|
Gli
Apostoli hanno ricevuto direttamente da Gesù il carisma di liberazione,
ma, non avendo ancora raggiunto la statura della santità (ciò
sarà possibile solo dopo la Pentecoste), il carisma di liberazione
può fallire, soprattutto in quei casi in cui sono in azione spiriti
maligni di un certo calibro. Il vero potere sugli spiriti immondi non
viene tanto dai carismi, quanto piuttosto dalla preghiera e dal digiuno,
due termini che indicano la santità cristiana. I discepoli non
ci sono ancora arrivati.La redazione di Marco riporta in modo identico
la reazione di Gesù alle parole del padre del ragazzo (cfr. Mc
9,19), ma sottolinea il fatto che anche la fede del padre, se l'avesse
avuta, avrebbe giocato un ruolo importante nella guarigione del ragazzo.
Si vede dal breve dialogo riportato da Marco, che il padre del ragazzo
la fede non ce l'ha: "Se tu puoi qualcosa, abbi pietà di
noi e aiutaci" (Mc 9,22); "Gesù gli disse: Se tu puoi!
Tutto è possibile per chi crede" (Mc 9,23). Il padre del
fanciullo rispose: "Credo, aiutami nella mia incredulità"
(Mc 9,24). Queste poche battute sono di grande pregnanza teologica.
La liberazione della persona dalla potenza del maligno non dipende solo
dalla preghiera della Chiesa. L'azione carismatica dei discepoli, oltre
alla loro personale mancanza di santità, ha avuto anche un secondo
ostacolo, nell'atteggiamento incredulo del padre del ragazzo; egli stesso
lo confessa candidamente dinanzi a Cristo: "Aiutami nella mia incredulità"
(Mc 9,24). E' evidente che quest'uomo è approdato al gruppo apostolico
come uno che sta facendo un ulteriore tentativo dopo tanti, per guarire
suo figlio, ma non per autentica fede nel Messia: "Se tu puoi qualcosa,
aiutaci" (Mc 9,22). Come nel caso della Cananea, la fede del genitore
avrebbe avuto una grande forza di liberazione per il figlio. Inoltre,
l'espressione di Gesù: "tutto è possibile per chi
crede" (Mc 9,23) è in evidente parallelo con quella di analogo
contenuto in Mt 17,20, sebbene lì è rivolta ai discepoli
e non al padre del ragazzo. L'idea è parimenti sconcertante:
chi ha fede partecipa della onnipotenza di Dio. Dall'altro lato, in
Marco, il fallimento dei discepoli è spiegato allo stesso modo
che in Matteo: i carismi sono una cosa, la santità è un'altra
cosa. I discepoli hanno solo i carismi ma non hanno la santità,
e per questo hanno fatto fiasco.Il fico sterile (Mc 11,12-14 e 20-26;
Mt 21,18) viene maledetto da Gesù nei pressi di Gerusalemme.
Il tema della fede si connette anche a questo episodio. Analogamente
all'episodio della Cananea, anche qui ci troviamo dinanzi a un Gesù
inedito e imprevedibile nella sua reazione. Questo brano è riportato
solo dai vangeli di Marco e Matteo. Quest'ultimo appare più sintetico
e succinto, ma non si discosta dal racconto marciano. Ci riferiamo perciò
al vangelo Marco come testo più ricco di particolari. In primo
luogo occorre prendere coscienza della collocazione narrativa dell'episodio:
Gesù ha fatto il suo ingresso in Gerusalemme accolto come Messia
(cfr. Mc 11,1-11); la mattina seguente cerca dei fichi su un albero,
ma non ne trova, quindi lo maledice (cfr. Mc 11,12-14); subito dopo
entra nel Tempio e caccia via con violenza i venditori (cfr. Mc 11,15-19);
la mattina seguente, passano accanto al fico e vedono che si è
seccato fin dalle radici; a questo punto Gesù dà il suo
insegnamento sulla preghiera (cfr. Mc 11,20-25), che corrisponde a quello
dato in concomitanza con la liberazione del ragazzo indemoniato: tutto
è possibile a chi crede (cfr. Mc 9,23).
Partiamo dal presupposto, del resto ampiamente dimostrato nella nostra
analisi del racconto della Cananea, che Cristo non assume mai atteggiamenti
arbitrari o capricciosi; ciò non gli sarebbe conveniente, come
non sarebbe conveniente neppure a qualunque uomo ragionevole. Se talvolta
il Signore si comporta in modo che esula dai suoi atteggiamenti consueti,
ciò avviene per un grande motivo o per un insegnamento particolare.
Anche nella nostra vita, Dio agisce così: sappiamo che Egli non
gode della nostra sofferenza, e perciò non possiamo pensare che
la permetta senza un grande motivo. Quanto all'episodio del fico seccato,
non c'è dubbio che esso abbia tutte le apparenze dell'arbitrarietà:
non è neppure la stagione dei fichi! Ma proprio questo ci induce
a indagare il suo significato più profondo. A tale scopo ci sembra
di dover prendere le mosse dalla considerazione della struttura narrativa:
l'episodio del fico si colloca tra due momenti del ministero di Gesù
a Gerusalemme: l'accoglienza trionfale, da un lato, e i venditori cacciati
dal Tempio, dall'altro. L'albero seccato sembra acquistare, da questo
punto di vista, una particolare valenza simbolica. Gerusalemme e il Tempio
sono rappresentati da un fico pieno di foglie; Marco dice che il fico
"aveva delle foglie" (Mc 11,13) e aggiunge successivamente che
"giuntovi sotto, non vi trovò altro che foglie" (v. 13);
analogamente Matteo sottolinea che Gesù "non vi trovò
altro che foglie" (Mt 21,19). Le foglie sono le acclamazioni esteriori
che hanno accompagnato Gesù nel suo ingresso nella città
santa, a cui non corrisponderà nessun frutto di autentica accoglienza
del Messia. Il fico seccato indica perciò il destino di Israele.
La valenza simbolica dell'albero è confermata dalla simbologia
utilizzata dai Sinottici: fin dal suo primo annuncio Giovanni battista
avverte che la scure è già posta alla radice dell'albero,
per tagliare ogni albero che non porta frutto (cfr. Mt 3,10). Inoltre,
notiamo che dopo l'episodio del fico seccato, viene riportata una disputa
di Gesù con le autorità del Tempio, che culmina con la parabola
dei vignaioli omicidi (cfr. Mc 12,1-12), dove si dice, tra l'altro, che
il padrone inviò un servo a ritirare i frutti (cfr. Mc 12,2). Il
significato simbolico del gesto è quindi molto chiaro.
All'immagine del fico seccato, se ne aggiunge un'altra - come insegnamento
collaterale -, che è quella del monte sradicato dalla preghiera
fatta con fede (cfr. Mc 11,23); Luca utilizza un'immagine simile, ma in
un altro contesto: "Gli Apostoli gli dissero: Aumenta la nostra fede!
Il Signore rispose: Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste
dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi
ascolterebbe" (Lc 17,5-6). |