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Il secondo carattere è quello della giustificazione: Abramo trova nel suo atto di fede la radice della propria innocenza davanti a Dio. Questo tema è ampio e delicato, e in questa sede non lo tratteremo se non a grandi linee. Inoltre ha profondi agganci con la teologia dogmatica, mentre a noi preme di più l'aspetto che interessa la spiritualità. In questa linea la fede come giustificazione ci si presenta come un atteggiamento equiparabile a un'opera. Infatti, davanti a Dio un'opera esiste anche se non è compiuta. Non solo esiste già quell'opera che non è stata ancora compiuta (nelle mente di Dio tutte le cose sono presenti), ma esiste anche quell'opera che non sarà mai compiuta e della quale ho tutti i presupposti interiori. Nel caso di Abramo, Dio gli dice: "Non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio" (Gen 22,12). Il sacrificio di Isacco non è stato compiuto né mai lo sarà, ma agli occhi di Dio, Abramo glielo ha già immolato. Lo stesso insegnamento ritorna sulle labbra di Cristo, a proposito dell'adulterio commesso nel cuore: "Chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore" (Mt 5,28). L'adulterio, come ogni altro peccato, esiste già agli occhi di Dio, nel momento in cui esistono tutti i presupposti interiori; del resto, che virtù è quella di chi non ha commesso un determinato peccato solo perché non ne ha avuto l'occasione? Ciò vale anche per i piccoli o i grandi eroismi: non è necessario averli compiuti; basta avere tutti presupposti i interiori, e per il Signore siamo già martiri o confessori della fede. Per questo, le opere hanno un valore da ridimensionare in rapporto alla salvezza. Ciò che Dio guarda non è la manifestazione esterna della nostra personalità (ossia le opere), ma le radici interiori che ci fanno essere quelli che siamo. Un'opera buona non è valida agli occhi di Dio, se è compiuta casualmente, per abitudine, senza le giuste motivazioni interiori. Un esempio solo per tutti: nessuno nega che la partecipazione alla Messa domenicale sia un'opera buona esplicitamente richiesta da Dio, ma per coloro che vi partecipano senza le giuste disposizioni interiori, anche se sono considerati da tutti come buoni cattolici, per il Signore possono essere dei sacrileghi su cui pende un severo giudizio. In definitiva, la fede, anche se non è accompagnata da un'opera precisa, è essa stessa un'opera valida, quando la disposizione interiore è quella di un autentico, completo, personale coinvolgimento nel disegno di Dio. Su questo ci fermiamo, non essendo la sede adatta per sviluppare un discorso sulla giustificazione mediante la fede.

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