"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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Nel NT, e in particolare nelle lettere di Paolo, le tre virtù teologali sono considerate come il fulcro dell'organismo soprannaturale. Vivere la propria vita in Cristo equivale a vivere secondo l'ispirazione delle virtù teologali. Ossia: le virtù teologali sono possibili, perché Cristo vive in noi. Ciò risulta chiaramente da 1 Ts 1,3 e 5,8; 1 Cor 13,13.
Cominciamo analizzando l'insegnamento biblico sulla virtù della fede. In senso panoramico e sintetico si può dire che:
- La fede del singolo sboccia nella comunità, e ciò avviene innanzitutto "per contagio". Una comunità che vive bene la propria vocazione evangelica È CONTAGIOSA. In essa, il singolo battezzato si sente sollevato verso Dio, senza sapere come. Solo successivamente, egli sente il bisogno di chiarire, anche sul piano dottrinale, la fede ottenuta "per contagio". Una comunità incapace di "contagiare" non trasmette la fede, ma solo opere e comportamenti.
- La fede deve crescere. Cristo ha detto chiaramente che i doni di Dio non sono distribuiti per essere sciupati ma perché vengano sviluppati (cfr Mt 25,14ss). Anzi, è un peccato di omissione l'avere sciupato la grazia di Dio e i suoi doni. La fede, che ci è data in embrione nel battesimo, ha bisogno di venire irrobustita. Qui subentra la responsabilità diretta del battezzato: è lui che deve decidere di mettere a frutto i doni di Dio. Nessuno può infatti deciderlo al posto suo. La Chiesa, la comunità, i sacerdoti ci aiutano a portare avanti con successo questa decisione, ma la decisione è unicamente di ciascuno.
LA FEDE CRESCE QUANDO VIENE NUTRITA: Gesù spiega in privato le sue parabole ai dodici (cfr Mc 4,10-11). Questo significa che non si può rispondere in pieno alla grazia di Dio se si sconosce il pensiero di Cristo. La prima decisione di una coscienza retta è sempre quella di vedere chiaro. L'approfondimento delle Scritture è quindi essenziale perché la fede si irrobustisca. Quando la fede è autentica porta la persona ad amare la Parola di Dio. La persona di fede si distingue dai cristiani abitudinari per il fatto che TENTA IN TUTTI I MODI DI CAPIRE IL SUO DIO. In questo punto comprendiamo come la fede e la carità sono inseparabili. Il vero credente è teso nella comprensione del mistero di Dio con un'intelligenza che è amore. Quando manca l'amore che comprende è segno che manca anche la fede. Di conseguenza non ci può essere neppure la speranza teologale, giacché le tre virtù infuse sono inseparabili. Ne abbiamo un chiaro esempio in Geremia 15,16 e in Lc 24,32. La Parola di Dio scende nel cuore come un fuoco che riscalda, come una sostanza che sazia. Un altro riferimento significativo è Ap 10,10: il veggente mangia il libro della Parola di Dio e sente che è dolce al palato. Nelle viscere diventa invece amaro, cioè quando la Parola viene digerita e diventa l'orientamento della vita, allora si sente pure che è amara, per via della fedeltà a volte difficile, per via dei superamenti che chiede e per la statura morale che esige.
LA FEDE CRESCE QUANDO SI PREGA: la preghiera produce sempre una crescita della virtù teologali; il contatto con Dio spiritualizza sempre la persona. Quando Mosè scendeva dal monte, dopo essere stato a contatto con Dio, il suo volto era luminoso (cfr Es 34,29). Inoltre, poiché la fede è un dono, si deve chiedere a Dio (cfr Lc 17,5-6).
LA FEDE CRESCE QUANDO È SOSTENUTA DALLA TESTIMONIANZA DELLA COMUNITÀ: si tratta del contagio di cui abbiamo già parlato. Vedere che la vita degli altri è ricca di valori evangelici è un forte motivo di crescita, se non si cade nella trappola dell'invidia.

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