di questa fede "perfetta", Dio conferma
la testimonianza del suo servo con i "segni" che Lui ritiene
opportuno produrre. Il secondo caso è invece quello di chi, pur
senza avere raggiunto i vertici della santità cristiana, riceve
da Dio il dono carismatico, poniamo, delle guarigioni. Ebbene, ogni volta
che questo dono sarà operante in lui, Dio gli darà, solo
per via carismatica e con una durata momentanea, quella fede "perfetta"
che i santi posseggono abitualmente, e con la quale essi, pur senza avere
particolari doni carismatici, possono compiere miracoli. |