"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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Un'umanità interamente concentrata nelle cose del mondo e chiusa dentro l'orizzonte dell'aldiqua. Un'umanità affannata e stordita, incapace di udire i richiami di Dio, che non mancano mai nei secoli. Soprattutto un'umanità ingannata. Si dirà: "Pace e sicurezza!". Queste due parole contengono l'inganno più colossale in cui l'uomo può cadere: la convinzione di essere autosufficiente con le proprie risorse; la certezza che la vita su questa terra può essere resa perfettamente felice, facendo a meno di Dio. In sostanza, la divinizzazione dell'umanità che si realizza nel culto della scienza e della tecnica.L'Apostolo paragona questo colossale inganno a un sonno profondo e a una solenne ubriacatura: "Quelli che dormono, dormono di notte; e quelli che si ubriacano, sono ubriachi di notte" (1 Ts 4,7). I cristiani, invece, devono muoversi alla luce del giorno ed essere sobri; vale a dire: devono stare bene attenti a qualunque forma di divinizzazione delle creature, per non cadere nel fascino della religione dell'umanità. Senza voler andare lontano, e dire che non c'è nulla di irreale in quel che diciamo, basta andare indietro di circa duecento anni per verificare che un filosofo, Auguste Comte, massimo teorico del positivismo, aveva preconizzato la "religione dell'umanità", sostituendo i santi del cristianesimo con gli scienziati e gli scopritori dell'epoca moderna, cioè coloro che hanno dato all'umanità gli strumenti per giungere autonomamente alla soluzione dei suoi problemi.
Il tema della religione umana, cioè di un culto dato all'umanità nei suoi individui migliori, torna, sotto l'aspetto di un segno premonitore della fine, nella seconda lettera ai Tessalonicesi. Al capitolo 2 l'Apostolo prende le mosse dalla necessità dei segni premonitori, per esortare i tessalonicesi a non turbarsi senza motivo. Il giorno del Signore non è da attendersi come imminente, finché non si manifestino nella storia i segni premonitori che ne annunciano la vicinanza (cfr. 2 Ts 2,1-3). Nel discorso del monte uliveto, Gesù aveva indicato ai suoi discepoli una molteplicità di segni premonitori, che avranno luogo in diversi settori della realtà; Paolo ne ricorda qui solo uno, e precisamente il segno relativo all'abominio della desolazione posto nel luogo sacro: "Prima dovrà infatti avvenire l'apostasia e dovrà essere rivelato l'uomo iniquo… che si innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio" (2 Ts 2,3-4). E' in fondo quello che abbiamo osservato a proposito del discorso escatologico di Gesù: segno della vicinanza della parusia, insieme agli altri già menzionati, sarà l'apostasia, cioè la perdita della fede in seno al popolo cristiano, tale che il cristianesimo continuerà a sopravvivere solo nelle sue consuetudini e nei suoi riti, ma senza più alcuna forza interiore di trasformazione della persona. Si potrebbe affermare che, mentre le persecuzioni dei primi secoli hanno ucciso i cristiani, l'apostasia dei tempi finali ucciderà il cristianesimo; non però in modo violento, bensì dolcemente, come una eutanasia. L'apostasia finale viene presentata da Paolo come una religione dell'umanità, cioè come un culto dato all'uomo e non a Dio. Per questo si parla di un "uomo che si innalza… fino a sedere nel tempio". Che si tratti di un individuo concreto (l'anticristo) o sia il simbolo di un atteggiamento diffuso, non è una questione che intendiamo discutere qui. Il messaggio comunque non cambia: il cristianesimo degli ultimi tempi si presenterà, agli occhi di un osservatore attento e illuminato dallo Spirito, come un gigantesco cadavere che finge di essere vivo. Proprio allora, quando tutto sembrerà finito per i discepoli e quando la religione terrestre, che divinizza l'uomo e la sua tecnologia, proclamerà "Pace e sicurezza", allora d'improvviso, come un ladro nella notte (cfr. 1 Ts 5,2), verrà Cristo nella sua gloria e nella maestà del Padre. I giusti saranno rapiti con Lui e sorgeranno così cieli nuovi e terra nuova, mentre passerà il mondo presente. In concomitanza con questi eventi finali, avrà luogo anche la risurrezione della carne. I cristiani sanno di dover risorgere con Cristo, assumendo un corpo glorioso come il suo e libero dai determinismi della materia. L'Apostolo Paolo dedica all'argomento un intero capitolo della sua prima lettera ai Corinzi. Cercheremo di individuare le linee portanti per comprendere il fatto della risurrezione della carne. Innanzitutto, risorgere dai morti non significa ritornare alla vita. La risurrezione non è un ritorno verso l'aldiqua, ma un passaggio a una nuova dimensione. Da questo punto di vista, i miracoli evangelici del figlio della vedova Nain o di Lazzaro di Betania, a rigore di logica, non andrebbero definiti come "risurrezioni"; si tratta piuttosto di "reviviscenze", fenomeni di ritorno alla vita di prima, dopo avere varcato la soglia dell'aldilà. E' proprio questo lo sbaglio di prospettiva che Gesù rimprovera ai sadducei, che gli chiedono di chi sarà moglie, nel giorno della risurrezione, una donna che durante la sua vita ha avuto più mariti. Gesù risponde: "Non siete voi forse in errore, dal momento che non conoscete le Scritture? Quando risorgeranno dai morti non prenderanno moglie né marito… Voi siete in grande errore" (Mc 12,24-27). Evidentemente, i sadducei assimilavano la vita futura a quella presente, pensando che fossero uguali. Invece, dietro le parole del Maestro si intravede un ineludibile presupposto: la personalità dell'uomo e della donna, dopo la risurrezione, subiscono una profonda metamorfosi e, soprattutto, vengono sciolti dalle leggi naturali che vigevano nell'aldiqua. Perciò, dopo la risurrezione, non si genera e non si è generati, essendo completo il numero degli eletti (cfr. Ap 6,11); la vita di coppia, nel suo fondamentale servizio alla vita, non ha più ragione di esistere.

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