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La
necessità del coraggio, come parte integrante della fede che
opera liberazioni e guarigioni, si vede anche nel libro di Daniele.
La risposta dei tre giovani al re Nabucodonosor è molto eloquente
a questo proposito: "Sappi che il nostro Dio può liberarci
dalla fornace
ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi
non serviremo mai i tuoi dèi" (Dn 3,17-18). Di fatto, il
seguito della storia dimostra che Dio li ha preservati dal fuoco della
fornace, ma essi non avevano la certezza che Egli sarebbe intervenuto;
l'unica certezza che avevano era che Dio ha il potere di liberare i
suoi servi, se vuole. Se poi interverrà, e come interverrà,
è un affare che al discepolo non importa, né è
affatto necessario averne una cognizione anticipata. Si potrebbe ancora
citare il caso di Davide che va incontro a Golia con l'unica arma della
sua fionda in un duello sproporzionato, senza avere avuto direttamente
o indirettamente alcuna garanzia dell'aiuto di Dio. La sua serenità
di coscienza consiste nella consapevolezza di non essere alla ricerca
della gloria personale e di voler difendere un onore non suo: "Chi
è mai questo filisteo incirconciso per insultare le schiere del
Dio vivente?" (1 Sam 17,26). E a Golia dice: "Tu vieni a me
con la spada
io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti,
che tu hai insultato" (1 Sam 17,45).Ma torniamo al cammino nel
deserto. Qui la fede si presenta non soltanto come un atteggiamento
di fiducia verso Dio, ma anche verso l'uomo di Dio, ossia la mediazione
umana usata da Dio come strumento di salvezza. Questo concetto è
di grande rilevanza teologica, perché è ciò che
sta alla base della struttura sacramentale della Chiesa. Fa parte integrante
del simbolo niceno-costantinopolitano l'articolo: "Credo la Chiesa"
di seguito a quelli che esprimono la fede in Dio. In sostanza, l'atto
di fede completo ha come oggetto Dio in quanto Dio e, inseparabilmente,
anche gli strumenti umani che Egli si compiace di associare a Sé
nella realizzazione del disegno di Salvezza. Tutto questo sembra già
chiaramente anticipato nella fede richiesta a Israele lungo il cammino
nel deserto. Il Signore non accetta che il popolo assuma un atteggiamento
di sfiducia nei confronti di Mosè; anzi, considera un'offesa
fatta a Se Stesso ogni atto di ostilità che colpisce il suo servo.
Basta rammentare qualche esempio tra i tanti. Nel libro dei Numeri vi
è un episodio in cui perfino Aronne e Maria dubitano della mediazione
di Mosè: "Il Signore ha forse parlato solo per mezzo di
Mosè? Non ha parlato anche per mezzo nostro?" (Nm 12,2).
L'idea di fondo, senz'altro vera, è che lo Spirito di Dio non
parla solo mediante un canale, ma mediante molti canali possibili. Il
punto di osservazione che però falsifica una cosa vera consiste
nella negazione che Mosè sia la guida accreditata da Dio fino
alla Terra Promessa. I profeti e i veggenti possono essere molti, ma
la decisione ultima spetta alla guida accreditata da Dio. Il Signore,
infatti, si esprime in risposta alle parole di Aronne e Maria, dicendo
che Mosè è "l'uomo di fiducia" (Nm 12,7) in
tutta la sua casa. Nella vita della Chiesa tutto ciò si trasferisce
nel ministero apostolico che si avvale anche, talvolta, di profeti e
veggenti, ma la "parola" che guida il popolo cristiano sulle
vie della storia non è quella dei carismatici, bensì quella
del Magistero e della predicazione apostolica. Aronne e Maria hanno
evidentemente confuso questi ruoli che sono diversi e sono utili finché
ciascuno rimane nel posto che Dio gli ha assegnato.Qualcosa di simile
accade in occasione della rivolta di Core, Datan e Abiram: anche qui
l'autenticità della guida di Mosè viene messa in discussione
e, come nell'episodio precedente, Mosè non fa nulla per difendersi;
infatti è Dio che prende le sue difese manifestando la propria
gloria.Un altro aspetto della fede del deserto, che anticipa ampiamente
le esigenze del NT, è la fede che crede contro l'evidenza. La
fede non può basarsi su ciò che si vede o su ciò
che si dimostra; altrimenti la fede si assimilerebbe alla conoscenza
umana. La fede è un genere di conoscenza che differisce sostanzialmente
da tutte le altre conoscenze, appunto perché non solo non si
appoggia sulla ragione, ma anche perché non cessa di essere valida
quando sembra smentita dai fatti. L'episodio a questo riguardo significativo
del cammino nel deserto è rappresentato dalle reazioni del popolo
alla relazione degli esploratori che hanno fatto un giro di ricognizione
nella Terra Promessa. La Terra appare ai loro occhi come straordinariamente
ricca e fertile, ma i suoi abitanti sono alti come giganti. Chi potrà
sconfiggerli? A questo punto la comunità di Israele viene afferrata
dalla tentazione dello scoraggiamento e piange tutta la notte (cfr.
Nm 14,1). Il Signore svela a Mosè di sentirsi umiliato da questa
sfiducia: "Fino a quando mi disprezzerà questo popolo? Fino
a quando non avranno fede in Me, dopo tutti i miracoli che ho fatto
in mezzo a loro?" (Nm 14,11). Sono parole senza dubbio molto dure:
la sfiducia verso Dio è un peccato di grandi proporzioni, al
punto da equivalere all'atteggiamento del disprezzo. |