"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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Maria, però, la cui mente è ancora appannata dalla sofferenza, non se ne rende ancora conto. La presa di coscienza della risurrezione risulta difficile anche per lei. L'impatto col Risorto avrà questa caratteristica anche negli altri incontri: il Cristo, Signore della gloria, non può essere riconosciuto dai sensi del corpo, nemmeno da coloro che hanno vissuto intimamente col Cristo storico. Adesso, nell'incontro con Lui, vale solo la fede. Gli angeli utilizzano, nel chiamarla, lo stesso appellativo che Gesù aveva usato per sua Madre, a Cana e sotto la croce. Ciò innalza la Maddalena a un livello rappresentativo: è l'immagine della comunità fedele, del piccolo resto che attende il Messia per unirsi a Lui nelle nozze escatologiche. Anche Gesù le si rivolgerà con il medesimo appellativo, ponendo la loro stessa domanda: "Donna, perché piangi?" (Gv 20,15). Gesù le appare dietro e non davanti. Maria lo vede solo quando si volta, anche se non lo riconosce. E ciò per dire che non è nella direzione della tomba che ella deve guardare, per incontrare il suo Signore. Infatti, quando lo riconosce, ella si volta del tutto, e volge le spalle alla tomba. Come ogni cristiano giunto a maturazione, ella non ha più davanti a sé la morte, ma la Vita.Il momento cruciale del discepolato della Maddalena si ha quando il Risorto la chiama per nome, "Maria!", e lei Lo riconosce dalla voce e dal modo di pronunciare il suo nome (cfr v. 16). Era proprio questo quel che Gesù intendeva dire in Gv 10,4 a proposito del Buon Pastore: "Le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce". Maria si rivela un'autentica discepola perché ha riconosciuto la voce del Maestro, anche se non ha riconosciuto il suo aspetto. Nella Chiesa, il Risorto parla sempre sotto aspetti diversi: solo i discepoli distinguono la sua voce da quella di chi si finge pastore ma non lo è. Il grido della Maddalena è carico di questo riconoscimento: "Rabbunì", Maestro mio. Maria comprende quindi che la voce del Cristo risorto la chiama per nome e la chiama alla sequela. A questo punto c'è un gesto implicito di Maria, che l'evangelista lascia indovinare; riconosciutolo, si è slanciata per abbracciarlo nel tentativo di trattenerlo. Anche questo ci ricorda la sposa del Cantico (cfr Ct 3,4). Gesù le dice: "Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre" (v. 17). In sostanza, le ricorda che non è questo il tempo dell'unione definitiva con Lui. Questo è invece il tempo di evangelizzare, il tempo di faticare e di soffrire per la Chiesa. Le affida infatti una missione: "Va' a dire ai miei fratelli…" (v. 17).La difficoltà del riconoscimento del Risorto caratterizza anche l'incontro coi due discepoli di Emmaus, citato solo per nome da Marco: "Dopo ciò apparve a due di loro, sotto altro aspetto…" (16,12), ma raccontato particolareggiatamente da Luca (cfr. 24,13-35). La scena si apre su due discepoli che camminano e conversano. Parlano tra loro degli eventi tragici consumatisi a Gerusalemme intorno al loro Maestro. Parlano di Gesù, ma senza Gesù. Ne parlano soltanto tra loro, senza l'illuminazione che procede dalla sua presenza di Risorto. Solo al v. 15 Cristo li raggiunge e diventa lo sconosciuto compagno di viaggio. "I loro occhi erano incapaci di riconoscerlo" (v. 16). Di nuovo emerge la medesima difficoltà che ha contrassegnato anche la fase iniziale dell'incontro con la Maddalena. Qui Luca coglie una profonda verità, dicendo che i loro occhi non erano capaci di riconoscerlo. Gli occhi del corpo, infatti, non servono per riconoscere la presenza del Risorto. Essi citano anche alcuni discepoli che sono andati a vedere il sepolcro vuoto, "ma Lui non l'hanno visto" (v. 24). Cristo svelerà la vera causa della loro incapacità al v. 25: "Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!". Si tratta dunque di un difetto del cuore nella sua prontezza ad aderire alla sapienza delle Scritture. Il tema delle Scritture ritorna in maniera forte nelle parole successive di Cristo, e ciò fa intendere che la giusta comprensione della Parola di Dio e la sua accoglienza nella fede, costituisce la lente necessaria per "vederlo".Il tema della conoscenza delle Scritture ritorna al v. 27: "E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro quanto lo riguardava in tutte le Scritture". Qui il Risorto riconduce i due discepoli di Emmaus allo stesso punto dal quale erano partiti: il senso della morte di Cristo. Proprio di questo essi discorrevano, prima del suo arrivo. Ma ne parlavano "tra loro" come in un circolo chiuso, dove si ripetono all'infinito le stesse parole senza alcun risultato, in una conversazione a due voci non ancora aperta all'incontro col Terzo, lo sconosciuto compagno di viaggio. A queste condizioni, il loro parlare di Gesù è sterile in quanto non è un parlare con Gesù. Il mistero di Cristo, infatti, non si disvela a coloro che "sanno" parlare di Cristo, bensì a coloro che "sanno" innanzitutto parlare con Cristo. Analogamente, il senso più autentico delle Scritture si apre all'intelligenza di coloro che sanno leggerle non con un metodo a sistema chiuso, ma in perenne dialogo col Risorto. Cristo stesso vuole che si parli con Lui, prima di parlare di Lui. Per questa ragione, Egli si presenta ai due discepoli di Emmaus in un primo momento come uno che pone domande, mettendo in atto una pedagogia che spezza il circolo chiuso delle loro precedenti riflessioni: "Che discorsi sono questi?" (v. 17); "Che cosa?" (v. 19). Cristo fa in modo, in sostanza, che inizino a parlare con Lui di quegli stessi argomenti di cui parlavano "tra loro". Questa volta, però, c'è una sostanziale differenza: le Scritture, spiegate da Lui, acquistano un sapore nuovo che fa ardere il cuore (cfr. v. 32). Vale a dire: la Parola di Dio, illuminata dallo Spirito del Risorto, è capace di parlare al cuore dell'uomo, facendo udire la sua eco nelle profondità dell'animo, e non solo nella mente. E' una Parola che si dimostra efficace. "Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, fece come se dovesse andare più lontano" (v. 28). Questa descrizione del Risorto tocca un'altra verità di grossa portata: Dio non è afferrabile quando si vuole, perché è un viandante. La possibilità di incontrarlo non è determinata dalla decisione umana, bensì dal suo passaggio, che l'uomo vigilante sarà capace di non sciupare. Inoltre, è perennemente vero anche questo atteggiamento di infinita delicatezza, per il quale Cristo non vuole imporre la sua Presenza ai discepoli, ma si ferma volentieri con loro, quando il loro amore lo trattiene: "Resta con noi, Signore".

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