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Il
terzo carattere è quello della fecondità. La fede di Abramo
da un lato è una disposizione interiore che ha il valore di un'opera
(non ha immolato Isacco, ma i presupposti interiori c'erano tutti),
e per questo, un tale genere di fede lo giustifica, ma dall'altro, c'è
una particolare fecondità che scaturisce dalla sua fede. Dio
gli promette infatti una discendenza innumerevole come le stelle e come
la sabbia (cfr. Gen 22,17). La sua capacità di fidarsi di Dio
gli conferisce una seconda esperienza di paternità. La sua prima
paternità era quella fisica, limitata a un certo numero possibile
di figli generati secondo la carne; lo stesso Isacco, figlio della promessa,
gli nasce in un modo ancora legato alla debolezza e ai limiti della
carne. Ma Dio non si accontenta di regalare ad Abramo questa paternità,
già grande e bella in se stessa. Egli vuole che Abramo sperimenti
anche un secondo tipo di paternità che si potrebbe definire "verginale".
Ogni cristiano che vive nella condizione coniugale è chiamato,
esattamente come Abramo, a sperimentare i due livelli di fecondità,
quello fisico e quello verginale. La forza di fecondità sul piano
dello Spirito è appunto la fede teologale. Il libro della Sapienza,
in una ulteriore e singolare evoluzione del pensiero giudaico, giunge
ad affermare che "la discendenza degli empi non servirà
a nulla" (4,5). Laddove tutto il pensiero veterotestamentario non
aveva fatto altro che considerare una maledizione la sterilità,
il libro della Sapienza considera una maledizione la discendenza, quando
è empia. Allora è meglio essere senza figli. Ma proprio
qui il testo allude alla possibilità di una fecondità
spirituale derivante dalla fede: "Nel ricordo della virtù
c'è immortalità
presente è imitata; assente
è desiderata" (4,1-2). In queste ultime parole, presente
è imitata, assente è desiderata, si coglie il dinamismo
della generazione di figli simili a sé nello spirito, perché
la forza della virtù, trascina molti sulla propria scia, anche
dopo che si è lasciato questo mondo. Chi vive la propria vita
nella fede teologale genera prima di tutto i propri figli in questo
secondo modo, e poi estende anche oltre i confini della propria famiglia
la paternità e la maternità. |