"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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Un episodio in cui la figura di Pietro tocca invece una disposizione positiva di fede teologale è quello della pesca miracolosa riportato dall'evangelista Luca in 5,1-11.Secondo Luca, Gesù diede inizio al suo ministero pubblico nella stessa città in cui era cresciuto, e precisamente un Sabato, durante la liturgia sinagogale (cfr 4,16ss). Viene però respinto dai suoi concittadini. I primi atti del suo ministero li compie da solo, prevalentemente nelle sinagoghe (cfr 4,44). In 5,1 Gesù comincia a creare un'esperienza di vita comunitaria, chiamando i primi quattro discepoli. A questa chiamata si accompagna il miracolo della pesca miracolosa, che non è semplice dimostrazione dell'autorità che Cristo esercita sulla natura, ma è soprattutto la rivelazione dell'esigenza più radicale del Maestro: LA SUA PAROLA MERITA FIDUCIA INCONDIZIONATA, ANCHE CONTRO LE EVIDENZE. Questa fiducia incondizionata può essere data alla Parola di Cristo solo quando la mente del discepolo è vergine.
La pericope si può suddividere in tre sezioni e una conclusione.
I. L'insegnamento di Gesù presso il lago (vv. 1-3)
L'Evangelista non precisa i contenuti dell'insegnamento di Cristo; gli basta sottolineare che una folla numerosa si era radunata intorno a Lui per ascoltare la Parola di Dio. Il v. 3 si conclude sulla medesima immagine di Cristo nell'atto di ammaestrare le folle. Per ammaestrare la folla, significativamente, sceglie la barca di Simon Pietro.
II. Il miracolo in sé (vv. 4-7)
Il miracolo della pesca miracolosa è preparato dall'immagine di Cristo Maestro e non da una spedizione di pesca fallimentare. Solo dopo che Gesù invita Simone a prendere il largo per la pesca, si viene a sapere che la pesca durante la notte era stata sfortunata. Quindi l'invito di Gesù non è motivato da una richiesta di miracolo. Apparentemente, Gesù non era andato là altro che per parlare alla gente. Dall'altro lato, Pietro non sembra attendersi un miracolo: fa riferimento piuttosto alla propria conoscenza del mestiere "abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla". Semmai - e questo è ciò che caratterizza fin da ora Pietro come discepolo - non assolutizza le proprie umane certezze, e lascia sempre uno spazio all'Imprevedibile. Non, però, all'imprevedibile proveniente dal caso, bensì all'imprevedibilità di Dio, svelata e resa accessibile via via dalla Parola del Maestro.
III. La reazione dei discepoli (vv. 8-10)
La reazione dei discepoli è lo stupore. Lo stupore non nasce dalla pesca abbondante, ma dal fatto che la Parola di Cristo è efficace nella vita quotidiana ed è una forza che agisce in favore dell'uomo. In questo senso il cuore del discepolo somiglia a quello del bambino: quel che avviene nella vita quotidiana non è mai un fatto muto, ma un messaggio che deve essere letto e interpretato alla luce della Parola. Da qui lo stupore; dallo stupore nasce poi la preghiera di lode.Lo stupore di Pietro è accompagnato anche da un riconoscimento della santità di Gesù, in concomitanza della scoperta della propria indegnità (cfr v. 8). Questa scoperta pone la persona umana nella verità di sé, che è la base di ogni conoscenza della Verità di Dio, come pure della autentica testimonianza. Infatti, solo a questo punto Pietro si sente dire da Gesù: "d'ora in poi sarai pescatore di uomini" (cfr v. 10).
IV. Conclusione (v. 11)
"Lasciarono tutto e lo seguirono".
Inizia così il discepolato, quando la persona è divenuta LIBERA da tutti gli ingarbugliamenti umani e da tutte le stupidate e le cose inutili che affollano spesso la nostra quotidianità. La nostra quotidianità stessa è in sostanza elevata di grado dalla Parola del Maestro, in forza della quale cessa ogni timore dell'ignoto e dalla quale viene riaperto il nostro orizzonte umano tutte le volte che si chiude sotto i colpi della vita. In questo senso il discepolo deve lasciare tutto; erroneamente si tende a credere che solo le persone consacrate "lasciano tutto". In realtà, si deve pensare che tutti coloro che giungono alla "verginità della mente", per ciò stesso lasciano tutto, vale a dire: SMETTONO DI CONSIDERARE LA PAROLA UMANA COME L'ULTIMA PAROLA PRONUNCIABILE.
L'evangelista conclude dicendo che "lo seguirono", e in realtà seguire Cristo non corrisponde a un movimento locale o fisico. Seguirlo significa appunto accogliere la sua Persona e la sua Parola come LA REALTÀ ULTIMA E DEFINITIVA.

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